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Trieste, maxi bolletta per l’asilo alla “furbetta” dell’Isee

Il Comune chiede 9200 euro di arretrati ad una finta povera L’accusa è aver usufruito per anni di contributi non dovuti

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TRIESTE La signora G.G. Z. non molla e non vuole dare 9203 euro a Esatto, a saldo di un debito con il Comune triestino che riguarda i servizi educativi e che data ormai sei anni.

Allora ha impugnato l’ingiunzione di pagamento, notificata dalla società di esazione, avanti il Tribunale, dove però per tutta risposta si è costituito il Comune assolutamente intenzionato a incassare - tramite Esatto - quella “bollettissima” conteggiata nel 2012 sulla base di fatti precedenti, che varrà la pena riepilogare. La delibera di costituzione in giudizio è stata portata in giunta dall’assessore Maurizio Bucci.



Questa “bollettissima”, con relativo abbrivio legale, è in realtà un importante capitolo di una storia piuttosto lunga, che parte addirittura dal 2006. In buona sostanza, la donna aveva ottenuto dal Comune una serie di servizi con esonero o tariffa minima per i tre figli, presentando una documentazione Isee dalla quale emergeva una condizione reddituale sotto-soglia. Quindi asilo “nido” Tuttibimbi e mensa alla Tor Cucherna più o meno gratis. Ma soprattutto in tali dichiarazioni rese al Comune e all’Inps non veniva riportato il reddito (non trascurabile) del marito, che veniva percepito all’estero e non indicato in Italia. Per cui il dottor M. Z., esperto di commercio caffeicolo, provvedeva sì al mantenimento della famiglia, ma non appariva nelle carte che la consorte presentava negli uffici pubblici per conseguire le facilitazioni tariffarie.

La vicenda ebbe strascichi di carattere penale, con intervento della Procura, della Guardia di finanza, della Polizia tributaria: l’abitazione di via Chiadino 5/6 venne perquisita e così nell’autunno 2011 il caso rimbalzò all’attenzione degli organi di informazione. Entrambi i coniugi furono indagati. Saltò fuori che la signora aveva ottenuto dal ministero dell’Economia anche la cosiddetta “carta acquisti”, che in quegli anni di crisi economica era riservata agli indigenti. Gli anni scolastici, finiti sotto la lente, andavano dal 2006 al 2010. Le autorità inquirenti spiegarono agli uffici comunali cosa era accaduto e di conseguenza gli stessi uffici provvedettero a rideterminare le rette da trasmettere alla donna: risultato finale 9203 euro da pagare. A inizio anno Esatto si è fatta viva con l’ingiunzione n. 20171780200001855.

Ma la signora non ci sta, chiede la prescrizione e in subordine la revoca dell’ingiunzione. Ritiene che il marito non partecipasse al nucleo familiare in quanto residente all’estero, quindi ai fini Isee il reddito maritale non dovesse essere computato, dunque i figli erano legittimati a fruire delle significative agevolazioni concesse dai servizi educativi. Evidentemente il Comune, sulla scorta dell’apparato indagatorio acquisito, la pensa in modo diverso e, patrocinato dalla propria avvocatura, vuole chiudere all’incasso una storia che a Esatto risulta senza precedenti. —


 

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