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In porto binari sotto banchina rischia il traffico di merci varie

Secondo alcuni operatori e logisti la scelta riporterebbe lo scalo agli anni ’60 Emerso con chiarezza il pasticcio della governance e l’assenza dell’Authority

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Rischia di ipotecare seriamente lo sviluppo del porto di Monfalcone l’orientamento emerso al termine del vertice sul porto di qualche giorno fa in Azienda speciale, convocato dalla direzione Infrastrutture della Regione. Sul tavolo c’era il nodo degli interventi infrastrutturali per rendere funzionale il raccordo ferroviario interno dello scalo. In preventivo c’è il rinnovamento dei binari e il Consorzio per lo sviluppo economico del monfalconese ha presentato il progetto di fattibilità tecnica ed economica.

Un’opera da oltre 2 milioni di euro, finanziata dalla Regione, che dovrebbe riattivare i binari di banchina, posizionati a circa 70 metri dal ciglio del molo, dismessi da Rfi molti anni fa. Il ripristino permetterebbe di chiudere l’anello ferroviario del raccordo interno al porto che poi si collega alla rete ferroviaria nazionale. Il problema, secondo quanto riferito da alcuni dei partecipanti che hanno preso parte al vertice, altri operatori e secondo gli esperti di logistica, sta nel fatto che la concezione di quei binari rimanda a una filosofia di porto degli anni ’60 quando i binari facevano comodo sulla banchina, sottostanti alle navi. Una situazione che, da quanto è emerso, sarebbe molto favorevole al trasporto delle automobili che sta sviluppando in porto la Cetal del gruppo Grimaldi che potrebbe scaricare direttamente sui convogli. Non certo ad altri operatori che si occupano di traffico multipurpose (merci varie): la presenza dei vagoni sulla banchina per il carico e scarico delle automobili fermerebbe tutte le altre operazioni portuali per tutta la durata dell’imbarco/sbarco.

Dopo quell’incontro è emersa con tutta la chiarezza la grave situazione di incertezza della governance dello scalo di Portorosega. Con la presenza della Regione, che ha attualmente in mano la gestione, quando in realtà c’è un decreto del presidente della Repubblica pubblicato a fine maggio ed entrato in vigore dal 14 giugno che ha ufficializzato per legge il passaggio di Monfalcone sotto l’Autorità di sistema portuale guidata da Trieste che avrebbe legalmente in mano la guida del porto ma che non si sa perchè non si avvia.

Un grandissimo pasticcio che dovrebbe essere risolto quanto prima visto che è in corso la stesura del piano regolatore portuale delle imprese che hanno vinto la gara indetta dalla Regione e si è giunti a un bivio nodale per il futuro sviluppo dello scalo. Un futuro che dovrebbe essere valutato da esperti logisti, sulla base anche di eventuali manifestazioni di interesse di operatori che hanno intenzione di investire sulle banchine (come avviene a Trieste) e da un Authority in grado di “regolamentare” il traffico e delle imprese portuali senza accontentarne una a discapito dell’altra o del futuro del porto. Nell’incontro sembra che fossero tutti d’accordo, erano presenti i principali soggetti del porto (compresa Rfi che ha caldeggiato il progetto) ma non l’Autorità di sistema portuale che dovrebbe essere il padrone di casa. —



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