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Un Paese da “bonificare”: in Serbia per l’ambiente servono 9 miliardi

Il monito per il risanamento lanciato dal Consiglio fiscale nazionale: occorre far salire subito gli investimenti statali all’1,3% del Pil

Stefano Giantin
1 minuto di lettura

BELGRADO Quasi nove miliardi di euro per “bonificare” un intero Paese, fra i più inquinati del Vecchio Continente e con problemi ecologici devastanti, prima che possa aspirare a diventare membro Ue. È lo scenario che si prospetta alla Serbia, che prima di poter issare la bandiera blu a dodici stelle, deve iniziare seriamente a impegnarsi anche sul fronte ambientale. L’appello-monito all’esecutivo è stato lanciato da Pavle Petrović, presidente del “Fiskalni Savet”, il Consiglio fiscale nazionale, l’organo statale indipendente che si occupa di verificare la «credibilità delle politiche fiscali» ma anche di consigliare il governo sulle voci di spesa. E quella sull’ambiente dovrà salire nelle priorità di Belgrado, visto che oggi lo stato di salute del Paese è critico.



Lunga la lista delle cose da fare, ha ricordato Petrović citato dai media locali, con «acqua potabile di scarsa qualità, una rete fognaria non sviluppata, scarichi» di acque reflue «direttamente nei fiumi», incluse quelle di città come Belgrado e Novi Sad, con cloache che sversano direttamente nel Danubio e nella Sava e «un terzo della popolazione che respira aria avvelenata». E lo smog è uno dei problemi più seri da affrontare, ha ricordato lunedì anche l’Oms, che ha informato che solo nel 2016 sono stati almeno 6.500 i serbi morti per problemi respiratori, un dato che potrebbe salire per «l’aumento delle persone che vivono in città».

Non è finita. Secondo i dati resi pubblici a Belgrado dal Consiglio fiscale, la Serbia depura ora solo il 10% delle acque di scarico, contro il 70% a livello Ue e servono sei miliardi solo per mettere in sesto l’intero settore, tra acquedotti, depuratori e fognature. Da non dimenticare le migliaia di discariche non regolamentate in tutto il Paese, un problema comune anche al vicino Kosovo, dove sono ben 1.600 i depositi illegali di rifiuti.



Che fare per affrontare il problema? Per Petrović la via è quella della spesa, facendo salire subito all’1,3% del Pil la quota di fondi statali da investire per fognature, depuratori e per abbattere lo smog, balzo rispetto allo 0,7% attuale. Non si tratta, ha specificato Petrović, di fare il passo più lungo della gamba: i conti pubblici già risanati permetterebbero di usare almeno «500 milioni di euro» in più «all’anno», più altre decine di milioni da imprese pubbliche come l’Enel serba e amministrazioni locali, investimento che farebbe crescere pure il Pil di almeno mezzo punto. Il tutto con l’obiettivo-dovere di “pompare” nella bonifica del Paese, nei prossimi 10-15 anni, circa 8,5 miliardi di euro, il necessario per far indossare alla Serbia il vestito migliore, il giorno dell’adesione alle Ue. —


 

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