Torna Overnight a Trieste: base in via Torino

Un bus dell'Overnight in una foto di archivio

Dal 30 giugno l’iniziativa per il divertimento in sicurezza. Confermati i buoni taxi e la presenza dei “peer educator” 

TRIESTE L’alcol è ancora lo sballo preferito dai giovani e a distanza di circa 5 anni dal primo allarme oggi la situazione viene definita ancora preoccupante dalla dottoressa Roberta Balestra, responsabile del dipartimento dipendenze dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste. Per cercare un punto di contatto, un momento di confronto, ma anche per fornire un supporto concreto ritorna dal 30 giugno “Overnight”. Il progetto, alla 13.a edizione, è promosso dal dipartimento delle dipendenze Asuits, in collaborazione con Regione, Comune, cooperative sociali La Quercia, DuemilaUno-Agenzia Sociale e associazione di volontariato Alt. Il camper farà base in via Torino il sabato dalle 22 alle 2, in base poi agli eventi si sposterà sul territorio anche in ambiti extraurbani e sarà possibile seguirlo sui social network attraverso la pagina Facebook dedicata.



In questa edizione sono stati confermati i buoni per il taxi grazie al contributo della Regione, 7 mila e 600 euro erogato nell’ambito della sicurezza stradale, e alle cooperative Radio Taxi e Taxi Alabarda. I ticket si potranno ritirare per tutta la durata del progetto direttamente al camper e potranno essere utilizzati tutte le notti dalle 22 alle 6 di mattina e saranno validi fino al 31 marzo 2019. Ogni ragazzo potrà averne al massimo tre, per i minorenni è richiesto di essere accompagnati dai genitori o da un delegato, lo scopo comunque è di consentire il ritorno a casa in sicurezza quindi in base al contesto saranno gli operatori a valutare la possibilità di consegnare il buono. Overnight ha come scopo quello di promuovere il divertimento sicuro cercando di prevenire i rischi più comuni legati al consumo di alcolici e di sostanze stupefacenti. L’equipe sarà formata da educatori, personale sanitario, volontari e peer educator, questi ultimi hanno aderito grazie al progetto “Afrodite” dedicato alle scuole o all’invito lanciato su Facebook. «Queste ultime figure – ha rimarcato Balestra – sono molto importanti perché sono un riferimento efficace per rassicurare i loro coetanei». I peer educator sono ragazzi dai 18 ai 25 anni che hanno svolto una formazione specifica per supportare il personale. «I giovani oggi possono avere molte informazioni sui rischi legati ad alcol e droghe – spiega Balestra –, non è detto però che trovino le fonti più attendibili. Poi bisogna sempre capire se a 16 anni hanno intenzione di metter in pratica le indicazioni visto che potrebbero sempre subentrare delle motivazioni “autogiustificative” legate anche a quello che fanno gli amici».

I ragazzi che arrivano da Overnight «spesso sono smarriti – racconta la responsabile – perché gli è sfuggita di mano la situazione e pensavano non potesse succedere. Se si lavora con i giovani bisogna anche mettere in conto che l’errore fa parte dell’età evolutiva, sta a noi adulti trovare le parole giuste per dargli tutte le informazioni necessarie sui rischi collegati». L’età media in cui si consumano alcolici è sensibilmente diminuita, il primo “cicchetto” viene bevuto anche a 11 anni, ma è intorno ai 13 che ci si dedica al “binge drinking”, l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo breve. In sostanza si beve con il solo scopo di ubriacarsi nel più breve tempo possibile. «Questa pratica di assunzione nel weekend – aggiunge Balestra – continua ad essere rilevata in particolare tra i più piccoli, anche a 13 anni. I ragazzi che incontriamo hanno storie familiari diverse, e hanno voglia di confrontarsi con gli educatori con cui nel tempo hanno instaurato un rapporto di fiducia. Il nostro scopo è di creare un cordone di sicurezza e lo facciamo con un’attiva di prevenzione». (a.p.)
 

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