Sfoghi social e addii: in Fvg l’insofferenza M5s per l’asse con la Lega

Salvini e Di Maio

Voci critiche in aumento dopo le uscite su rom e migranti. Imbarazzo tra gli eletti Fvg per il protagonismo degli alleati. I capigruppo grillini al Senato e in Consiglio comunale triestino sbuffano contro i toni da campagna elettorale permanente

TRIESTE. Matteo Salvini esterna, il Movimento 5 stelle soffre. E in Friuli Venezia Giulia la base pentastellata non schierata a destra comincia a mostrare segni di insofferenza, mentre i leader regionali corrono a gettare acqua sul fuoco: un colpo al cerchio e uno alla botte, con l’invito al ministro dell’Interno a limitarsi a fare il proprio mestiere, prontamente seguito dalla ribadita fiducia nel contratto di governo. E se l’esecutivo cadrà? Tutta colpa della Lega.



Che il nervosismo sia vivo lo si capisce dalle pur misurate parole del capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, che non può lasciarsi andare ad attacchi frontali, ma ricorda ugualmente che «Salvini è il ministro dell’Interno e deve fare il ministro dell’Interno. Parla da capo politico della Lega, ma a noi interessa quanto contenuto nel contratto. E quando si parla di inutilità vaccini il punto di riferimento è il ministro Grillo, quando si parla di uso senza limite del contante senza limiti il punto di riferimento è il Mef. Non Salvini».

Nel gruppo parlamentare grillino serpeggia preoccupazione. La stessa che attanaglia gli attivisti del Fvg, dove circolano giudizi pesanti sulle esternazioni di Salvini e malumore per le difficoltà del M5s davanti all’attivismo del ministro factotum, cui l’inesperienza di Luigi Di Maio e compagni non sembra saper contrapporre una retorica capace di togliere il palcoscenico al segretario del Carroccio. Gli eletti invitano tuttavia alla calma, evidenziando che se il tiro della comunicazione leghista è alto, nei fatti non ci sono decisioni concrete di sorta, mentre la componente grillina lavora alla riforma dei centri per l’impiego e al ricalcolo dei vitalizi parlamentari su base contributiva.

I toni di Salvini imbarazzano però una parte consistente del Movimento, ovviamente soprattutto la componente che guarda a sinistra. Eppure, anche un ex iscritto ad An come Alessandro Fraleoni Morgera sente il bisogno commentare sui social, la sparata sul censimento dei rom. «A parte l’illegalità - scrive l’ex candidato alla presidenza della Regione - a parte l’inopportunità, a parte la triste somiglianza con i provvedimenti fascisti... ma perché non propone una bella ricognizione dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione e il patrimonio? Queste uscite devono mettere in guardia». Critiche pure su quella che Salvini chiama “pace fiscale”: per Fraleoni Morgera «il condono tombale era una promessa di Berlusconi. Ma Salvini ha veramente chiuso con lui, o fa solo scena? ».



Il dubbio è che la Lega punti ad aumentare il consenso e tornare al voto per formare un governo tutto di centrodestra. Lo dice il capogruppo in Consiglio comunale, Paolo Menis, secondo cui «le ultime dichiarazioni di Salvini mi fanno pensare che sia di nuovo in campagna elettorale». Per Ilaria Dal Zovo, «se Salvini vuol far cadere il governo, lo farà, ma non sarebbe corretto e si assumerà le sue responsabilità. Noi invece manteniamo gli impegni e Di Maio si attiene alle sue deleghe, preferendo lavorare invece che parlare». La consigliera regionale sposa comunque la linea della rassicurazione: «Non pendo certo a destra, ma i miei sapranno tenere la situazione sotto controllo. Il censimento dei rom è una proposta che spaventa, ma non sarà fatto come tutto quello che non è nel programma». Lo assicura anche il viceministro Vincenzo Zoccano, che sul censimento parla di proposta anticostituzionale e invita a considerare «prima di tutto i diritti umani».

Che la sinistra del Movimento sia in sofferenza lo dicono le parole della candidata alle regionali, Gabriella Petrucci: «Aprite gli occhi, tifosi dagli occhi foderati. Non è questo il cambiamento che chiedevamo». Frasi che sembrano essere la premessa a quanto già deciso da un altro candidato non eletto, l’aspirante deputato udinese Domenico Balzani, che nei giorni scorsi ha dato l’addio al M5s, dopo il respingimento della nave Aquarius: «Il M5s si sta facendo mettere all’angolo dalla Lega. Io scendo qui! ». Un altro non eletto, Cesare Luperto, sulla stessa questione parla di «violazione della Convenzione di Ginevra e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo». “Opinion maker” passati dalla sinistra al M5s sembrano ormai a propria volta decisi a sganciarsi: è il caso dell’avvocato triestino, Alberto Kostoris, che sui social critica l’uscita di Salvini sui vaccini e stigmatizza gli annunci su rom e migranti, prendendo di mira anche la giunta Raggi per l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante: «Prendo amaramente atto. Ed è per me la goccia che fa traboccare un vaso, da tempo tendente al colmo».

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