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Trieste, blitz antidroga con i cani nelle scuole

Controlli a tappeto prima della fine delle lezioni al Nautico e allo Ial: 20 gli studenti sospetti, due quelli denunciati

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TRIESTE Non erano ispezioni di routine e neppure a campione. Non stavolta. La Procura dei minori di Trieste si è mossa su precise segnalazioni di presidi, insegnanti e famiglie. Segnalazioni che riferivano di un giro di spaccio, dentro e fuori dalle scuole, che persisteva ormai da tempo. L’operazione, nei giorni scorsi, a ridosso della pausa estiva, è partita così in due istituti della città: il Nautico e lo Ial.

Le unità cinofile della Guardia di finanza sono piombate nelle due strutture scolastiche durante gli orari di lezione e di ricreazione. Veder passare per i corridoi i cani delle Fiamme gialle, scodinzolanti e affettuosi, è stato molto divertente per tanti studenti. Un po’ meno per chi aveva qualcosa da nascondere. E le sorprese, in effetti, non sono mancate. I finanzieri sono entrati nelle classi, hanno fermato le lezioni per qualche minuto e hanno invitato i ragazzi a sfilare, uno a uno, tra gli animali tenuti al guinzaglio. Sono stati setacciati anche zaini e giacche.



Sui circa 120 giovani controllati (una cinquantina allo Ial e una settantina al Nautico) una ventina, complessivamente, aveva certamente avuto contatto con degli stupefacenti. Perché i cani, quando si sono avvicinati a loro, hanno iniziato ad agitarsi. Hanno riconosciuto l’odore delle sostanze che sanno cercare. D’altronde il loro naso è addestrato proprio per questo, fin da cuccioli. Per loro cercare è come un gioco e quando riescono a fiutare qualcosa, puntano “la preda” e abbaiano aspettando la ricompensa.

Ma per i militari non è affatto un gioco. L’odore identificato addosso ai venti studenti “sospetti” - chi nelle mani, chi sugli abiti - era quello della marijuana. Un segno che con l’erba, quella mattina, o in una delle giornate immediatamente antecedenti, in qualche modo avevano avuto a che fare. Due, invece, i denunciati, entrambi del Nautico. Si tratta di minori scoperti in possesso di alcune dosi, pronte - stando a quanto è stato ricostruito - per essere rivendute. Per loro le indagini continuano. Un intervento, come detto, ordinato dalla Procura, su richiesta degli stessi dirigenti scolastici ma anche di alcuni genitori, stanchi di sapere che nelle classi, negli spogliatoi e nei cortili gira della droga.

L’operazione ha seguito uno specifico modus operandi investigativo: l’intera attività, diretta dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza, in collaborazione con i Carabinieri, era cominciata nelle scorse settimane con un lavoro di vigilanza nelle vicinanze delle strutture. I militari hanno messo sotto stretta osservazione alcuni adolescenti in particolare, quelli oggetto delle segnalazioni. Con buona probabilità gli inquirenti sapevano già chi possedeva droga, dove la comprava e a chi la rivendeva. Mancava la verifica sull’entità del fenomeno a scuola e l’analisi su come arginarlo.

Va da sé che oltre ai controlli negli orari di ricreazione, quando si è trattato di entrare nelle aule con le unità cinofile, avevano già ben chiaro dove andare: nelle classi dei minori sospettati. «L’obiettivo di questo genere di operazioni - osserva il procuratore capo presso il Tribunale per i minori di Trieste Leonardo Tamborini - è assicurare che gli studenti non siano esposti a rischio. In alcuni casi è stato appurato il consumo, in altri lo spaccio. Il tema non è tanto la “tolleranza zero”, quanto piuttosto la prevenzione. Sono quindi interventi che non portiamo avanti con prepotenza, ma nell’interesse delle scuole e dell’intera collettività. Anche perché, va ricordato, i controlli sono sempre concordati con i dirigenti scolastici».

Ma cosa rischiano i giovani denunciati? Nel caso specifico dei due minorenni del Nautico i provvedimenti della Procura devono ancora essere stabiliti con esattezza. Sul piano teorico, come fa notare lo stesso procuratore Tamborini, lo spaccio in ambito scolastico costituisce un aggravio del reato e consente all’autorità giudiziaria di agire, al caso, anche con misure cautelari. Ma l’intervento antidroga, negli ultimi mesi, è stato esteso a campione a svariati istituti scolastici del territorio provinciale e del resto del Friuli Venezia Giulia, sempre su indicazione della Procura dei minori di Trieste, con delega alle singole forze dell’ordine territoriali.

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