Malati di gioco, bruciati nell’Isontino 30,5 milioni

Un tavolo da gioco

I numeri dicono come il fenomeno più preoccupante si registra a Monfalcone, dove sono stati 63,10 milioni gli euro giocati nel solo anno solare 2016 nelle 495 “slot” presenti, di cui circa 12,5 milioni che non sono rientrati nelle tasche di chi ha giocato.

GORIZIA La cifra che meglio rende l’idea dell’allarme-ludopatia in provincia di Gorizia è la seguente: sono stati 30 milioni e 527 mila gli euro spesi nell’Isontino nel solo anno 2016 tra slot machine e Vlt (Video lottery terminal). Il dato ufficiale è fornito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e davvero impressiona per una realtà piccola come la nostra. Ma chi gioca di più alle macchinette in provincia? I numeri dicono come il fenomeno più preoccupante si registra a Monfalcone, dove sono stati 63,10 milioni gli euro giocati nel solo anno solare 2016 nelle 495 “slot” presenti, di cui circa 12,5 milioni che non sono rientrati nelle tasche di chi ha giocato.



Il problema però è tangibile davvero su tutto il territorio provinciale, e non è esente dal dramma dell’azzardo anche Cormons, che è uno dei siti a maggior concentrazione di slot nel Goriziano, con ben 7,29 milioni di euro giocati in un solo anno: di questi, quelli vinti sono circa 5,6, ma la spesa – ossia la quota lasciata per strada dai giocatori come perdita effettiva – è stata comunque pari a circa 1,7 milioni di euro, dei quali circa 900 milioni di euro vanno all’erario mentre circa 700 mila euro (il fatturato) vengono ripartiti tra concessionari ed esercenti che ci pagano sopra le tasse.

Proprio per cercare di arginare più possibile il fenomeno del gioco d’azzardo in città, maggioranza e minoranza consigliare cormonese di comune accordo hanno deciso – in commissione assistenza – di stilare nelle prossime settimane un documento congiunto nel quale, tra le misure che si andranno a prendere, ci sarà anche una stretta sugli orari in cui sarà possibile giocare, oltre che l’obbligo per i locali dove ci sono le slot di stare ad una certa distanza dai siti dichiarati sensibili come le scuole. Ma, come detto, il problema ludopatia è sentito in tutta la provincia di Gorizia: nel capoluogo isontino, per esempio, nel 2016 le giocate complessive nei 263 apparecchi presenti in città sono state pari a 25,86 milioni di euro, di cui andati persi 5,58 milioni di euro. Una quota in provincia seconda appunto solo a quella di Monfalcone, dove dei 63,10 milioni giocati ben 12,55 sono stati spesi senza tornare nelle tasche di chi ha puntato i suoi soldi sfidando la fortuna.

Sul poco edificante podio della ludopatia isontina troviamo il luogo delle vacanze per eccellenza: al terzo posto nella classifica delle perdite c’è infatti Grado (2,89 milioni di euro, a fronte di 13,44 milioni di euro giocati), seguita da Gradisca d’Isonzo, che, se si va a parametrare il dato con quello della popolazione residente, presenta il quadro più preoccupante dopo quello di Monfalcone: 11,82 milioni giocati, di cui 2,40 rimasti dentro le macchinette.

Facendo dunque una somma complessiva, il totale dei soldi che non sono tornati nelle tasche dei giocatori in tutta la provincia di Gorizia è disarmante: nel 2016 si attesta sui 30 milioni e 527 mila euro. Numeri spaventosi: si pensi se, invece di essere buttati via nelle macchinette, questi soldi si investissero a favore della comunità. La riflessione è dunque d’obbligo: in un mondo in cui si dà spesso la colpa delle difficoltà economiche a fattori provenienti dall’esterno, è nel proprio tessuto sociale che l’Italia e l’Isontino devono monitorare.

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