La battaglia fratricida per entrare in Consiglio Fvg

Il consiglio regionale

I primi dei non eletti di Progetto Fvg e Fdi ricorrono contro i colleghi di partito. Spingono Bandelli, Sette e Zanon. Rischiano il posto Giacomelli, Bini e Vaccher

TRIESTE. Fratelli coltelli. Nelle forze politiche del centrodestra del Friuli Venezia Giulia si apre una faida interna a suon di ricorsi, con il tentativo di alcuni aspiranti consiglieri regionali non eletti di giocare le ultime carte (bollate) per scalzare i propri compagni di partito approdati nell’aula di piazza Oberdan. Si tratta dell’onda lunga del voto del 29 aprile, dopo il quale è servita quasi una settimana all’Ufficio elettorale per proclamare gli eletti dopo una lunga serie di verifiche e l’audizione di una cinquantina di presidenti di seggio, dovute proprio alle vicende che saranno ora oggetto del pronunciamento del Tar, la cui prima udienza si terrà il 4 luglio, con la celerità propria dei ricorsi in materia di elezioni.



Davanti alla giustizia amministrativa finiranno due vicende differenti, che riguardano in totale tre consiglieri e altrettanti non eletti a caccia del seggio perduto. Il tutto all’interno di due famiglie politiche: Fratelli d’Italia e Progetto Fvg. Da una parte i ricorrenti: il triestino Franco Bandelli (Pfvg), il friulano Lanfranco Sette (Fdi) e il pordenonese Emanuele Zanon (Pfvg). Dall’altra i consiglieri che potrebbero perderne il posto: Claudio Giacomelli (Fdi), Sergio Bini e Christian Vaccher (Pfvg).

Il primo caso è di quelli classici e riguarda la Destra Tagliamento, dove Zanon contesta l’elezione di Vaccher, chiedendo che il Tar valuti l’opportunità di un riconteggio delle schede. Sono infatti solo 16 preferenze a dividere il consigliere della lista civica dal primo dei non eletti, che spera dunque in una verifica dei voti contestati per superare il collega di partito. Vaccher ironizza: «Quando sono stato eletto sindaco è successa la stessa cosa: si vede che è destino. Ma se l’altra volta il ricorso veniva da un esponente del Pd, qui siamo al fuoco amico».

Decisamente più singolare è il secondo ricorso, presentato congiuntamente da Bandelli e Sette contro l’Ufficio regionale, avendo come parti avverse Giacomelli e Bini. Esponenti di forze diverse che si uniscono per fare le scarpe ai rispettivi colleghi di partito. La questione stavolta è molto tecnica e riguarda il calcolo dei resti fatto per l’assegnazione degli eletti di un determinato partito nelle varie circoscrizioni del Fvg. Nessun dubbio sui cosiddetti quozienti pieni, che hanno assegnato a Mauro Di Bert il ruolo di primo eletto di Progetto Fvg a Udine e ad Alessandro Basso quello di primo designato di Fdi a Pordenone. Nessun problema anche sul primo resto di Progetto Fvg andato nella Destra Tagliamento, anche se lì battagliano adesso Vaccher e Zanon per stabilire chi dei due abbia raccolto il maggior numero di preferenze sotto lo stesso simbolo. Oggetto di contenzioso è invece l’ultimo resto, che ha visto assegnare il seggio di Fdi a Trieste e quello di Progetto Fvg a Udine, con l’elezione rispettivamente di Giacomelli e Bini. I ricorrenti ritengono che il sistema di calcolo usato sia errato e che la situazione debba ribaltarsi: Trieste a Progetto Fvg, Udine ai patrioti: con l’effetto di tagliar fuori Giacomelli e Bini, favorendo al contrario Bandelli e Sette, che proprio per questo hanno ricorso insieme.



Se Giacomelli non commenta, Bini si mostra tranquillo: «Giusto che chi ritiene di essere stato privato di un diritto si muova come crede, ma la Regione ha approfonditamente controllato prima di esprimersi». Quella di Bini è tuttavia una serenità scontata, perché il leader di Progetto Fvg è stato intanto nominato assessore e il presidente Massimiliano Fedriga gli ha dunque già chiesto di dimettersi da consigliere. Bini lascerebbe il posto al primo dei non eletti, Edy Morandini, che è dunque l’elemento della civica più interessato all’esito del Tar. Chissà peraltro che Bini non speri nel successo del ricorso, che farebbe sbarcare Progetto Fvg anche a Trieste. I ricorrenti giustificano intanto la decisione: per Bandelli, «non c’è alcun attacco personale ma solo una mera questione di diritto», mentre Sette spiega di aver «fatto ricorso per l’obbligo politico e morale che ho davanti all’elettorato, anche per far valere un principio di territorialità in una situazione che ha assegnato a Trieste sia un assessore che un consigliere di Fdi».

In attesa delle decisioni del Tar, l’aula muterà intanto composizione per il subentro del forzista isontino Giuseppe Nicoli al posto di Ettore Romoli. Un più consistente ricambio arriverà con le dimissioni degli assessori che sono anche consiglieri: Bini, Pierpaolo Roberti, Stefano Zannier e Barbara Zilli. Già scalpitano Morandini, Antonio Lippolis, Alfonso Singh e Antonio Zoratti, ma i componenti della giunta non gioiscono certo a dover lasciare il posto da consigliere, esponendosi così a eventuali rimpasti nell’esecutivo.

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