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Klinger, il killer del ricercatore di Gradisca in cella per almeno 25 anni

Ma la sentenza sull’omicidio prevede che per Bonich si possa arrivare fino all’ergastolo

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NEW YORK «To 25 years to life in prison», da un minimo di 25 anni al fine pena mai. Si è chiuso così l’altra sera, con una durissima condanna all’ergastolo contro Alexander Bonich per omicidio di secondo grado - ma con la possibilità di rilascio sulla parola una volta trascorso almeno un quarto di secolo dietro le sbarre - il caso dello storico gradiscano William Klinger, ucciso da Bonich nel gennaio di tre anni fa a New York.

Già dichiarato colpevole per il crimine a inizio giugno, Bonich - 52 anni, traduttore, ricercatore e collezionista d’armi antiche, di origine istriana ma con passaporto americano - attendeva solo di conoscere la durata della pena. E il giudice Kenneth Holder, che ha presieduto l’udienza in un tribunale di New York, non ha avuto remore a comminare una delle condanne più severe possibili per l’efferato delitto. Secondo quanto ha precisato la procura distrettuale del Queens al Piccolo, l’ordinamento a New York prevede infatti l’emissione di una condanna “da A a B”, da un minimo a un massimo. In questo caso si tratta di fatto di una condanna a vita, con la possibilità di rilascio sulla parola, ma non prima di 25 anni. La difesa ha anticipato che sarà presentato appello.

La condanna draconiana, ha specificato il procuratore Richard A. Brown, è stata pronunciata per punire una persona che ha tradito anche la fiducia della vittima. Colui che «ha sparato» e Klinger «erano amici», ha ricordato Brown in una nota, ma «ciò non ha impedito a Bonich prima di truffare» il malcapitato «e poi di sparargli alla schiena». Un riferimento, quello alla truffa, che riguarda il succo della storia che ha portato all’uccisione di Klinger, brillante ricercatore e storico di formazione internazionale (parlava otto lingue) nato nel 1972 a Fiume da una famiglia croata.

Come ha ricordato la procura, vittima e assassino si erano conosciuti anni fa. «Klinger aveva raccontato» a Bonich «di essere interessato a trasferirsi a New York», per costruirsi una nuova vita. E Bonich si era offerto di dare una mano, avendo però ben altri fini. Il condannato aveva infatti assicurato a Klinger «di avergli trovato un lavoro e un posto dove vivere, vendendogli un appartamento» nel quartiere Astoria «per 85mila dollari». Erano tutte menzogne, ha ribadito però il procuratore Brown. Per Klinger, infatti, non c’era alcun impiego in attesa nella Grande Mela, né una nuova casa. Anche l’ipotesi della legittima difesa, sempre sostenuta dall’imputato, è stata cassata dalla Corte.

Secondo quanto stabilito dal tribunale newyorchese, il giorno dell’omicidio, nel pomeriggio del 31 gennaio 2015, i due «stavano passeggiando» nell’Astoria Park e Klinger «non aveva alcuna idea che qualcosa stesse andando» per il verso sbagliato. Bonich stava però per portare a termine il suo progetto criminale. «Gli ha sparato alla nuca», senza preavviso, in un «attacco non provocato», ha sottolineato nella nota la procura distrettuale. Non solo. Bonich ha sparato ancora al corpo di Klinger riverso a terra, per poi disfarsi dell’arma. Si è trattato, ha detto il giudice Holder prima di emettere la sentenza, come riportato dal New York Daily News, di un delitto compiuto da un «killer a sangue freddo», «un assassino diabolico». «Non penso nella mia carriera di aver incontrato un omicida più calcolatore e manipolativo», ha dichiarato da parte sua il viceprocuratore distrettuale Andrea Medina, un riferimento, ha aggiunto il giornale, alle «centinaia di lettere» inviate da Bonich, anche alla vedova Klinger, per convincere della sua innocenza. Ma le ultime parole, quelle definitive, le ha scritte la giustizia Usa.

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