Sfratti per morosità L’emergenza si allarga

I dati del ministero e quelli dell’Ater confermano un trend in aumento Oltre 400 richieste all’anno. Il sindacato inquilini: «Situazione drammatica»

Aumentano gli sfratti esecutivi per affitti non pagati a Trieste. Lo dicono i dati che il Tribunale di Trieste e quindi il Ministero degli Interni raccolgono ogni anno. I numeri mostrano un incremento. «La situazione è drammatica», commenta Renato Kneipp, responsabile del Sunia, il sindacato degli inquilini. Dal 2016 al 2017 si sono palesati 23 casi in più di conduttori inadempienti che non hanno rispettato il contratto stipulato soprattutto per immobili a uso abitativo ma anche per locali d’affari. «La differenza è minima ma questa situazione non si ferma», sottolinea Kneipp. Il problema infatti è che il numero di persone che si ritrova a dover lasciare la casa per l’accumulo di troppi arretrati continua a superare i 400 casi all’anno, di cui fanno parte anche i cosiddetti morosi “incolpevoli”. Coloro, cioè, che hanno perso il lavoro all’improvviso, per esempio, e all’improvviso non hanno più la possibilità di onorare le spese di una casa. «Questo vuol dire che le persone stanno ancora soffrendo le pene dell’inferno e che la crisi permane», aggiunge Kneipp. Sono stranieri e italiani a dover abbandonare il proprio alloggio. Per quanto riguarda gli affittuari triestini sono solitamente single o vedovi. A dover sgomberare un appartamento con tanto di famiglia appresso invece risultano in particolare persone provenienti dall’Est e dal Nord Africa.

Il fenomeno dello sfratto non intacca solo l’ambito privato. Anche l’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, ha dovuto suo malgrado dare luogo a degli sfratti per morosità: nel 2016 sono stati 26, una decina di meno nel 2017, per l’esattezza 15, ma quest’anno il trend sembra di nuovo in crescita visto che a metà dell’anno sulla carta ne risultano già 12. «Rappresenta l’extrema ratio – puntualizza il direttore dell’ente Antonio Ius –, lo si fa proprio quando non c’è più alcun rimedio, non c’è possibilità di rateizzare con puntuali piani di rientro, non c’è la possibilità di intervento da parte dei Servizi sociali o da parte di associazioni benefiche». Precisa Franco Trevisan della Uil: «Ora l’Ater dà la possibilità anche a coloro che sono stati sfrattati per morosità di partecipare al bando».


Al contrario sono di tutt’altro tenore gli sfratti avviati per esigenze del proprietario. Due le casistiche: la richiesta agli inquilini di interrompere il contratto prima del previsto che trova però in loro opposizione oppure capita che, una volta terminato il periodo di locazione, gli inquilini continuino a risiedere all’interno dell’immobile. Sono situazioni queste molto diverse dai casi di morosità, poiché il conduttore continua a pagare il canone contro tuttavia la volontà del proprietario, che quindi è costretto a chiedere lo sfratto. «Sono ridotti al lumicino questi casi, si aggireranno attorno al 15% del totale – osserva Kneipp –. Il vero problema sono i morosi e bisogna capire che si deve trovare una soluzione per evitare tutto ciò. In questo senso chiediamo al nuovo governo e alla giunta regionale maggiori risorse per rilanciare l’edilizia pubblica perché solo questa può essere una risposta valida». D’accordo sull’individuare nuove risorse anche don Alessandro Amodeo, direttore della Caritas. «La difficioltà di saldare i pagamenti è sempre più forte. Io spero di attuare la formula del “prestito della speranza”, ci sto lavorando, servirà a sopperire alle mancanze che oggi ci sono, è una cosa che è già stata fatta anche da altre Caritas in regione. È un sistema gestito da alcuni istituti bancari dove s’inserisce la mediazione della Caritas assieme poi al nostro centro di ascolto».

Esiste però anche l’altra faccia della medaglia, che si ritrova altrettanto in difficoltà: i proprietari. Se il Sunia evidenzia che per i propri uffici passano soprattutto inquilini in gravi difficoltà, l’associazione della Proprietà edilizia invece intercetta un alto numero dei cosiddetti “furbi”. Ovvero «quelli che sanno che comunque ci si può approfittare del lungo iter burocratico prima di essere sfrattati», spiega la presidente Anna Fast. «Capita di leggere nomi che ci risultano corrispondere a inquilini che sono già stati buttati fuori tre volte», dice. Per un locatario vuol dire: spendere in spese legali, attendere in media un anno prima che l’inquilino se ne vada di casa e, nel caso dei locali d’affari, pagare le tasse su un affitto non percepito.

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