Divorzio definitivo fra il Verdi di Trieste ed Ezio Bosso

Decisa la separazione “consensuale”. «Ragioni economiche e organizzative» Il maestro: «Prendo atto con dolore e ringrazio il teatro e la città»

TRIESTE Alla fine è arrivato il divorzio fra il teatro Verdi e il maestro Ezio Bosso. La notizia era nell’aria da settimane, da quando erano emersi i contrasti, personali e di contenuti, fra il maestro e la direzione dell’ente, il sovrintendente Stefano Pace e il direttore Antonio Tasca. E ieri è arrivata la conferma ufficiale con un comunicato congiunto, sottoscritto da entrambe le parti. «Il sovrintendente della Fondazione teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste - si legge nel testo - rende noto con profondo rammarico di avere formalizzato il recesso con effetto immediato dal rapporto di collaborazione con il maestro Ezio Bosso, quale direttore stabile residente del medesimo teatro».

La decisione, si precisa nel comunicato, «non trascura il successo registrato dagli eventi sino a oggi realizzati nel segno di tale collaborazione e non preclude la possibilità di futuri progetti con il maestro». Anche se la possibilità che ulteriori collaborazioni si concretizzino è da vedere: saranno i prossimi mesi a dirlo.


La separazione è maturata, spiega ancora il comunicato della Fondazione Verdi, «a seguito della constatata inconciliabilità delle modalità organizzative imposte dalla normativa vigente alla Fondazione nel quadro economico determinato dalle note difficoltà in cui versa la lirica italiana con le necessità programmatiche e artistiche del maestro».

Il comunicato è uscito proprio nel giorno in cui Bosso era a Roma per incontrare il nuovo ministro della Cultura Alberto Bonisoli, in occasione della presentazione della Festa della Musica del 2018, di cui proprio il maestro sarà il testimonial d’eccezione. E, sempre la stessa nota ufficiale, contiene pure alcune dichiarazioni rese dallo stesso Bosso sull’addio al Verdi, delicatamente concordate i legali che hanno coadiuvato l’accordo di uscita.

Il maestro, si spiega nel testo, prende atto «con dolore della decisione adottata dalla Fondazione, con la quale ha sempre inteso, come intende anche in questa circostanza, mantenere un rapporto improntato alla massima collaborazione». Si evince che per Bosso l’iniziativa del divorzio risponde alla Fondazione più che a lui stesso. Ciononostante l’artista ringrazia «la direzione, i corpi artistici, le maestranze e i lavoratori tutti del teatro Giuseppe Verdi per il lavoro svolto con entusiasmo e per la reciproca occasione di crescita». Infine Bosso dedica delle parole anche alla città che l’ha ospitato in questi mesi: «Il maestro ringrazia profondamente la città di Trieste e il suo sindaco per la calda accoglienza ricevuta e per l’affetto manifestato nei suoi riguardi, il cui ricordo porterà per sempre nel cuore».

Il richiamo è anche al tentativo di mediazione svolto da Roberto Dipiazza e alla ricerca di una formula che consentisse di far convivere una direzione che ha ridato finalmente stabilità anche economica alla Fondazione, e un maestro di rinomanza internazionale chiamato per dare lustro a tutta la città. Ricerca che, come dimostra la “sentenza” di ieri, evidentemente non ha dato i risultati sperati. Come pure non ha sortito l’effetto desiderato la mossa compiuta da un gruppo di settanta lavoratori del teatro: una lettera scritta al sovrintendente Stefano Pace (che, contattato, ieri non ha voluto aggiungere nulla rispetto a quanto riportato nel comunicato congiunto), in cui si chiedeva di pervenire a un accordo: «Siamo a chiedere una soluzione per i contrasti in essere, auspicando che le due parti abbiano la lungimiranza e la lucidità di trovare un accordo che possa giovare al futuro della Fondazione lirica - si legge nel testo sottoscritto da un terzo dei dipendenti complessivi del teatro -. Molto è stato fatto e ne siamo riconoscenti. Molto è ancora da fare, insieme».

I lavoratori esprimevano sì la stima per Bosso, a cui riconoscevano maestria artistica e capacità di richiamare il pubblico, sottolineando al contempo però i meriti degli attuali vertici della Fondazione lirica (Pace e Tasca in testa), capaci di dare una sicurezza e una prospettiva a una struttura in difficoltà come il teatro Giuseppe Verdi.

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