Venduta per 12 milioni la casa di Tito a New York FOTO

Il prestigioso è diventato parte di quell’eredità immobiliare della ex Jugoslavia che le repubbliche balcaniche si sono spartite e che ammonta a oltre 70 milioni di euro

LUBIANA. Polvere, ragnatele, decadenza eppure ovunque si respira il “profumo” della Jugoslavia. Quella vera, quella di Tito. E non a caso, nonostante l’incuria e l’abbandono, sul comodino dei letti del “flat” al 730 di Park Avénue a New York, già appartamento di rappresentanza della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia, fa bella mostra di sè una voluminosa biografia del Maresciallo, quasi un feticcio delle Bibbie che ingombrano i comò delle camere d’albergo americane, una sorta di sacra scrittura comunista da consultare prima del giusto sonno. Il prestigioso appartamento è diventato parte di quell’eredità immobiliare della ex Jugoslavia che le repubbliche sorte dalle sue ceneri hanno deciso di dividersi grazie a un accordo siglato a Vienna nel 2001 e che ammonta a oltre 70 milioni di euro.

Ma vendere e poi dividersi il ricavato del super appartamento secondo le percentuali stabilite a Vienna (Serbia e Montenegro allora unite 36,52%, Croazia 28,49%, Slovenia 16,39%, Bosnia-Erzegovina 13,20% e Macedonia 5,40%) non è stato facile. Ci sono voluti ben 17 anni perché le parti trovassero un accordo tra di loro con i legali e il broker intermediario dell’affare immobiliare. La difficoltà era insita nel fatto che l’appartamento era di proprietà della società Park 71 Street Corporation di cui la defunta Jugoslavia aveva 960 azioni.

Ora l’annuncio dei ministeri degli Esteri di Slovenia e di Serbia che la proprietà immobiliare di Park Avénue è stata venduta per 12,1 milioni di dollari (qualche anno fa si aspettavano un compenso tra i 15 e i 20 milioni di dollari). Una proprietà acquistata dalla defunta Jugoslavia nel 1975 per 100 mila dollari. Alla Serbia andrà il 39,5% del ricavato, mentre alla Slovenia il 14%. Per ora gli altri Stati interessati (Macedonia, Croazia e Bosnia-Erzegovina) non hanno ancora annunciato l’avvenuta vendita. Gli altri Stati beneficiari dovranno comunque restituire alla Serbia il costo annuale di gestione dello stabile che dal 1992, ultimo anno in cui è stato abitato dall’ambasciatore jugoslavo presso l’Onu, Lazar Mojsov, è stato a carico di Belgrado e che ammonta a complessivi 3 milioni e 300 mila dollari.

A mettere gli occhi sull’appartamento alcuni anni fa è stata la star di Hollywood Jack Nicholson, ma poi tutto si è bloccato davanti alle difficoltà della transazione immobiliare. Nel “flat” predomina un color aragosta molto in voga negli anni Settanta. Quel che resta di tavoli, mobili e sedie testimonia di uno stile belle-epoque condito dal gusto balcanico e una suppellettile ricca di vasi e brocche in argento di tutte le taglie. A colpire però sono i quadri presenti, tutti di gran pregio e appartenenti a pittori della moderna scuola jugoslava. Il salone principale è molto ampio e luminoso adatto perfettamente a ricevimenti e cocktails. C'è poi un piano superiore a cui si accede da una scala ovale. Qui un faraonico bagno e ben sei stanze da letto, tutte, nonostante il degrado, arredate non in modo sfarzoso ma che appaiono subito molto "calde".

Una delle ultime inquiline del "flat", una studentessa che aveva vinto una borsa di studio negli States e che vuole restare anonima, racconta che c'erano molti ospiti dell'allora ambasciatore Lazar Mojsov (deceduto) che frequentavano la casa, per cene o ricevimenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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