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Gli eredi dell’esploratore Orel insieme a Trieste dopo un secolo

Raduno speciale per trenta discendenti dell’uomo che scoprì il punto più a Nord del continente euroasiatico in una missione voluta dall’Impero austroungarico

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TRIESTE Dalla Moravia alla Russia artica e ritorno, passando per Germania, Austria e Adriatico. Un reticolato invisibile unisce i puntini geografici sulla cartina di quell’Europa la cui frontiera si trova a Trieste. Proprio qui, l’altro ieri, i discendenti di Eduard Orel si sono dati appuntamento per visitare la città d’adozione del loro avo. Ufficiale della Marina austroungarica, tra gli esploratori – perlopiù triestini, istriani, fiumani e dalmati – che nel 1874 scoprirono il punto più settentrionale del continente euroasiatico, Orel finì i propri giorni nell’allora porto dell’Impero, come amministratore del castello di Miramare.

«L’importanza di simili figure sta nella capacità di unire ancora oggi Trieste alla Mitteleuropa, anche dal punto di vista del ritorno turistico», commenta il giornalista e storico Enrico Mazzoli, promotore della visita degli Orel nel capoluogo giuliano. «Il giovane Eduard entra nella Marina austriaca e intraprende la carriera militare: partecipa alla battaglia di Lissa, è in Messico con Massimiliano. Nel 1872 è ingaggiato nella missione polare che avrebbe dovuto svelare i misteri dell’Artico – prosegue Mazzoli –: dura due anni, la nave si perde in mezzo ai ghiacci, accadono vicissitudini che giustificherebbero un romanzo. Tra gli uomini c’è Antonio Zaninovic: suo figlio Giorgio progetterà gli edifici Liberty in via Commerciale, altri in Porto vecchio, e il Circolo ufficiali. Dopo un anno e mezzo scoprono la terra più settentrionale dell’intera Eurasia, ribattezzata Terra di Francesco Giuseppe. Una pattuglia di tre uomini, tra cui Orel, dopo lo sbarco si incammina verso Nord: raggiungono il punto più estremo del continente, Capo Fliegely, oggi in Russia».

Al ritorno Orel riceve l’Ordine di Leopoldo, che gli permette di acquisire il titolo nobiliare. Lascia la Marina e diventa amministratore dei beni imperiali: prima dello Schloss Belvedere a Vienna e poi di Miramare, dal 1877 al 1891, anno della sua scomparsa. Come anticipato, una trentina di persone provenienti da Vienna, Klagenfurt, Innsbruck, Hannover e altre località austriache e tedesche si sono ritrovate a Trieste l’altro ieri, per ripartire stamattina. Lo scopo? Quello appunto di conoscere la città dove il loro antenato comune ha trascorso gli ultimi suoi anni.

La gita è iniziata con una sosta davanti alla statua di Sissi in piazza della Libertà per poi proseguire attraverso il Borgo Teresiano, le Rive, Miramare, il Colle di San Giusto e così via. «Siamo qui per una riunione di famiglia tra tutti noi, discendenti di Eduard von Orel – racconta il capostipite Wolfgang Ladenbauer, originario di Vienna –. Io c’ero già stato nel 1956, all’età di otto anni, ma abbiamo parenti nati a Trieste: da piccoli ci raccontavano vecchie storie, come quella del braccio spezzato di un bisnonno da parte di un cigno molto vivace. O quella della bisnonna che aveva il compito di accompagnare Sissi attraverso il giardino. La regina era così veloce che nessuno poteva starle al passo, tranne la bisnonna, per questo tenuta in grande considerazione da Sissi: i discendenti di Eduard venivano invitati dalla famiglia reale per Pasqua».

Si sentono un po’ a casa, a Trieste? «È una città bellissima, per la sua posizione, per gli edifici, per le persone. Mi piace il carisma di questa città, vederne i magnifici edifici e gli abitanti. A Vienna ci sono case altrettanto belle, risalenti a diverse epoche. Così la storia ci parla: basti pensare al Teatro romano che abbiamo appena visitato. Trieste ha una storia lunghissima che per un tratto ha intersecato quella di Vienna. Il bello è che oggi possiamo sentirci tutti a casa in Europa, in pace». Riprende a parlare Mazzoli: «Ho girato mezza Europa alla ricerca degli eredi degli spedizionieri del 1872. Quattro anni fa ad Hammerfest, in Norvegia, c’è stata una rimpatriata tra gli epigoni di tutti quegli esploratori, i quali erano in larga parte triestini, istriani, fiumani e dalmati. Con gli Orel, nello specifico, sono in contatto da una ventina d’anni: mi hanno fornito preziosa documentazione. Quando sono andato a parlare a Nový Jicín, città natale di Eduard, in Moravia, i suoi abitanti si sono entusiasmati. E hanno organizzato una festa cittadina con cortei in costume polare e mostre su Trieste, dell’Ottocento e attuale».

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