I forzisti ingoiano il rospo e ricuciono lo strappo

Scongiurata la rottura dopo le scintille innescate dalla scelta degli assessori. Ma i mal di pancia restano. Lo sfogo social di Camber e Dressi contro Rosolen

TRIESTE. Forza Italia ingoia il rospo. Dopo il venerdì di passione e la tentazione di mandare la maggioranza gambe all’aria, i vertici azzurri sotterrano l’ascia di guerra e optano per ricucire lo strappo, facendo come se niente fosse accaduto. Riccardo Riccardi si mette subito al lavoro sul fronte della sanità e si fa poi fotografare sorridente accanto al governatore Massimiliano Fedriga alla tappa del Giro d’Italia sullo Zoncolan. La coordinatrice regionale berlusconiana, Sandra Savino, dirama a sua volta una nota che contiene solo lodi sulla qualità del nuovo esecutivo. Nessuna traccia delle frizioni del giorno precedente, nessun riferimento alla nomina in giunta di Alessia Rosolen, anche se il malessere serpeggia tra i forzisti, che non digeriscono il blitz con cui il presidente ha imposto il nuovo assessore al Lavoro pochi minuti prima della presentazione dell’esecutivo.



La giornata di ieri comincia con il rinvio della riunione che i forzisti avevano inizialmente prevista ad Aquileia. Si preferisce rimandare a lunedì, facendo decantare quanto accaduto per valutare le cose con maggiore freddezza. In quell’occasione dovrebbero essere confermati il nome di Ettore Romoli alla presidenza del Consiglio e quello di Mauro Zanin al ruolo di capogruppo, mentre potrebbe essere il triestino Piero Camber a ricoprire la presidenza di commissione prevista per gli azzurri.

Le cose si stanno comunque appianando, se Riccardi viene avvistato nelle stesse ore in un bar di Udine assieme all’alto funzionario della sanità, Paolo Bordon, che Fedriga pare ormai aver convinto a ricoprire il ruolo di direttore generale della Salute. L’incontro con il suo probabile braccio operativo dice che Riccardi ha accettato di ricoprire l’onerosa delega, rinfoderando le ambizioni sulle Infrastrutture. Resta da capire con che tempistiche verrà ufficializzato l’arrivo di Bordon, al momento alla guida dell’Azienda sanitaria di Trento.

La giornata del vicepresidente procede sullo Zoncolan, dove appare in numerose foto con Fedriga, fasciati entrambi nello stesso giubbotto della Protezione civile, di cui il vicepresidente detiene la delega. È la prova visiva della ritrovata armonia. Riccardi era d’altronde il meno propenso tra i forzisti alla rottura, ben sapendo che l’impennata di nervosismo del giorno prima avrebbe esacerbato il clima interno senza spostare gli equilibri di una situazione che vede Fedriga contare su uno strapotere difficilmente scalfibile.

Segnali di rottura non sarebbero peraltro compresi dagli elettori, che vogliono la coalizione unita. Per questo si è scelta infine la linea dell’attendismo, ma tra gli azzurri il mal di pancia continua. Camber si sfoga sui social network per la scelta di imbarcare Rosolen, la cui lista nel 2013 sottrasse al centrodestra i voti vitali per la vittoria di Tondo: «Cinque anni di Serracchiani li abbiamo avuti grazie soprattutto a Bandelli/Rosolen. Comunque non eletti. Meno di due anni fa hanno fatto una lista contro Dipiazza sindaco. Comunque non eletti. A queste regionali Bandelli si è candidato di nuovo. Comunque non eletto. Morale. Bocciati ben tre volte di seguito dagli elettori... Premiati dalla Lega con un assessorato! ! ! Si può dire che i conti non sono proprio esatti esatti?». Sulla stessa scorta il ragionamento di Sergio Dressi su Facebook: «La Rosolen che, insieme a Bandelli, ci ha regalato nel 2013 cinque anni di Serracchiani, oggi viene nominata assessore... Sono senza parole!». Malumori sarebbero stati espressi riservatamente anche da Roberto Dipiazza e Fratelli d’Italia.

Savino si esprime invece con un comunicato stampa, che non dedica nemmeno un passaggio a simili perplessità e tanto meno alla decisione di Forza Italia di non partecipare alla presentazione della giunta, costringendo Fedriga a uscire da solo davanti ai giornalisti. «Abbiamo portato in giunta - evidenzia Savino - professionalità di livello incontestabile per esperienza e cultura. L’obiettivo era di offrire a questa giunta il contributo di profili preparati, esperti, competenti: quello che serviva per rimettere in cammino il Fvg». La coordinatrice dedica poi un passaggio a chi nel partito la critica per non aver designato un assessore triestino: «Vogliamo uscire dalle logiche di campanile?». Per Savino il Fvg ha una sola via da percorrere: «Quella dell’unità, della coesione, di una progettualità comune. Non abbiamo alternative: uniti, con il nostro porto, la pianura e la montagna possiamo farcela. Se ognuno pensa al suo orto possiamo già ritenerci inglobati in un’altra realtà». Tensioni azzerate ma la chiosa è polemica: il riferimento all’asse leghista del Nord è implicito ma non casuale.
 

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