Case Ater a Trieste, sei famiglie su 10 restano fuori

La sede dell'Ater

Pronte le graduatorie per i prossimi quattro anni: su 3.897 domande potranno essere accolte circa 1.600, pari al 41%

TRIESTE Sono consultabili da oggi (giovedì 17 maggio), negli albi appositi e sul web, le graduatorie definitive del bando Ater 2017-18 per l’assegnazione in locazione, a canone sociale, di 1.600 alloggi, disponibili per i prossimi quattro anni. Delle 3.897 domande pervenute verrà accolto il 41% grazie ad abitazioni nuove e di risulta. Ribaltando il discorso, dunque, vuol dire che sei richieste su 10 non verranno accolte. Numeri che potrebbero comunque cambiare, ci tiene a dire il direttore generale Antonio Ius, perché non è impossibile che arrivi ulteriore ossigeno per l’edilizia sovvenzionata.



Tuttavia, nel capoluogo giuliano e negli altri cinque comuni della provincia, i dati mostrano che rispetto all’ultima tornata del 2013 la domanda complessiva è diminuita di oltre il 13% (allora le richieste erano 4.500). Percentuale che raddoppia se la lente si sofferma su una delle cifre “micro”: la necessità da parte degli affittuari italiani di usufruire di questa opportunità a prezzi sociali è calata di più del 26%, poiché le domande presentate cinque anni fa erano 3.422, e oggi sono 2.518 oggi. La situazione si ribalta se invece si leggono le cifre riguardanti il fabbisogno degli stranieri: quasi 1.400 le richieste attuali contro le 1.078 del 2013, per un +28%. Aumenta infatti tanto la domanda dei cittadini dell’Ue (da 163 a 286) quanto quella di cittadini extraeuropei (da 915 a 1.093).

«Dall’osservazione di tali dati – afferma Ius – non senza un pizzico di soddisfazione si può affermare che, in questi anni, la condizione abitativa nell’area giuliana è sensibilmente migliorata e lo si registra soprattutto a favore degli italiani». Questo, come già osservato in passato, dipende dal fatto che «l’offerta di edilizia sovvenzionata, unita ad altre opportunità, è riuscita a soddisfare più richieste». Le «opportunità» cui si riferisce Ius sono «le offerte immobiliari proposte sul mercato, che hanno visto un calo dei prezzi il sistema di accesso al credito che ha previsto una diminuzione dei tassi e gli interventi della Regione, tra cui i contributi per l’acquisto degli appartamenti». Ma le famiglie che cercano casa restano comunque tantissime. «Bisogna continuare a lavorare intensamente, in modo sinergico da parte dell’Ater con i comuni e con la Regione, e recuperare risorse da destinare al settore della casa pubblica in affitto a canone sociale».

Se si pensa alla precedente graduatoria, a disposizione c’erano 310 alloggi nuovi, che per i prossimi quattro anni saranno invece circa 200, cui si aggiunge il numero fisso di circa 350 appartamenti di risulta annui ovvero quelli che vengono lasciati dai vecchi inquilini, vengono rassettati e rimessi sul mercato. I condomini di recente costruzione si trovano in via Cesare dell’Acqua (48 alloggi) e in via Gradisca (86). Altri 37 verranno consegnati in autunno in Strada vecchia dell’Istria (nella stessa palazzina dieci appartamenti invece sono messi a disposizione della Fondazione Caccia Burlo, che si sommano a ulteriori 22 nella stessa via). A Muggia ce ne saranno sei. Le condizioni sia economica che sociosanitaria, in cui rientrano anche le donne vittime di violenze (sono 90 le domande arrivate agli uffici), nonché la condizione alloggiativa nel momento in cui si fa domanda, sono nell’ordine i criteri di scelta che permettono di individuare chi è “idoneo”.

Posteggiate nel cassetto, comunque, sono previste anche altre nuove abitazioni. Proprio in via dell’Istria ci sono due edifici che si riferiscono ancora al vecchio bando, in cui 25 persone entreranno a giugno. Subito dopo altre 40 potranno garantirsi dei nuovi immobili. Attorno restano alcune aree verdi che saranno sede di un nuovo giardino pubblico e di altri edifici. Per i nuovi residenti la legislazione regionale dal 2016 ha introdotto alcune novità. A cominciare dal parametro di valutazione della capacità economica degli aspiranti, non più riferito l’Irpef bensì l’Isee.

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