Il patto di Opicina per far “risorgere” la Vedetta Ortensia

Doppio pressing di Usi civici e circoscrizione sul Comune con l’obiettivo di ripristinare il belvedere più antico del Carso

TRIESTE. Ripristinare al più presto la vecchia Vedetta Ortensia, che un tempo dominava la cima sopra l’Obelisco di Opicina, la prima a essere stata realizzata sull’altipiano, nel lontano 1890, dall’Alpina delle Giulie. È questo l’obiettivo del Comitato per l’amministrazione separata dei Beni civici della frazione opicinese, che, a tale riguardo, torna alla carica inviando una richiesta al sindaco Roberto Dipiazza e agli assessori ai Lavori pubblici e al Patrimonio Elisa Lodi e Lorenzo Giorgi. Accanto al Comitato pure la Circoscrizione Altipiano Est, che sulla questione ha pure inviato al Comune una mozione che promuove un’iniziativa definita importante sia per i suoi contenuti storici che per quelli turistici.

«Come Comitato Usi civici di Opicina – spiegano il presidente Paolo Milic e il segretario Gianni Cola – abbiamo iniziato già otto anni fa a presentare dei progetti che facevano parte di una mostra premiata a livello europeo. Inoltre nel nostro bilancio abbiamo previsto il denaro necessario alla riedificazione del manufatto. Ora ci rivolgiamo all’amministrazione comunale affinché ci aiuti a raggiungere l’obiettivo appianando le difficoltà e i diversi passaggi burocratici necessari e dovuti». La costruzione di vedette sui punti altamente panoramici della provincia fu tra i primi obiettivi che l’allora giovane Società Alpina delle Giulie si pose verso la fine del diciannovesimo secolo, come si può leggere in una pubblicazione del carsista Fabio Forti. La prima a essere eretta, nel 1890, fu proprio la vedetta di Opicina, successivamente chiamata Ortensia.


Fu costruita sul monte sovrastante l’Obelisco alla quota di 397 metri, con il contributo dell’ingegner Geiringer, al tempo presidente dell’Alpina. «Da questa vedetta – si legge quindi nella “Guida dei dintorni di Trieste” di Nicolò Cobol – l’occhio spazia in tutte le direzioni, sulla città, sul Carso lontano, sul Monte Albio, sul Monte Re, sulla Selva di Tarnova, sulle Alpi Giulie col Tricorno e il Kern, sul Manhart, sul gruppo del Canin ai cui piedi si disegna la massa oscura del Matajur e da ultimo verso il mare, sulle Alpi Carniche, Bellunesi e Tridentine e sui monti dell’Istria».

Di quella prima vedetta, purtroppo, nulla è rimasto. La costruzione panoramica è stata infatti distrutta durante la Prima guerra mondiale. Ma il Comitato degli Usi civici non demorde e, già da diversi anni, si adopera per ricostruirla, sfruttando in parte l’ex alloggio del custode dell’acquedotto vicino all’ex vedetta. Secondo uno dei progetti di recupero, vi è la possibilità di mettere in opera una struttura autoportante d’acciaio con in cima una piattaforma belvedere raggiungibile attraverso una scala dello stesso materiale, con gradini in lamiera stirata ed eventuali innesti con qualche concio originale in pietra.

Il costo della struttura autoportante viene valutato attorno ai 30. mila euro. Accanto alla nuova vedetta, deve essere prevista la risistemazione dell’area circostante, recuperando anche in questo caso dei conci di pietra, oltre alla creazione di un punto di sosta e, soprattutto, di una bacheca informativa. Secondo gli Usi civici la rinata Ortensia completerebbe il percorso delle vedette esistenti lungo il ciglione carsico, mettendo a disposizione dell’escursionista un punto panoramico capace di spaziare a 360 gradi, valorizzando ulteriormente un’area dove Obelisco, Strada Vicentina e Sentiero Cobolli sono già dei punti importanti nell’offerta turistica opicinese.

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