Gli aspiranti manager respirano aria d’azienda tra speranza e sorrisi

La multinazionale General Electric in città a caccia di talenti Una dozzina gli ammessi al colloquio del “Recruiting day”

La multinazionale General Electric sbarca in città a caccia di nuovi cervelli. E i ragazzi, freschi di studi accademici proprio a Trieste, rispondono alla “chiamata” con un mix di curiosità, di speranza e, in alcuni casi, persino di autentico ottimismo, il tutto condito da una raffica di sorrisoni entusiasti. Una trentina i partecipanti alla presentazione preliminare, una dozzina poi i laureati selezionati per un primo colloquio.

Il colosso statunitense attivo nel campo della tecnologia, dell’energia e dei servizi ha infatti organizzato ieri un “Recruiting day” al Contamination Lab dell’Università all’ex Ospedale militare. La Ge, raccolte qui le candidature di giovani laureandi e laureati, ha lanciato così l’opportunità di accedere a nuove posizioni lavorative all’interno dell’azienda, posizioni accessibili però solamente a giovani figure provenienti dai corsi di studio di “Strategia e Consulenza aziendale”, “Economia internazionale e Mercati finanziari” ed “Economia e gestione aziendale”.


L’evento di presentazione dell’azienda è stato promosso in collaborazione con il CLab, che si configura per l’ateneo triestino come un aggregatore di percorsi innovativi di didattica e supporto alla creazione di nuova impresa ed è inoltre sede di incontri con le imprese e di seminari con i professionisti dell’orientamento, finalizzati al rafforzamento degli strumenti per la ricerca attiva del lavoro, del “self branding” e della capacità di valorizzare i potenziali di occupabilità.

«L’Università di Trieste, secondo me, ha fatto un buonissimo lavoro in quanto permette anche a degli studenti che non hanno delle grandissime esperienze nel settore di cercare una posizione lavorativa che comunque solitamente ricopre un dipendente assunto a tempo indeterminato. Bisogna tentare di sfruttare il più possibile le risorse che ci vengono messe a disposizione dal nostro ateneo», precisa Luca Bombieri, laureando in Economia, presente al “Recruiting”. Da tempo si cerca di indagare sul rapporto tra il mondo del lavoro e i giovani, in particolar modo su quelli più istruiti, alla luce dei profondi cambiamenti del sistema produttivo ed economico che manifesta sempre più interesse verso le risorse maggiormente qualificate. Giovani talenti, insomma: una futura generazione di pionieri di risolutori di problemi e, perché no, di sognatori, da accompagnare nella loro crescita verso ruoli di leadership.

Ma quali sono le aspettative che i neolaureati ripongono, in questo caso, nella General Electric? «Sono interessata ai programmi di training e di formazione che Ge offre, e anche all’ottima opportunità che rappresenta Budapest, dove l’azienda ha creato un nuovo centro globale per azioni di contabilità e finanza. Spero di trovare un’occasione lavorativa dove possa mettere a frutto a pieno, ancor prima delle conoscenze accademiche, le esperienze di tirocinio che ho fatto precedentemente, nonché tutte le “soft skills” che ho iniziato ad acquisire e che non si finisce mai di apprendere», dichiara Jasmine Cattai Paladin, giovane dottoressa in International Management. «Le capacità d’impiego comunque non s’imparano dai libri - aggiunge - bensì dal posto di lavoro e soprattutto dai manager che ti guidano. L’ambiente accademico e quello aziendale sono completamente differenti. Le aziende poi, al giorno d’oggi, chiedono sempre molto più che una laurea, oramai data per scontata. Pur essendo laureata in Economia, chiedono continuamente doti di programmazione, o di avere almeno una conoscenza approfondita di che cosa sia e come funzioni l’artificial intelligence, anche se poi il tuo futuro impiego, chissà, riguarderà tutt’altro».

Le aspettative dei ragazzi presenti all’ex Ospedale militare, alla fin fine, convergono tutte verso un obiettivo prioritario: la voglia di verificare se sia possibile trovare un’occupazione all’estero, che non si limiti a uno stage o a un tirocinio fine a sé stesso, ma che possa rivelarsi un vero e proprio lavoro stabile. Una svolta di vita, dunque.

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