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All’ex Coop di Altura scoppia la “guerra” per il parcheggio

La nuova proprietà ha delimitato i posti auto e vuole affittarli Ma lì insistono le servitù per i residenti: la causa è a un passo

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TRIESTE Altura quota 150, obiettivo parking. Proprio quando scoccano i cent’anni dalla fine della Grande guerra, sembra quasi il titolo di un film o di un libro. Per fortuna la battaglia di Altura dovrebbe limitarsi, nella peggiore delle ipotesi, alla carta bollata.

Il rione è periodicamente al centro di tensioni di carattere proprietario-condominiali, che girano attorno a quello che una volta era il cuore “direzionale” (bar, edicola, supermarket, ambulatori, negozi, farmacia) e che ora è in procinto di essere trasformato in una casa di riposo.

Stavolta è l’immobiliare Flora, in capo alla quale è l’operazione di riqualificazione assistenziale dell’edificio acquistato per un milione dal fallimento Coop Operaie, ad aver provocato la protesta dei residenti, in particolare quelli che abitano nel Lotto 1.



Il tema s’intitola “situazione parcheggi aree comuni”. La questione è stata affrontata dall’amministrazione immobiliare Rossetti de Scander, che si occupa del complesso, in due distinti interventi. Alla radice del potenziale contenzioso è la decisione della neo-proprietaria Flora di delimitare le aree di parcheggio, con la previsione di affittarle. In ballo sono le particelle catastali che riguardano i posti auto nell’area ex Coop, sotto il porticato, e nella sovrastante zona vicino al bar. Per i residenti sono spazi vitali per sistemare le vetture: sono interessate non meno di ottanta famiglie, che non hanno alternative nel reperire nuove opportunità di parking.

L’amministrazione Rossetti de Scander ha inoltrato una prima missiva alla Flora, argomentando, sulla base di una verifica tavolare riportata nella lettera, che detti spazi «sono soggetti a servitù attive e passive». Più esattamente trattasi di servitù di passaggio a piedi e con rotabili , soste e posteggio autoveicoli «limitatamente alle strade e piazzali di posteggio». L’amministrazione immobiliare desume che «le indicate servitù permettono ad ogni condomino di usufruire liberamente degli spazi sopradescritti senza limitazioni di sorta». Ne consegue che tali zone non siano delimitabili, nè divisibili, nè affittabili, in quanto debbono essere sempre disponibili al libero passaggio, alla sosta e al posteggio. Quindi stop - scrive la Rossetti de Scander - a soprusi e alterazioni illegittime dello status quo.

Ma pare che questo altolà non sia stato udito dalla marciante Flora, come documenta la seconda lettera inviata dall’amministrazione. Anzi, la situazione è peggiorata, poichè alle strisce gialle segna-posteggi si sono aggiunte catene da colonna a colonna, che ostano all’esercizio dei diritti condominiali. Allora anche i toni della Rossetti de Scander si adeguano al deteriorarsi del contesto: «... non verranno più tollerati i comportamenti fin qui tenuti» e saranno quindi tutelati i diritti degli amministrati «innanzi ad ogni competente Autorità». Per cercare di addivenire a una soluzione pacifica, la lettera invita a un incontro chiarificatore «carte alla mano».

Come in una matrioska, nel contenitore delle risse condominiali finiscono anche le tensioni tra gli stessi inquilini: in una lettera genericamente firmata “gli abitanti del rione” una parte di questi accusa il club Altura di essere «un’istituzione privata che non rappresenta la volontà e le esigenze del rione». La lotta dei lotti.

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