Trieste prima in Italia per melanomi maligni

Bagnanti al mare a Trieste

Ogni anno 25 nuovi casi ogni 100 mila abitanti contro i 10 del resto del Paese L’esperto: «Qui c’è una dipendenza dall’abbronzatura. Ma gli eccessi si pagano»

TRIESTE «Ha mai abbandonato attività ricreative o lavorative per andare al mare? A questa domanda, i triestini rispondono puntualmente di sì». Una circostanza che può far sorridere, ma che in realtà va presa molto seriamente. L’allarme arriva da Nicola Di Meo, dirigente medico della Clinica dermatologica dell’Asuits. «Trieste è la prima città italiana per incidenza del melanoma maligno: si parla di 25 nuovi casi all’anno ogni 100 mila abitanti, contro i 10 della media nazionale. Il trend parla di un raddoppio dell’incidenza negli ultimi 20, 25 anni».

C’è un nesso tra la passione tutta triestina per l’abbronzatura e il triste primato. Un nesso che è bene conoscere, a maggior ragione in vista dell’estate. «Il melanoma cutaneo, pur non essendo la patologia della pelle più frequente, può essere mortale ed è in crescita in tutto il mondo - spiega Di Meo -. Australia e Nuova Zelanda ad esempio, abitate da popolazioni dalla pelle chiara, sono a livello globale le aree dove la malattia è più diffusa. Passando ad analizzare la situazione italiana, dove troviamo una popolazione di fototipo chiaro, celtica, che si espone al sole in maniera smisurata? A Trieste. L’Australia dell’Italia». «Esiste un trend decrescente da Nord a Sud: nel Sud Italia i tassi di incidenza del melanoma sono fino a quattro volte più bassi rispetto a quelli del Centro-Nord. A Bari, ad esempio, la popolazione è protetta dal proprio fototipo - continua il medico -. Ma nemmeno in una città costiera del Nord come Genova si trovano i numeri di Trieste. Ciò è dovuto al diverso rapporto che nelle altre città le persone instaurano con il mare. Un rapporto che, qui, si risolve in un’assidua frequentazione familiare. Come scrive Mauro Covacich, il mare a Trieste è un lato della stanza: ti alzi al mattino e sai dov’è e sai che c’è. Ecco perché si dice “andare al bagno”, come se Barcola fosse la vasca di casa, da raggiungere scalzi o al massimo in ciabatte». Anche per questo, secondo l’esperto, il triestino è «tanoressico» ovvero «dipendente dall’abbronzatura, come confermato appunto dalle risposte alla domanda “hai mai lasciato attività lavorative o ricreativa per andare al mare”»..


Il melanoma nasce da una trasformazione maligna dei melanociti, cellule normalmente presenti nell’epidermide e responsabili della pigmentazione della pelle. Esistono tre tipi di melanoma: il primo è quello piano, che appare come «una macchia di colore variabile dal bruno scuro al nero, irregolarmente distribuito, a contorni frastagliati, di forma irregolare ed asimmetrica». Il melanoma piano-cupoliforme rappresenta una fase di progressione invasiva di quello piano: «Dopo una crescita orizzontale che può durare alcuni mesi, il melanoma piano può iniziare a crescere in altezza, assumendo una conformazione cupoliforme». Il melanoma nodulare si presenta infine come «una formazione nodulare a rapida crescita in altezza, di colorito bruno-nerastro, a superficie liscia, a contorni netti e regolari, che talora si ulcera e si ricopre di croste ematiche».

In Italia il melanoma, se confrontato con altri tumori, risulta al decimo posto per prevalenza nell’uomo e al settimo nella donna. Sono colpite soprattutto persone tra i 55 e 65 anni. Ma la patologia è in continua crescita anche tra i più giovani: è il primo tumore per incidenza nella fascia 15-33 anni. Nelle donne tra i 33 e i 40 anni è secondo solo al carcinoma mammario. A Trieste tra il 1990 e il 2018 c’è stato un progressivo incremento nell’incidenza del melanoma, fino a superare il giro di boa del raddoppio dei casi. «La terapia oggi è chirurgica: asportazione radicale - prosegue Di Meo -. Ma la prevenzione, primaria e secondaria, rimane fondamentale. Orologio, ombra e crema solare sono gli strumenti per una corretta esposizione al sole».

Per individuare precocemente eventuali formazioni tumorali, è consigliabile praticare periodicamente l’autoesame della cute: «Bisogna osservarsi attentamente dalla testa ai piedi, nessun centimetro escluso. Non bisogna dimenticare la schiena, il cranio, il solco tra le natiche e l’area genitale. Per riconoscere le macchie sospette, è utile la regola “abcde”: asimmetria; bordi, irregolari; colore, che può variare dal nero al rosso-bruno al rosa, distribuiti all’interno della macchia in modo non uniforme; diametro, superiore a sei millimetri; evoluzione, nel tempo».

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