L'astrofisica Branchesi a Trieste: «Le donne vincono anche nella scienza ma conta il merito»

Marica Branchesi

«Questo Paese per progredire deve saper valorizzare i suoi giovani»

TRIESTE. Il ruolo delle donne nel mondo del lavoro non corrisponde a un numero di posti da rispettare, ma è un diritto. Lei, l’astrofisica che ha “ascoltato” le onde gravitazionali, storce il naso se pensa alle quote rosa: vuole invece contribuire a cambiare la cultura e soprattutto gli stereotipi. È venuta anche per questo a Trieste Marica Branchesi, di recente inserita fra le 100 persone più influenti del 2018 dalla rivista Usa “Time” (dopo essere stata nominata dalla rivista Nature tra le 10 figure più influenti a livello scientifico nel 2017). Menzione che non le ha cambiato la vita, se non per la mole di appuntamenti che ora si ritrova in agenda. Ospite spesso di incontri di divulgazione scientifica, sposata con un fisico, madre di due bambini, riesce a gestire tutto. Oggi aderirà al Manifesto internazionale per le donne nella scienza, lanciato alla Sissa.



Che funzione avrà e perché serve questo Manifesto?

Ha un valore notevole: le donne sono protagoniste della scienza, ma ci sono dei problemi. Ad esempio nel campo della fisica e dell'astronomia la presenza delle scienziate è ancora troppo bassa rispetto agli scienziati. Queste problematiche vanno risolte: discuterne insieme e creare netwtork è fondamentale.

Come si può realizzare questo ambizioso progetto?

Non ho esperienza in questo, ma quello che vorrei fare domani (oggi, ndr) è portare la mia esperienza personale degli ultimi anni e quindi raccontare le scoperte che abbiamo fatto sulle onde gravitazionali e il contributo delle donne, donne che provengono da nazioni completamente diverse.

Quali sono le problematiche più difficili da affrontare?

Gli stereotipi, non solo verso le donne ma anche nel mondo della scienza e nei confronti degli uomini: siamo visti come dei geni, ma in realtà ognuno di noi porta un contributo. La cosa che poi non mi piace è che le donne siano quasi "protette". Ci si trova in situazioni in cui bisogna raggiungere un numero equo tra donne e uomini per completare un comitato, ad esempio: le donne che hanno certe posizioni è perché se lo meritano e devono avere tutte le opportunità per avere quel ruolo di "leading" che hanno gli uomini, perché possono apportare qualcosa di fondamentale per avanzare nella scienza.


C'è bisogno delle quote rosa?

Non bisogna pensare che delle donne sono inserite in un determinato contesto grazie alle quote rosa: se sono lì è perché se lo meritano. È vero che ci sono delle regole che favoriscono e aiutano l'inserimento, però è necessario cambiare la cultura.

Lei ha deciso di stare in Italia. Il Belpaese però è fanalino di coda per i finanziamenti alla ricerca e alla scienza, il che provoca la fuga dei cervelli…

I finanziamenti alla ricerca devono aumentare. Si devono dare responsabilità e accesso ai fondi ai giovani ricercatori, che spesso lavorano con contratti da precari. Io sono fuggita per poco, sono stata via sei mesi. Poi ho vinto un finanziamento sostanzioso e sono rientrata. Andare all'estero arricchisce, ma si deve dare l'opportunità di rientrare e attirare anche i ricercatori stranieri.

Dopo la nomina del Time com'è cambiata la sua vita?

Io sono rimasta io, quello che è cambiato è che ho tantissimi eventi cui partecipare, non solo scientifici, ma anche di divulgazione scientifica: sono stimolanti ed è una parte che non conoscevo e che mi piace comunque fare, cerco di imparare.

Come riesce a conciliare la vita privata con quella lavorativa?

Il mio compagno è bravissimo (Jan Harms, un fisico, lavora a Virgo), ci dividiamo tutti i compiti, quando io viaggio lui tiene i bambini, se siamo entrambi occupati, ci soccorrono i nonni. Per fortuna noi lavoriamo anche da casa e questo ci aiuta.

A proposito di parità dei sessi, come ha recepito suo marito tutti questi suoi successi?

Lui è entusiasta, mi ha spinto lui ad andare al gala del Time (scherza, ndr). Mi dà molto sostegno. Forse perché è tedesco e non è italiano.

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