Il sindaco di Monfalcone: «Stop al Centro islamico»

La comunità musulmana di Monfalcone (Bonaventura)

Comunicazione del Comune alla proprietà Baitus Salat e al direttore dei lavori: «Divieto di eseguire le opere richieste»

MONFALCONE «Stop» ai lavori di ristrutturazione dell’ex Hardi Discount di via Primo Maggio per la realizzazione di un Centro culturale islamico in capo, e proprietà, dell’Associazione Baitus Salat. Il provvedimento è stato trasmesso via Pec al direttore dei lavori, architetto Federico Fabbro, nonché via raccomandata con ricevuta di ritorno al rappresentante legale e presidente dell’associazione, Mohammad Zakir Hassan.

Con questo atto il Comune di Monfalcone dispone il divieto di eseguire i lavori e le opere richieste nell’ambito della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) che era stata presentata lo scorso 17 gennaio dal presidente di Baitus Salat. Era seguita, lo scorso 26 aprile, la comunicazione di avvio dei lavori sottoscritta dal vicepresidente dell’associazione islamica, Alì Poesal. Premesse rigorosamente tecniche per dire che quelle opere, presentate proprio recentemente dall’associazione Baitus Salat, con tanto di rendering del progetto, non possono essere eseguite. Il motivo sostanzialmente è legato alla mancata e adeguata documentazione circa la tipologia d’intervento da realizzare trattandosi di zona sismica. Ciò, è sempre il Comune a spiegarlo nel provvedimento, nonostante i 60 giorni previsti ai fini dell’inoltro degli atti.

Significa dunque che senza questa documentazione, come contemplato dalla normativa, non si tocca nulla. Il provvedimento è scaturito all’indomani di un sopralluogo, eseguito venerdì dal comandante della Polizia municipale, Rudi Bagatto, assieme ai tecnici dell’Ufficio urbanistica, durante il quale, in ogni caso, è stata rilevata l’assenza della cartellonistica in ordine all’allestimento del cantiere edile.

Oltre non è stato specificato, trattandosi di una procedura riguardante un privato, l’associazione proprietaria del fabbricato e quindi titolare del progetto di ristrutturazione che, come già indicato nella Scia, comprende contestualmente la modifica di destinazione d’uso, quale Centro culturale islamico, acquistato per 400 mila euro il 22 giugno 2017.

Con questo passo e a fronte della comunicazione di inizio lavori presentata in Comune il 26 aprile, l’amministrazione comunale ritiene concluso l’iter. Insomma, in punta di diritto e nel solco della normativa (la Lr 16/2009 e relativo Regolamento di attuazione in materia di costruzioni in zona sismica, nonché il Dpr 380/2001), l’ente locale mette la parola “fine” al progetto del Centro culturale islamico. «Il Comune – ha spiegato il sindaco Anna Maria Cisint – ha eseguito una verifica puntuale, ripercorrendo l’intera “storia” tecnica della struttura di via Primo Maggio, a partire dalla compravendita dell’immobile. È stata effettuata un’analisi documentale approfondita, fino al sopralluogo per la verifica dello stato dell’arte, in seguito al quale, in base agli esiti, è scaturito l’obbligo di divieto ai lavori e alle opere. Il provvedimento è molto accurato e motivato». Cisint ha aggiunto: «Questo atto rappresenta un passo importante per la nostra città. Con questo provvedimento di divieto si conclude il procedimento. Credo peraltro non sia corretto aver già dichiarato che la struttura sia anche destinata alla preghiera, e se anche comunque lo fosse, non potrebbe essere possibile poiché non è prevista questa tipologia di attività sotto il profilo urbanistico. In pratica, in quell’area non è possibile realizzare neppure una chiesa».


Cisint si richiama poi alla Costituzione quando osserva: «L’articolo 8 contempla la libertà di professare le religioni, ma dice anche che non sono possibili organizzazioni i cui statuti contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. Il riferimento è alla poligamia, alla pena di morte per adulti e omosessuali, alla superiorità dei musulmano sul non musulmano, nonché dell’uomo rispetto alla donna». Il sindaco ricorda ancora come la Costituzione, «prevede che i rapporti delle confessioni religiose con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Un patto d’intesa da sottoporre alla Camera dei deputati». Termini che il sindaco associa rigorosamente alle disposizioni di legge. L’architetto Fabbro ieri non ha potuto fare altro che esternare assoluta sorpresa, riservandosi di prendere visione del provvedimento: «Leggerò l’atto e assieme ai miei clienti faremo le valutazioni. Devo capire cosa il Comune abbia eccepito, prima di pronunciarmi. Ritengo tuttavia che abbiamo prodotto quanto ci è stato richiesto, a mio avviso non mi sembrava una pratica che avesse particolari lacune».

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