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«Ai leader europei riuniti a Sofia serviremo il nostro cibo di serie B»

La provocazione del premier bulgaro Borissov che torna a puntare il dito contro i “doppi standard” usati da grandi catene e multinazionali

di Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO. I menù delle cene nei grandi vertici internazionali includono pietanze il più possibile ricercate e raffinate, per far fare bella figura ai padroni di casa. Potrebbe però andare in maniera molto diversa a uno dei summit più attesi e importanti dell’anno, quello tra leader Ue e dei Balcani occidentali in programma a Sofia il 17 maggio. Perché nel summit i leader di Germania, Francia, Italia, Spagna e del resto del continente, seduti a fianco agli omologhi balcanici, potrebbero essere “costretti” a provare cibi preconfezionati di grandi catene e multinazionali, in vendita nei supermercati bulgari con lo stesso marchio di quelli presenti sugli scaffali dei negozi dell’Europa occidentale più ricca. Ma dalla qualità inferiore e a volte proposti a prezzi persino superiori.



A lanciare la forte provocazione, inserendo nell’agenda del vertice la sentitissima - a Est - questione dei “doppi standard” nei cibi europei, è stato il premier bulgaro Boyko Borissov, da sempre in prima fila – assieme a Varsavia, Budapest, Praga e Bratislava – nella battaglia contro i “double standard” alimentari all’interno dell’Ue. Parlando a una conferenza sul tema della protezione dei consumatori, Borissov ha detto che si assicurerà che ai leader politici europei siano serviti al vertice proprio prodotti alimentari in arrivo dai supermercati locali. «Li mangeranno con piacere, come fanno i bulgari?», si è chiesto in maniera retorica Borissov, un riferimento all’ultima ricerca – l’ennesima – commissionata proprio da Sofia, dopo simili rese pubbliche nei mesi e anni scorsi in tutta l’Europa centro-orientale. Resa nota nei giorni scorsi dal ministero bulgaro dell’Agricoltura, la ricerca ha evidenziato nuovamente discrepanze in ingredienti e prezzi tra 53 prodotti con lo stesso marchio venduti in Bulgaria e in quattro altri Paesi Ue, Austria, Germania, Repubblica Ceca e Italia.

In un quarto dei casi, ha specificato il rapporto, sono state evidenziate differenze negli ingredienti e nel valore nutrizionale. A fare scalpore è stata soprattutto la più bassa qualità del «latte in polvere», ha segnalato il dicastero. E malgrado «il prodotto bulgaro possa essere descritto come di qualità inferiore, è offerto allo stesso prezzo dell’analogo venduto in Italia». Altre difformità «in colore e gusto» sono state riscontrate nelle mozzarelle, nelle cioccolate «con meno cacao e nocciole», in drink alcolici e non. Indagine – come una precedente, pubblicata nell’ottobre dell’anno scorso in Bulgaria con risultati definiti «inaccettabili e insultanti» da Borissov – che gli ha fatto venire l’idea della cena delle beffe per i colleghi europei. Beffe che sono però gli europei dell’Est a subire da anni, a causa dei cibi dalla qualità inferiore sotto lo stesso marchio.

I «doppi standard hanno contribuito a far sentire cento milioni di europei» dell’Est «degli aborigeni», ha attaccato il premier. Si tratta di vera «apartheid», ha rincarato l’ombudsperson bulgara, Maya Manolova. Parole che hanno spinto la commissaria Ue alla Giustizia, Vera Jourova, a ricordare che Bruxelles si è impegnata a «mettere fine alla la pratica dei doppi standard alimentari», oggi legale, al massimo entro la primavera del 2019, attraverso nuove regole e controlli. E a un organismo di monitoraggio a livello Ue. Doppi standard che saranno sicuramente fra i temi del vertice di maggio a Sofia - naturale continuazione di quello di Trieste del luglio scorso - accanto ad altre questioni importanti. Come ha comunicato l’Ue, si discuterà infatti, oltre che di allargamento, il fine ultimo per Balcani e Bruxelles, anche di «investimenti in infrastrutture», di trasporti, di «investimenti» a largo spettro, di «cooperazione economica regionale», di sicurezza e migrazione.

Su tutto, tante ombre, come i peggiorati rapporti tra Serbia e Croazia. E quella lunghissima della questione Kosovo e del paventato boicottaggio del summit da parte della Spagna e di altri quattro Paesi Ue che non riconoscono l’indipendenza di Pristina. E poi i timori che circolano ancora di un veto di Madrid alla dichiarazione finale del vertice, proprio per evitare di dare legittimità alla presenza del Kosovo al vertice. E a Sofia la cena – a prescindere dagli ingredienti usati dai cuochi e dalle boutade di Borissov - potrebbe essere per molti davvero indigesta.

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