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Asili statali, maestri in sciopero per 48 ore anche a Trieste

Mercoledì 2 maggio sit in davanti all’Ufficio scolastico regionale. Sotto accusa le nuove regole sull’abilitazione

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TRIESTE Le maestre e i maestri della scuola d’infanzia si preparano allo sciopero di mercoledì e giovedì. Un’agitazione che rischia di provocare disagi quindi negli istituti statali, dove il personale sarà impegnato in una protesta davanti alla sede dell’ufficio scolastico regionale di via Santi Martiri.

Alcuni insegnanti annunciano che potrebbero iniziare il sit in già domani, primo maggio, quando alcuni docenti di Pordenone rientreranno da Roma, dove alcuni esponenti della categoria hanno iniziato lo sciopero della fame.



Sono 150 a Trieste, 300 in regione e oltre 43mila in tutta Italia le persone a rischiare il posto. Sono insegnanti diplomati alle magistrali prima del 2001-2002, che secondo il Consiglio di Stato non hanno più diritto all’abilitazione. Il parere dell’Avvocatura di Stato sulla vicenda, con nuovo effetto immediato soltanto per i circa duemila docenti ricorrenti, prevede che siano esclusi dalle Gae, Graduatorie ad esaurimento, e che passino alle graduatorie di istituto, perdendo quindi il diritto alla cattedra fissa. Una situazione contro la quale, come detto, dal 26 aprile a Roma è in atto lo sciopero della fame, da parte di un gruppo di maestre provenienti da tutta Italia, alcune anche dal Friuli Venezia Giulia.

Disagi probabili quindi in molte classi mercoledì e giovedì, nella nostra città come in tutta la regione, ma le maestre e maestri ricordano ai genitori che la vertenza riguarda il futuro di migliaia di famiglie, persone che temono di perdere il lavoro e di dover rinunciare ai tanti anni di esperienza spesso già maturati nel settore.

Non si tratta della prima mobilitazione. Nei mesi scorsi le insegnanti hanno già manifestato a Roma, così come in regione, ma nulla per il momento si è mosso. Da una parte quindi ci sono le maestre, pronte nuovamente a far sentire la loro voce per sottolineare il diritto a continuare l’impegno nelle scuole, dall’altra ci sono i genitori dei bimbi, in molti casi stanchi di non poter trovare il personale in classe, dopo diverse giornate di stop dall’inizio dell’anno. Alcuni ricordano già cinque o sei giornate con i bimbi rimasti a casa.

«Chiediamo – ribadiscono gli insegnanti - l’apertura delle Gae per tutti gli abilitati diplomati magistrali ante 2002 e laureati in scienze della formazione primaria, e la conferma dei ruoli e lo scioglimento della riserva di chi è entrato in Gae. Il rischio di non poter più lavorare è alto e finora, nonostante mozioni, audizioni negli enti pubblici, dibattiti online e non solo, non si riesce ad arrivare a una soluzione, che possa tutelare tutti. Ci sono insegnanti da dieci, vent'anni, non è possibile far finta di niente». A livello nazionale lo sciopero è indetto da dal Coordinamento nazionale dei diplomati magistrale abilitati, e in tutte le regioni nei mesi scorsi si sono formati gruppi che hanno dato vita a momenti di incontro, per riunirsi, confrontarsi e dar vita anche a manifestazioni negli uffici scolastici locali.

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