Trieste, risse in piazza Libertà, due bar chiusi per 15 giorni

I sigilli al locale in piazza Libertà

Provvedimento della Questura. Uno degli esercenti protesta: «Le risse in zona non sono colpa nostra. Attività danneggiata»

TRIESTE «Se in piazza della Libertà succede di tutto, la colpa non può ricadere sugli esercenti». A lanciare il grido di allarme il titolare del bar Libertà, Abdurrahman Canli, 48 anni, origine turca ma ormai triestino d’adozione. Ieri il signor Gianni, così si fa chiamare in città, si è visto recapitare dalla Questura di Trieste un provvedimento che lo obbliga a sospendere per 15 giorni la sua attività, sita al civico 3 della piazza. «E la stessa cosa è successa anche al bar gestito dai cinesi che si trova all’angolo», aggiunge.

La doccia gelata è di ieri. «Gli agenti sono arrivati, ci hanno consegnato il provvedimento e ci hanno imposto di abbassare le serrande. Ma questo già non è un periodo facile per tutti. Chi lavora in questa piazza si trova in condizioni di lavoro ancora più difficili, considerando la presenza di persone che fanno rissa un giorno sì e uno no. Episodi che però non avvengono all’interno del mio bar, avvengono nella piazza. E se il mio locale si chiama come la piazza, non vuol dire che dobbiamo essere incriminati noi di episodi che esulano dalla nostra responsabilità». Il titolare è un fiume in piena. «I clienti ormai tendono a stare lontano dalla piazza a causa di tutti questi disordini, io lavoro nel rispetto delle regole, ho tre figli e pago un affitto per tenere aperto questo locale. Se adesso devo chiudere per 15 giorni, il danno che ne ricevo diventa un buco incolmabile».


L’esercente fa riferimento alla serie di fatti che sono avvenuti più di recente. L’ultimo, la città se lo ricorda, è avvenuto meno di una settimana fa. Un uomo, un quarantenne kosovaro, è stato accoltellato nel mezzo di una lite fra connazionali avvenuta proprio sul marciapiede opposto alla stazione ferroviaria, nei pressi di alcuni locali, fra cui evidentemente il bar Libertà. Il kosovaro, ferito - in maniera non grave - alla coscia, si è poi rifugiato nel locale gestito dai cittadini di origine cinese.

E il periodo è particolarmente intenso. Sempre in quella piazza un clochard è stato rapinato di notte, e nei mesi scorsi, nella vicina via Ghega, la polizia ha messo a segno alcuni arresti per spaccio. Insomma, una serie di episodi per i quali adesso il barista Canli si trova a dover rispondere direttamente. Dal provvedimento della Questura che lui stesso tira fuori, si evince però che il nome del suo locale appare coinvolto in diversi altri episodi di cronaca. «Eppure io non c’entro», insiste. Si legge di una rissa avvenuta il 28 marzo del 2017 proprio all’interno del suo bar, culminata nella denuncia per lesioni personali aggravate a carico di un addetto alla sicurezza del locale. E ancora, dell’intervento da parte del 118 per una persona ferita a seguito di una lite avvenuta il 10 settembre del 2017 sempre all’interno del suo bar. L’elenco è abbastanza lungo, in tutto sono otto gli episodi incriminati.

Il documento recita in coda anche che «indipendentemente dalle responsabilità del titolare della licenza, si ritiene che un congruo periodo di sospensione dell’attività commerciale in questione possa avere effetto dissuasivo sui soggetti pericolosi che frequentano il bar, privandoli di un luogo di abituale aggregazione, e che abbia al contempo l’effetto di interrompere il protrarsi della situazione di pericolosità sociale e la reiterazione delle condotte moleste».



Nel frattempo però il titolare sferra il suo attacco per cercare di dimostrare la sua buona fede. E lo fa nominando l’avvocato Giulio Di Bacco in sua difesa: «Oggi (ieri, ndr) la Questura ha notificato al mio assistito questo provvedimento per questioni di ordine pubblico – afferma il legale –. Nessuno nega che una serie di episodi siano successi in piazza della Libertà. Ma che siano successi all’interno del bar Libertà è invece cosa tutta da accertare. Farlo passare in questo momento come corresponsabile non so proprio che senso abbia. Per questo motivo valuterò se impugnare o meno questo provvedimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Video del giorno

Max Tramontini si candida come consigliere comunale di Trieste

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi