Possa: «La Yale di Generali pronta a formare 600 nuovi manager»

Monica Possa

«Così nasce la nuova classe dirigente del gruppo. Dal piano sul digitale al lavoro flessibile: il Leone cambia marcia»

TRIESTE. Per la prima volta nella storia di Generali nel Group Management Committee, il super-comitato dei top manager, sono entrate da qualche mese due donne. Isabelle Conner,Group Chief Marketing & Customer Officer, e Monica Possa, capo delle Risorse umane e organizzazione dal marzo 2013 che qui spiega l’organizzazione della Generali Academy, il centro di formazione permanente a livello mondiale delle Generali che dalla seconda metà del 2019 si trasferirà nel palazzo rosso accanto al quartier generale triestino del Leone. E ragiona su temi come l’inclusione e lo smart working.


Monica Possa, come funzionerà la Generali Academy, la Yale delle Generali?

La Generali Academy è già una Academy di eccellenza tecnica, ma nel futuro ha l’obiettivo di creare la nuova classe dirigente del gruppo. Ogni anno formiamo 200 top-manager provenienti da tutto il mondo e oltre 600 manager e professionisti, in collaborazione con le migliori università e con i docenti del Mib-School of Management di Trieste e dell’Università di Trieste. Inoltre abbiamo individuato all’interno del gruppo circa 400 profili che potrebbero corrispondere all’identikit dei leader del futuro che saranno formati all’interno dell’Academy. Infine siamo pronti a lanciare un vasto programma di formazione sul digitale.

Alle Generali è stato introdotto il lavoro flessibile. Come sta funzionando?

Al momento circa 7mila persone nel Gruppo (un migliaio in Italia) hanno la possibilità di lavorare in smart working. Abbiamo l’obiettivo di estendere lo smart working a tutte le società del gruppo, compreso l’head office triestino. É un passaggio epocale che stiamo pilotando a livello di gruppo e vogliamo estendere a tutti i dipendenti fino a due giorni alla settimana.

E sul fronte del welfare aziendale?

Come pilota, abbiamo lanciato in Italia un portale per i dipendenti con la definizione di tutti i benefit sociali, che è un modello che vogliamo estendere a tutte le società a livello internazionale.

Alle Generali ci sono posti tramandati di padre in figlio?

Da noi vige la meritocrazia assoluta. Non sarebbe giusto che in una società quotata ci siano forme di favoritismo.

Nelle aziende si comincia a riflettere sul tema dell’inclusione. Qual è il modello etico delle Generali su questo fronte?

Se vogliamo creare società innovative è fondamentale includere le diversità di genere. Alle Generali ci impegniamo a promuovere una cultura dell’inclusione che sappia valorizzare l’unicità delle persone e la diversità di ogni tipo, con particolare attenzione a quella culturale, di genere, generazionale e alle disabilità. A questo scopo abbiamo creato il Diversity Inclusion Council di cui fanno parte i capi del business delle più importanti unità del gruppo ed è presieduto da Frederic de Courtois, Group Ceo Global Business Lines & International. Tra i corsi di formazione, mi piace ricordare Maternity as a master, valido per mamme e papà: un programma per le aziende e i dipendenti che, attraverso una serie di corsi e seminari, mira a valorizzare l’esperienza genitoriale come un prezioso periodo di apprendimento.

Si racconta di un storico codice di comportamento nella compagnia, uno status riconoscibile che impone di non sprecare nulla, utilizzando le matite fino all’ultimo frammento di grafite. É ancora così?

Quando sono arrivata cinque anni fa a Trieste sono rimasta subito colpita da questo incredibile senso di appartenenza che contraddistingue i dipendenti delle Generali. Non è un caso che l’83% dei dipendenti sia orgoglioso di lavorare qui e l’87% sia disponibile a fare più di quanto richiesto per contribuire al successo dell’azienda: un’impressione che si avverte subito girando per i corridoi della direzione di Trieste.

La lingua ufficiale?

L’head office triestino indirizza e guida l’attività in oltre 60 Paesi con più di 400 società. Qui lavorano persone di molte nazionalità. La lingua ufficiale non può essere che l’inglese.

Com’è il rapporto fra vecchie e nuove generazioni nell’era digitale in un ambiente internazionale come le Generali?

L’età media del gruppo è di 42 anni. In media ciascun dipendente lavora con noi da una dozzina d’anni e quindi possiede esperienza e competenze. Il nativo digitale trasmette esperienza e scambia informazioni con i senior del gruppo. Anche in questo modo trasportiamo con successo la nostra organizzazione verso il nuovo mondo digitale.

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