Trieste, prof aggredito dal papà di un alunno al Volta

L'esterno dell'istituto Volta

Insegnante insultato e strattonato in palestra, durante la lezione di ginnastica, da un padre perché aveva rimproverato suo figlio. Prognosi di cinque giorni al Pronto soccorso. Scatta la denuncia. 

TRIESTE Un genitore entra in palestra durante la lezione, prende a male parole e alza le mani sull’insegnante di ginnastica. Il tutto davanti ai ragazzi. È l’episodio verificatosi giovedì della scorsa settimana all’istituto Volta di Trieste, ma emerso soltanto ieri. Protagonista suo malgrado il professor Roberto Marassi, docente di educazione fisica noto per la sua bonomia: «Pensavo che queste cose non succedessero da noi, ma mi sbagliavo», dice.

L’istituto ha preferito non sollevare clamore attorno a quanto avvenuto, ma a scuola le voci girano e infine la notizia è stata resa nota. Questi i fatti: il docente stava conducendo la sua lezione assieme a una classe nella palestra dell’istituto. Ad un certo punto ha redarguito un ragazzo, piuttosto irrequieto, che stava boicottando il normale svolgersi dell’ora.

La palestra del Volta


Fatto sta che il giovane non prende con filosofia i rimproveri dell’insegnante. «Ha iniziato a dire che avrebbe chiamato il preside - ricorda Marassi - e io gli ho suggerito di farlo, che non c’erano problemi. Allora ha detto che avrebbe chiamato suo padre».

Parole che in questo caso corrispondono a una minaccia. Il ragazzo prende il cellulare e, senza che il professore se ne accorga, scrive un sms al genitore. «Dopo un po’ ho visto che il ragazzo stava per uscire dalla palestra - ricorda il prof -, e proprio in quel momento è arrivato il padre. Senza che potessi dire niente, ha iniziato ad insultare. Io ho cercato di spiegargli che non avevo fatto assolutamente nulla».

La scena si svolge sotto gli occhi increduli e un tantino scossi di tutta la classe. Trovandosi di fronte la perplessità del docente («In fondo non sapevo nemmeno chi fosse, quell’uomo», ricorda Marassi) il genitore decide di ricorrere alla violenza, afferrando con forza il braccio del professore. Fortunatamente quest’ultimo riesce a non perdere la calma e, pur essendo un uomo in forma e di una certa statura, decide di non reagire. A quel punto l’aggressore molla la presa, prende il figlio e lascia la palestra. Va dalla preside Clementina Frescura, forse per giustificare quanto accaduto.

Quel che accade dopo è un graduale ritorno alla normalità. La preside scende per accertarsi dei fatti. Sente la versione dell’insegnante, a cui chiede di redigere una relazione su quanto avvenuto, e ascolta le testimonianze dei ragazzi. Questi sono concordi nel dire che i rimproveri del ragazzo non potevano giustificare in alcun modo la reazione spropositata del genitore.

Subito dopo, l’insegnante si dirige al Pronto soccorso di Cattinara, dove il personale sanitario riscontra le ecchimosi lasciate dalla stretta del genitore, e propina all’insegnante cinque giorni di prognosi. Inevitabile il risvolto penale: il professore ha infatti denunciato l’aggressione alla polizia ferroviaria.

Commenta Marassi: «Sono rimasto sbalordito. Insegno da quarant’anni ed è la prima volta che accade qualcosa del genere. Mi vien da chiedermi che cosa stia succedendo alla nostra società. Anch’io sono stato uno studente del Volta, decenni fa, e cose simili non accadevano. Non dovrebbero accadere nemmeno oggi».

Conclude il docente: «È stato un gesto veramente brutto, anche perché tutto è avvenuto davanti ai ragazzi. Questo principalmente mi dispiace. Se devo esser sincero, speravo che la cosa restasse all’interno della scuola. Non ambivo a questo genere di popolarità».

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