Il presidente delle Generali Galateri: «Soci uniti, fiducia a Donnet»

Gabriele Galateri di Genola

Fase dell’armonia. «Crescita di Caltagirone e Benetton, segnale positivo»

TRIESTE. Presidente Gabriele Galateri di Genola, soddisfatto dei risultati di Generali che saranno presentati in assemblea (in programma giovedì 19 aprile alle 9 alla Staziione Marittima di Trieste)?

Nel 2017 abbiamo proseguito con successo l’attuazione del piano strategico al 2018 e siano in corsa per centrare tutti gli obiettivi. In un anno di ripresa dell’economia mondiale, nonostante uno scenario geopolitico dominato dalla Brexit e dalle tensioni internazionale, le Generali hanno dimostrato di essere molto resilienti. Abbiamo archiviato l’anno con un risultato operativo da record, un utile netto di 2,1 miliardi e un dividendo in crescita. Risultati apprezzati dal mercato considerato che il titolo, dalla presentazione del piano industriale nell’ultimo Investor Day di novembre 2016, ha guadagnato il 43%. Il nostro Solvency Ratio è al livello dei migliori concorrenti. Stiamo portando a termine la cessione delle controllate non strategiche. Dopo il riassetto in Italia con la concentrazione dei marchi, stiamo realizzando un analogo processo anche in Germania.


Le Generali hanno molto semplificato i processi decisionali e la governance. Ritiene che l’attuale assetto vada bene?

Il management guidato dal Group Ceo Philippe Donnet è molto unito, professionale, ben strutturato. Nel Group Management committee è cresciuta anche la componente femminile con l’ingresso di Isabelle Conner, Group Chief Marketing e Customer Officer e di Monica Possa, Group Chief HR e Organization Officer. Il consiglio di amministrazione è ben equilibrato. Nel nostro cda la quota di indipendenti è molto elevata pari al 68%. Le donne rappresentano il 38%.


Come valuta il recente rafforzamento nel capitale del Leone di alcuni soci di peso con il rafforzamento del gruppo Caltagirone al 4% e l’entrata in campo del gruppo Benetton con il 4% oltre agli azionisti storici Mediobanca, Del Vecchio e De Agostini?

É un segnale di fiducia nel lavoro del management guidato da Donnet che il 21 novembre prossimo presenterà al mercato il nuovo piano industriale. Le Generali hanno una compagine azionaria di altissima qualità, coesa, in armonia, con una forte vocazione internazionale (gli investitori esteri sono il 42%). La solidità e la creazione di valore sono la migliore garanzia per l’indipendenza, l’internazionalizzazione e l’italianità della compagnia.

Ma per accelerare questo processo le Generali devono aumentare di peso? I critici dicono che con una capitalizzazione di 23-24 miliardi ci sia troppa distanza dai concorrenti Axa e Allianz.

Come dice spesso Philippe non conta essere i più grandi ma essere i migliori. Dobbiamo utilizzare tutte le leve che permettono al gruppo di essere valorizzato nel modo più adeguato. Crescere sui mercati è importante ma le dimensioni assolute non sono decisive.

Cosa aspettarsi dal nuovo piano dopo la fase del taglio dei costi, della cessione delle controllate non strategiche, della concentrazione dei marchi in Italia?

Prematuro anticipare il piano. Mi limito a dire che la spesa per la salute e la protezione sociale, in una fase in cui i sistemi previdenziali pubblici sono al collasso, sta aumentando. Ci sono margini di crescita importanti per le compagnie assicurative in un mondo dominato dai nuovi rischi: parlo dei cambiamenti climatici, del cybercrime, delle catastrofi ambientali.

Con asset di circa 500 miliardi di euro, la compagnia è il gioiello della corona della finanza italiana. Il risparmio gestito è la nuova frontiera?

Lo sviluppo dell’asset management è una grande opportunità. Ci sono importanti spazi di crescita.

La compagnia ha accelerato sul fronte dell’innovazione nell’era delle polizze 4.0. Può spiegare?

La gestione dei data analytics è fondamentale per lo sviluppo delle compagnie assicurative con l’obiettivo di migliorare il servizio e creare tariffe personalizzate. Attraverso l’adozione di queste avanzate tecniche di analisi di dati sappiamo come affrontare le sfide presentate dalle trasformazioni digitali per comprendere al meglio i comportamenti quotidiani dei nostri clienti. Generali ha aderito al consorzio B3i che sta lavorando a un distributed ledger comune per le transazioni di riassicurazione, basato sulla tecnologia blockchain. Abbiamo lanciato prodotti molto innovativi nel campo della salute, della protezione e della prevenzione della sicurezza stradale.

Catastrofi naturali e cambiamento climatico rappresentano ormai uno dei maggiori rischi per il settore assicurativo. Generali ha presentato recentemente una strategia sul cambiamento climatico..

La tutela dell’ambiente e l’adozione di azioni efficaci per fronteggiarlo rappresentano per noi temi centrali. Per questo l’investimento in settori green sarà incrementato di 3,5 miliardi e non effettueremo nuovi investimenti in società legate al settore carbonifero.

Lo scenario politico post-elettorale appare complicato. che ne pensa?

Per il momento i mercati finanziari hanno reagito con molta tranquillità. Ma non avranno pazienza all’infinito. C’è fiducia nell’equilibrio e saggezza del presidente Mattarella. L’Italia ha bisogno di un governo in grado di condurre in porto le riforme per la modernizzazione e il rilancio infrastrutturale del Sistema Paese. Mi riferisco, ad esempio, alle reti digitali e dei trasporti.

Un problema anche per Trieste e il Friuli Venezia Giulia..

Infrastrutture e trasporti sono un nodo importanti per questa regione. Ma ci sono segnali positivi. Mi riferisco all’inaugurazione del polo intermodale del Trieste Airport, ai lavori per la terza corsia sulla Trieste-Venezia, al rilancio del porto, oggi divenuto grande hub strategico nel Mediterraneo. Lo scalo triestino è al primo posto in Italia per il volume del traffico merci. La città può diventare un avamposto dei traffici dall’Asia e dalla Cina verso il Centro Europa.

Sulla skyline triestina servirebbe una maggiore visione progettuale?

Bisogna lavorare con una strategia mirata sulla vocazione scientifica del territorio. Trieste, con i suoi centri di eccellenza, sarà capitale europea della scienza nel 2020. Quali modelli immaginare per la città? Si potrebbe pensare a progetti come quello che ha fatto nascere da zero l’Istituto italiano di tecnologia a Genova, che presiedo, oggi divenuto una realtà di eccellenza. Oppure allo sviluppo dell’area del Lingotto a Torino o all’area ex Expo a Milano che diventerà una cittadella della ricerca e della scienza medica con il progetto Human Technopole.

Il gruppo ha lanciato quest’anno il progetto The Human Safety Net che parte dal recupero delle Procuratie Vecchie di Venezia..

Il programma si articola su iniziative che vanno dal socio-demografico, al coinvolgimento delle comunità in cui lavoriamo e viviamo, creando pari opportunità per bambini svantaggiati, aiutando i rifugiati a creare sturt-up, salvando i neonati da patologie gravissime come l’asfissia neonatale. Saremmo felici di ampliare il raggio d’azione di questo importante progetto anche alle istituzioni triestine.

Il 9 luglio si trasferirà con il Group Ceo Donnet nella nuova torre Generali nel centro direzionale milanese Citylife. La torre progettata dall’archistar Zaha Hadid sarà il nuovo simbolo iconico della compagnia dopo Trieste?

Citylife è il simbolo di una città con una forte dimensione internazionale. Le Generali continueranno a custodire gelosamente la loro storia rappresentata dalle radici triestine e mitteleuropee.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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