Centro culturale islamico a Monfalcone: «Sindaco, confrontiamoci»

La presentazione del progetto a Monfalcone

La rabbia di Cisint dopo la presentazione del progetto: «Nessuna autorizzazione». Ora la comunità dei fedeli risponde con l’invito a un dialogo «sano e tranquillo»

MONFALCONE. All’accusa del sindaco di Monfalcone Anna Cisint di aver voluto compiere una forzatura sul progetto per la creazione di un centro culturale islamico nel sito dell’ex Hardi di via Primo maggio la comunità dei fedeli musulmani risponde con l’invito al dialogo. L’ex assessore ai Lavori pubblici e ingegnere di origine senegalese, Bou Konate, smorza i toni: «La cosa importante è capire che viviamo tutti assieme la stessa città che tutti vogliamo migliore».

L’invito rivolto a Cisint e alla sua giunta è «avvicinarsi ai suoi cittadini, come sono anche quelli di origine straniera, persone che sono qui da anni, i cui figli si sentono italiani e che non se ne andranno», ma anche di cercare un confronto che sia «sano e tranquillo» e parta dalla conoscenza reciproca. L’invito si amplia quindi alla visita del centro culturale islamico Darus Salaam di via Duca d’Aosta, di proprietà dell’omonima associazione che vi ha già realizzato lavori di ristrutturazione autorizzati dal Comune. «Il sindaco vedrà che il centro è frequentato da mamme e bambini», dice Konate. Anche di preghiera e non è un mistero.


Alla radice del caso, la presentazione pubblica - domenica - del progetto di riqualificazione dell’immobile destinato a centro culturale islamico. Una «nuova casa» aperta «a tutti», è stato spiegato nell’incontro tenuto fuori dal complesso (superficie totale di 1800 metri quadrati, compresa quella coperta) ormai di proprietà dell’associazione Baitus Salat, attiva in una sede divenuta troppo piccola per la preghiera ma anche per la gestione delle attività previste dallo statuto. Domenica Bou Konate ha detto che «noi immigrati siamo ormai il 20% dei residenti» e che dunque si imponeva la necessità di spazi. Il vicepresidente Alì Poesal ha aggiunto che si farà preghiera, ma anche che «insegneremo la lingua bengalese e italiana ai bambini, l’italiano alle donne. Faremo attività sportive, e aiuti umanitari».



La presentazione non è piaciuta al sindaco: «È stato presentato un progetto che non ha autorizzazioni», «escludo che quell’ex supermercato possa ospitare una moschea». Il sindaco, lunedì, ha anche parlato di «arroganza grave» nella presentazione di un progetto non ancora approvato. Quanto alla sua assenza - Cisint era stata invitata - «il sindaco non va e non fa partecipare l’amministrazione a iniziative che sono assolutamente sbagliate, su progetti che non esistono», ha detto.

Di qui le nuove reazioni. «Pure altri gruppi hanno i loro luoghi di culto in città e quindi perché questa differenza? », si chiede Rejaul Haq, portavoce del centro culturale islamico Baitus Salat, promotore appunto della trasformazione dell’ex Hardi. Di più non dice, comunque. «In ogni caso credo che sia preferibile un luogo ben definito e conosciuto», aggiunge Konate: «Non c’è da avere paura, perché la società cambia, la cittadinanza pure. Il centrodestra forse dovrebbe riflettere se atteggiamenti aggressivi poi non finiscano per allontanare dei potenziali elettori. L’obiettivo dovrebbe essere quello di far crescere tutti i giovani in modo che poi possano essere liberi e votare quello che vogliono». Quanti siano comunque gli stranieri residenti in città che hanno preso la cittadinanza non è dato sapere, perché il Comune non ha ancora risposto alla richiesta avanzata dalla nostra redazione di poter conoscere il dato relativo ai nuovi italiani.

Il segretario dei dem monfalconesi Marco Ghinelli sollecita innanzitutto a non «sfruttare gli stranieri per dare un segnale forte in campagna elettorale», evidenziando i lati positivi della riconversione dell’ex supermercato, che sarà «un punto di incontro diverso dal centro e da via Sant’Ambrogio, un luogo dove si insegnano le leggi e le regole italiane, si garantisce la sicurezza, in continua collaborazione con le forze dell’ordine, si insegna la lingua italiana ai bambini e soprattutto alle donne».

All’ex sindaco e al resto del centrosinistra l’attuale prima cittadina ribatte di aver finora agito e di voler continuare ad agire per ripristinare la legalità e il rispetto delle regole, «come mai fatto in precedenza. Un lavoro che si estende anche al tema dell’appalto Fincantieri – aggiunge –. Deve essere chiaro che l’integrazione è un processo che richiede reciprocità. Abbiamo proposto alle comunità straniere un decalogo a base di ogni possibile convivenza. Alcune realtà hanno risposto con grande disponibilità, altre come quelle del Bangladesh non hanno mostrato la necessaria responsabilità. L’integrazione non può essere interpretata come prevaricazione di una minoranza sulla maggioranza. Almeno siano a quando io sarò sindaco».
 

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