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Affitti low cost e atmosfere retrò: a Trieste il commercio scommette sui rioni

A Opicina apre i battenti una latteria con formaggi non pastorizzati. Le creazioni di Artematta lasciano Cavana e approdano in via Conti. E a San Giacomo l’edicola si trasforma in “fruit bar”

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TRIESTE Una scelta controcorrente. È quella fatta da alcuni commercianti che, un po’ a sorpresa, hanno scelto di tentare la fortuna in periferia. È anche grazie a loro se i rioni hanno iniziato a rianimarsi. E chissà che il loro esempio non venga seguito a breve da altri colleghi, compresi quelli attivi nella grande distribuzione.

Affitti più bassi, voglia di riqualificare aree in parte abbandonate a causa della crisi e idee brillanti. Ecco le molle che spingono ad aprire attività in zone decentrate: da Opicina a San Giacomo fino a largo Barriera e San Giovanni. Anche se gli esperti sottolineano che c'è ancora molto da fare: «La cosa positiva - dice il presidente provinciale di Fiaip Stefano Nursi - è che i valori degli immobili sono molto bassi, sia per chi affitta sia per chi acquista. Ci sono però ancora tantissimi negozi chiusi».



Per un affitto mensile per un foro commerciale in periferia si spendono in media 500 euro, appena un terzo rispetto a quanto chiesto per un negozio in centro città. Perchè non provarci allora? L’hanno fatto in parecchi, come detto. I due fratelli Nassimbeni, per esempio, scommettendo sulla formula “quotidiani più merende e aperitivi”, hanno deciso di affiancare qualcosa di nuovo alla loro edicola in piazza San Giacomo (attività gestita dalla loro famiglia da anni). Andrea, 53 anni, con l'aiuto del figlio Matteo, 24 anni, e Alberto, 43 anni hanno lanciato, “Frèsco”, dopo quattro anni di progetti e pratiche per concessioni, idee e viaggi. Alla base, appunto, l'idea di continuare una tradizione famigliare ma rinnovandosi. Il giornalaio per il momento rimane sempre attivo. Ma fra qualche settimana, trasformeranno il chiosco retrostante, che al momento vende solo frutta e verdura, in un locale ultra moderno, che offrirà anche centrifughe, frullati alcolici e analcolici, aperitivi oltre a verdure pronte per essere cucinate.

«Ringraziamento le ultime due giunte comunali per aver creduto nel progetto - spiegano -. Il nostro è un azzardo. Speriamo funzioni bene, abbiamo tanta voglia di lavorare, anche in una zona decentrata in cui comunque abbiamo voluto investire».

C'è chi resta e chi cambia. Alessandra Trebbi, da Cavana, con il suo negozio di gioielli fatti a mano Artematta, si è trasferita in via Conti, in uno spazio che condivide con Laura Vaccari, dove crea decorazioni con fiori solo a chilometro zero, e dove ospitano l'artista Luigi Merola. Sentono già la curiosità e il calore di quello che è un rione. Alla base del trasferimento di Alessandra ci sono due motivi. «Ho deciso di abbattere i costi del centro storico. E poi mi ero accorta che in un negozio da sola in Cavana perdevo di vista il resto, lasciando poco spazio alla mia creatività».

Simone Vanin, veneto di origine, dopo 22 anni di navigazione, nove anni fa ha aperto a San Giacomo una rivendita di vini di un'azienda trevigiana e di prodotti agricoli, assieme alla compagna Monia Zanchetta. E ora ha deciso ora di fare il bis nel rione di San Giovanni. «Il centro è più facile, ma i piccoli rioni non bisogna abbandonarli, bisogna scommetterci», dice Simone.

Da diversi mesi invece ha aperto in via dei Giuliani la paninoteca Al Morsigon. In una via un po’ defilata, il menù racconta di panini che hanno tutti modi di dire prettamente triestini. «Avevo un bar - spiega la titolare Nerina D'Ambrosio -, ho deciso di cambiare, lavorando soprattutto per asporto».

Sull'Altipiano invece, a Opicina, è stata avviata una latteria di prodotti provenienti da Tesis, frazione del comune di Vivaro. in provincia di Pordenone. «La famiglia di mio marito Emanuele - racconta Giulia Giannini - da sempre porta avanti degli allevamenti e produce il latte Blanc friulano con il Consorzio agrario del Fvg. Da poco inoltre ha rivitalizzato un vecchio caseificio che oggi si chiama Fattorie del latte di nonna Irma. Io, che ha lavorato nell'abbigliamento (aveva Il Bagaglio al Tergesteo, ndr), ho proposto di aprire uno spaccio con questi prodotti. La nostra filosofia è non pastorizzare quindi ogni prodotto è uno diverso dall'altro». La location? «Opicina ha ancora il piacere di fare le compere nelle botteghe». Lì insomma si respira l'atmosfera rionale di un tempo.

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