«Mi ha ricattato e diffamato su Facebook»

Le truffe si consumano ormai anche sui social network

Un triestino denuncia un conoscente che lo accusa di avergli rubato un cellulare. «Per non pubblicare il post chiedeva 150 euro»

TRIESTE «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli», sentenziava Umberto Eco. Certamente anche agli imbroglioni di professione o a chi ci prova. Ha dovuto sporgere denuncia il triestino che un anno fa si è trovato davanti a un conoscente che l’accusava del furto del cellulare. Con tanto di ricatto: «O mi dai 150 euro o pubblico tutto su Facebook... scrivo che sei un ladro».

Così in effetti è stato. Dalle minacce ai fatti, nel giro di appena mezza giornata. Il malcapitato, poche ore dopo, ha acceso il computer e ha visto il proprio nome in bella mostra: un post che accostava la sua persona allo smartphone trafugato.


Si può immaginare la faccia della vittima, suo malgrado dipinta come un ladro di telefonini. Diffamato, in buona sostanza. Ma la vicenda, vista la richiesta di soldi, potrebbe ipotizzare anche il reato di estorsione. L’indagine è ancora in corso.

Siamo ad aprile dell’anno scorso. L’uomo viene avvicinato per strada da un conoscente con cui in passato si era accompagnato, insieme ad altri, ad alcune gite in bicicletta fuori Trieste. Succede tutto nello spazio di una breve chiacchierata. «Lui - riferisce la vittima nella querela - mi ha accusato immediatamente di avergli rubato un telefono cellulare. Il furto, a suo dire, risaliva ad alcuni anni or sono. Io non sapendo nulla di tale furto e non avendo mai sottratto nulla a chicchessia chiedevo spiegazioni invitando il mio interlocutore a calmarsi e a ragionare. L’uomo - aggiunge il triestino, che di fronte a tali insinuazioni è caduto letteralmente dalle nuvole - però non sentiva ragioni e pretendeva da me la consegna di 150 euro. Che, a suo dire, corrispondevano al valore del telefono. Se non avessi pagato, così mi ha detto, avrebbe pubblicato tutto sul web. Io gli avrei sottratto il telefonino durante una pedalata. Così ha detto, precisando di aver riconosciuto il proprio telefonino nelle mani di mia moglie in un’altra occasione. Tutto inventato».

La discussione è animata, i toni si alzano. «Io gli ho quindi risposto ribadendogli di non aver preso nulla e che non intendevo sottostare a nessuna imposizione».

Poche ore dopo ecco la spiacevole sorpresa. «Lo stesso giorno - ripercorre la vittima - alle ore 11.42 ho letto un post su Facebook sulla sua pagina pubblica».

Il triestino si riconosce. Legge il proprio nome in un lungo testo che riferiva delle circostanze del fantomatico furto. «In quelle parole vengo bollato come ladro, senza mezzi termini», osserva il triestino. Il quale, come unica arma per difendersi, non ha potuto far altro che querelare chi lo ha diffamato. L’avvocato difensore, Roberto Mantello, ha subito formalizzato la denuncia chiedendo anche i l ristoro dei danni morali.

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