Alta tensione in Kosovo. I serbi escono dal governo

La foto simbolo degli scontri di lunedì a Kosovska Mitrovica: il pollice alzato di Marko Djurić che spunta dal veicolo blindato in cui la polizia kosovara lo sta portando via

Dopo l’arresto e l’espulsione del capo dell’Ufficio di governo per Pristina l’Europa avverte: non accetteremo più simili incidenti. Mogherini a Belgrado

BELGRADO. Lunedì la selvaggia irruzione delle forze speciali della polizia kosovara a Mitrovica nord, l’arresto di Marko Djurić, numero uno dell’Ufficio governativo serbo per il Kosovo, il timore di un’escalation. Ieri, martedì 27 marzo, la tensione che s’innalza a livello politico. Come significativo contraltare, l’elettricità nell’aria ma anche la calma nelle strade di Mitrovica, dove la giornata è trascorsa senza incidenti, le barricate rimosse. E infine l’Europa che fa sentire la sua voce e anche la sua presenza, con Federica Mogherini sbarcata a sorpresa in serata a Belgrado per avvertire che l’Ue non accetterà più incidenti di questa portata.

È questo il quadro - in evoluzione – della nuova crisi tra Serbia e Kosovo. La scena, dopo Mitrovica, si è trasferita ieri a Belgrado, dove dopo un vertice con il presidente serbo, Aleksandar Vučić, è arrivata una importante conferma: l’uscita della Srpska Lista, il partito politico in Kosovo espressione degli interessi serbi, dalla maggioranza di governo in Kosovo. A darne notizia è stato il presidente della Lista, Goran Rakić, che a proposito dei fatti di Mitrovica ha parlato di «attacco terroristico». Attacco che come prima conseguenza avrà proprio l’addio della Lista all’esecutivo Haradinaj. Rakić ha poi dato un altro importante annuncio: quello che i serbi del Kosovo inizieranno il 20 aprile a dar vita alla cosiddetta Comunità delle municipalità serbe (Zso), prevista dagli accordi di Bruxelles del 2013 e mai realizzata nel concreto, per l’ostracismo di Pristina. «Abbiamo informato il presidente Vučić di questo e abbiamo il suo sostegno», ha assicurato Rakić. Che ha poi lanciato un preoccupante appello ai serbi del Kosovo - in vista della futura formazione dell’esercito kosovaro - a non entrare nelle forze armate di Pristina. Perché «non possiamo permettere che si crei un contesto nel quale ci si combatta tra fratelli».



A fianco di Rakić e degli altri leader serbi del Kosovo anche Marko Djurić, con due vistose bende ai polsi, che ha denunciato che l’operazione della polizia di Pristina sarebbe stata di fatto un tentativo di occupazione del nord a maggioranza serba, con il tacito benestare della comunità internazionale. E ha poi dichiarato di essere stato «intimidito» con fucili e coltelli dalle forze speciali del Kosovo.

Ma cosa succederà ora, al governo di Pristina? Teoricamente, senza i dieci deputati della Srpska Lista, l’esecutivo del premier Haradinaj non avrà più una maggioranza, scendendo dalla già risicata attuale soglia di 62 parlamentari a 52. Ma Haradinaj, subito dopo gli annunci di Belgrado – e dopo aver ribadito che l’operazione di polizia di lunedì è stata compiuta nel rispetto della legge - ha assicurato che il suo governo non ha intenzione di gettare la spugna. Né lui di dimettersi, e «non ci saranno elezioni anticipate». Ha poi lanciato un appello alla calma e alla riflessione all’indirizzo della Lista serba, perché «tornare al tavolo e lavorare insieme» sarebbe la soluzione migliore. L’uscita dal governo non risponderebbe infatti «agli interessi dei serbi in Kosovo». «Spero – ha aggiunto Haradinaj, parlando in serbo – che la decisione cambi e che ritornino» nella maggioranza. Anche perché «mosse unilaterali non aiutano nessuno». Il presidente Thaci – indicato da media kosovari come l’anima del blitz a Mitrovica - ha parlato invece di «provocazioni» da parte della Serbia.

Un vero muro contro muro con vaghe aperture, dunque, eretto nel momento peggiore, quando sembrava che il dialogo per la normalizzazione dei rapporti, facilitato dalla Ue, dovesse entrare nella fase più avanzata. Situazione così complicata da spingere Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue agli Esteri, ad atterrare a sorpresa e “d’emergenza” ieri sera a Belgrado, di ritorno da un viaggio a Tashkent. Nella capitale serba Mogherini ha avuto un lungo colloquio, «franco e aperto», con Vučić, ha specificato una nota dell’Ue. «Quanto è accaduto non deve ripetersi», ha detto Mogherini. Ribadendo poi l’Ue si aspetta che «la calma, la saggezza e la moderazione» prevalgano.

 

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