Trieste Airport, privatizzazione al via: in pista anche i cinesi

Una veduta dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari

Venerdì all’esame del cda la gara per la cessione del 45% Fra i candidati Atlantia, Save, Fraport, Everbrigh e Hna

TRIESTE. Si apre la settimana dell’ultima tappa verso il bando di vendita di Aeroporto Fvg. Venerdì 30 marzo il cda della società di proprietà della Regione approverà la gara per l’acquisizione del 45% della spa (con l'opzione per un ulteriore 10% dopo tre anni). A stretto giro seguirà la pubblicazione prima nella Gazzetta europea, quindi in Gazzetta Ufficiale. E a inizio aprile gli aeroporti con almeno 10 milioni di Wlu (Work Load Unit, la somma di passeggeri e merci gestite in un anno), requisito chiave per partecipare alla corsa, potranno presentare un'offerta.

Trieste Airport, alla scoperta del nuovo Polo intermodale

Nel cda di venerdì, fa sapere il direttore generale Marco Consalvo, verrà dato il via libera anche al nuovo piano industriale.

«Un passo fondamentale per la continuità dello sviluppo intrapreso da Trieste Airport negli ultimi due anni», ha detto giorni fa Antonio Marano, presidente di Aeroporto Friuli Venezia Giulia. I contenuti, che verranno svelati a fine seduta, compresa una scadenza del bando che sarà fissata, secondo il codice degli appalti, non prima di 35 giorni dalla data di apertura, saranno un punto di riferimento per gli investitori. Perché la scelta, alla fine, cadrà su chi avrà formulato la miglior prospettiva di crescita per uno scalo che la gestione Marano-Consalvo ha innanzitutto riportato in attivo per poi puntare al traguardo del milione di passeggeri. Dalla seduta del cda emergerà anche la base d’asta. Sin qui si è parlato di 30-35 milioni di euro, visto che, altra indiscrezione, il consulente tecnico, Kmpg – che nell’operazione si è affiancato allo studio legale Dentons –, avrebbe assegnato a Trieste Airport un valore attorno ai 70 milioni.

Ma se la cifra definitiva rimane top secret, proprio per l’intenzione di individuare un partner che porti sviluppo e non speculazione, è già certo che verrà privilegiata un’offerta industriale e non finanziaria. A soddisfare la richiesta, proprio a partire dal paletto di un traffico non inferiore ai 10 milioni di Wlu, ci sono solo alcuni gruppi italiani. A correre, così si ipotizza, potrebbero dunque essere in primis Atlantia, che fa capo ai Benetton e che controlla la società Aeroporti di Roma, e F2i, fondo privato che ha nelle sue mani Torino e Napoli, una quota di Bologna ed è azionista di riferimento di Milano Malpensa, Linate e Alghero.

Con Save, che nelle recenti dichiarazioni è sembrata snobbare Ronchi, ma che certamente un’occhiata al bando lo darà, non è escluso che nella partita possa entrare anche Bergamo. Senza dimenticare, trattandosi di gara aperta, che ci sono gli stranieri. Quello con più ambizioni è Fraport, recentemente attivo su Lubiana (ha acquistato il 75% per 177 milioni di euro) e sulla Grecia (con 1,2 miliardi si è portato a casa 14 scali regionali), ma c’è anche Aéroports de Paris. Tra gli outsider, il gruppo Everbrigh di Hong Kong, che ha acquisito Tirana, e i cinesi di Hna, che guardano a Belgrado e hanno introdotto il volo da Pechino, via Praga, verso la capitale serba. E i vertici di Trieste Airport esprimono soddisfazione per la definizione di un percorso avviato in autunno e infine concretizzato dopo i visti ministeriali e dell’Enac. «Grazie a un bando innovativo – dice Marano – ci apriamo ai mercati internazionali».

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