La Icop si fa avanti per il Parco del mare di Trieste

L'area in cui divrebbe sorgere il parco del mare

La società che sta costruendo la piattaforma logistica punta il project financing Intanto la Fondazione scrive alla Cciaa per blindare il suo ruolo da protagonista

TRIESTE Descritto a lungo come un castello in aria, ora più che mai il Parco del mare è a un passo dal diventare concreto. Un’importante realtà privata ha manifestato a tutte le istituzioni coinvolte il suo interesse a partecipare al bando per il project financing dell’opera: si tratta della friulana Icop, l’azienda che sta già realizzando la piattaforma logistica del Porto di Trieste. La lettera è di fine gennaio, ma è stata resa nota soltanto ora. E mentre accelerano le procedure burocratiche che dovrebbero sbloccare l’avvio dell’opera (vedi articolo a parte), la Fondazione CRTrieste spinge sulla Camera di commercio per avere un ruolo da protagonista nel futuro del Parco.



Cominciamo dalla Icop. Il 29 gennaio l’azienda ha inviato una lettera, firmata dal presidente Vittorio Petrucco, a Regione, Comune, Autorità di sistema portuale, Camera di commercio e Fondazione: appreso dalla stampa del futuro bando per la realizzazione e la gestione, la Icop manifesta il suo interesse all’iniziativa e si candida come promotore per la realizzazione del Parco del mare in project financing. L’azienda chiede alle amministrazioni di poter visionare copia di una serie di documentazioni necessarie ad attestare l’avanzamento dell’iniziativa. L’obiettivo, scriveva Petrucco in gennaio, è presentare un progetto di fattibilità tecnico-economica entro il maggio 2018, in collaborazione con quelle che definisce aziende di comprovata esperienza nella progettazione, costruzione e gestione di strutture di questa natura. Spiega ora il presidente di Icop: «In gennaio avevo chiesto se si poteva avere la documentazione per capire qual era la situazione, perché stavamo immaginando di fare una proposta. A dire il vero non ho ricevuto molto». Ciononostante l’interesse rimane: «Direi di sì. Anche se bisogna capire meglio. Mi piace Trieste, vorrei continuare a lavorare qui». L’entrata in scena di Icop, in ogni caso, attesta il potenziale interesse dei privati verso l’opera, fino a ieri tutto da dimostrare. Ma in un momento in cui Trieste catalizza investimenti da più parti, anche per il Parco del mare pare esserci speranza. La questione non è secondaria: se al momento i finanziamenti presenti ammontano a 9 milioni messi a disposizione dalla Cciaa, altri 9 dalla Fondazione CRTrieste e 2 milioni dalla Regione, la comparsa di un privato significa che c’è qualcuno che può valutare di mettere i 22 milioni mancanti per poter inaugurare, un domani, il nuovo acquario triestino.



È sullo sfondo di questi avvenimenti che si svolge il recente botta e risposta fra Fondazione e Camera di Commercio della Venezia Giulia. In una lettera riservatissima, che nessuno dei due enti ha voluto diffondere, il presidente della Fondazione Massimo Paniccia fa sapere al suo omologo in Cciaa Antonio Paoletti che, se la realizzazione dell’opera dovesse venir fatta direttamente da privati, l’ente bancario non riterrebbe opportuno partecipare per questioni di statuto. In alternativa, e qui c’è il punto pregnante della missiva, la Fondazione sottolinea che una società compartecipata assieme alla Cciaa potrebbe fare bene il ruolo di promotore di un project financing. Si tratta di un passaggio soggetto a diverse possibili interpretazioni. Gli accordi fra Cciaa e Fondazione, infatti, prevedevano che le due realtà acquisissero Trieste Navigando, la società detentrice di Porto Lido (sito designato per l’opera), con un 49% per la prima e un 51% per la seconda. Proprio questo soggetto è quello destinato a fare da stazione appaltante, fa sapere la Camera di commercio.

Lo sottolinea Paoletti: «La Cciaa persegue con coerenza, da 14 anni, l’obiettivo di realizzare un’opera di primario interesse pubblico come il Parco del mare. Perciò ci siamo attivati per corrispondere a quanto richiesto dalla Fondazione CRTrieste, con un continuo e puntuale aggiornamento in incontri tra me e il presidente Paniccia, nel rispetto tempestivo del contratto con la stessa Fondazione sottoscritto per l’acquisizione delle quote azionarie della Trieste Navigando Srl. Ora siamo solo in attesa della formalizzazione del riscontro positivo già manifestato dalle istituzioni coinvolte». Quanto alle modalità di realizzazione, Paoletti dice: «Noi e la Fondazione siamo contrattualmente impegnati per svolgere un ruolo di stazione appaltante ai sensi dell’articolo 153, comma 19, del decreto legge 163 del 2006, come richiesto dalla Fondazione stessa e dagli altri enti, e non un ruolo di promotore di project financing».

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