Pacchi di marijuana “pescati” dalla polizia nel porto di Ragusa

Una motovedetta della polizia nel porto di Ragusa (le foto in pagina da slobodnadalmacija.hr)

Gettati da qualche natante di trafficanti, spinti dallo scirocco assieme a tonnellate di immondizie in arrivo dall’Albania

RAGUSA (DUBROVNIK). Pacchi contenenti marijuana galleggiavano ieri mattina nelle acque del porto di Ragusa, in Dalmazia. Subito allertata la polizia locale, una motovedetta della Questura ha pattugliato per ore il braccio di mare e gli agenti hanno raccolto i pacchi, attenti a impedire che la droga eventualmente non recuperata finisse in mani sbagliate.

«Le nostre forze dell’ordine hanno controllato sia le acque portuali, sia una vasta area nei dintorni della città - ha fatto sapere la portavoce della Questura, Andrijana Biskup – riteniamo di essere riusciti a recuperare tutti i contenitori di marijuana». Stando alla polizia, il carico di droga è stato quasi certamente lanciato in mare dall’equipaggio di qualche motoscafo che trasportava stupefacente fra il Montenegro e l’Italia. È probabile che per sfuggire a un controllo i trafficanti si siano liberati della marijuana - la polizia di Ragusa non ne ha specificato il quantitativo - gettandola in mare. Il forte vento di scirocco degli ultimi giorni e il moto ondoso hanno fatto il resto, facendo “risalire” il carico fino a Ragusa.

Alcuni dei pacchetti di marijuana che ieri mattina galleggiavano nel porto della città


Non è la prima volta che la droga viene recuperata nelle acque della Dalmazia meridionale. La marijuana in questo caso è andata ad aggiungersi alle tonnellate di rifiuti che in questi giorni stanno arrivando a Ragusa e dintorni dall’Albania. Un problema ormai pluriennale, che sorge puntualmente quando soffia il vento da sud–est. A quel punto sacchetti e bottiglie di plastica, rami, tronchi, carcasse di animali e altra immondizia si abbattono su chilometri di spiagge, porticcioli e segmenti costieri, dando vita a uno spettacolo desolante. Su tanta spazzatura appaiono scritte in albanese, che tradiscono l’origine di un problema che nemmeno gli incontri ai massimi livelli tra Croazia e Albania riescono a risolvere. Poche settimane fa durante un vertice a Zagabria fra i due capi di Stato, la presidente croata Kolinda Grabar Kitarović aveva esortato l’omologo Ilir Meta a prendere provvedimenti, anotando che il mare Adriatico è un patrimonio comune da tutelare. L altro giorno a Tirana si è tenuto invece l’incontro fra la ministra croata degli Esteri Marija Pejcinović Burić e il capo della diplomazia albanese Ditmir Bushati e anche in questa occasione l’accento è stato posto sulla questione dei rifiuti che a tonnellate arrivano dall’Albania inquinando e lordando non solo - ovviamente - le acque di Ragusa, ma anche quelle delle isole di Giuppana, Calamotta, Curzola, Meleda, Lagosta, Lissa e Solta, della penisola di Sabbioncello e più a settentrione quelle dell’Isola lunga.

Periodiche le sciroccate che fanno giungere a Ragusa e sulle coste dalmate tonnellate di immondizie


La scottante questione è stata portata all’attenzione del Parlamento europeo dall’eurodeputata croata ed ex sindaca di Ragusa, Dubravka Šuica, ma senza esiti concreti.

Ieri intanto sui social sono state diffuse le foto della spazzatura che ha invaso una tra le più belle spiagge dell’Adriatico, quella di Sakarun, che ciclicamente viene imbrattata dai rifiuti. A essere sommersa dalle immondizie è stata la località di Trastenizza (Trstenik), nella penisola di Sabbioncello.
 

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