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I 60 anni di avventure in mare dell’ultimo pescatore di Duino

Erede di una tradizione familiare iniziata a metà ’800, “Ricy” Varisco ha percorso il golfo a bordo della sua Arcalina. Tra i passeggeri anche vip come Al Bano e Romina

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DUINO AURISINA. Sessant’anni vissuti a pescare nelle acque di Duino, perpetuando una tradizione familiare che risale alla metà dell’Ottocento. Sono passati più di 150 anni infatti da quando i suoi bisnonni, originari di Chioggia, decisero di trasferirsi qui, individuando lo specchio d’acqua sotto il castello dei principi di Torre e Tasso come luogo ideale per proseguire quel mestiere che si tramandava da generazioni. Lui è Riccardo Varisco, ultimo pescatore in attività nel porticciolo di Duino, località che gli ha dato i natali, nell’ottobre del ’47.



«A Chioggia c’erano tanti pescatori - spiega -. In famiglia si decise quindi di cambiare zona, puntando su questo mare, all’epoca molto ricco di pesce e dove non c’era una concorrenza così impegnativa. E andò subito molto bene, perché utilizzavano le tartane, imbarcazioni a vela qui pressoché sconosciute». A Duino, Giacomo Varisco, il nonno di Riccardo, trovò moglie e la storia della famiglia cambiò. «Giacomo e un suo cugino - riprende Riccardo, conosciuto come Ricky, ma gli amici intimi preferiscono la versione “casereccia” Ricy - qui lavorarono con successo. Mio nonno ebbe quattro figli maschi, Giovanni Giacomo, Umberto e Luigi, mio padre. Tutti fecero i pescatori e quel mestiere è diventato anche il mio».

Ma Ricy aveva anche uno spirito ribelle: negli anni ’70, nel tempo libero, suonava la chitarra, indossava i pantaloni a zampa d’elefante, teneva i capelli lunghi. «Ero il primo “beat” di Duino - racconta con orgoglio - e, ottenuto il diploma professionale di elettricista, studiando di giorno e facendo il pescatore di notte, volli tentare anche un’esperienza all’estero, in Germania, alla Volkswagen e alla Bmw. Ma il richiamo del mare era forte. Tornai dopo pochi mesi per andare a vedere i mondiali di pallacanestro di Lubiana e non mi mossi più da questo porticciolo. Fu decisivo anche il parere di un medico, che mi consigliò di scegliere un mestiere all’aria aperta».



Iniziò così l’epopea a bordo dell’ “Arcalina”. «Era l’imbarcazione da pesca della famiglia - continua Riccardo - così battezzata perché quello è il nome di un uccello di mare, che vive di pesca. Era di buon auspicio chiamarla così». E furono anni eccezionali: «Si pescava bene, c’era lavoro per tutti. Qui nel porticciolo di Duino c’era spazio per una ventina di pescatori». Ma la personalità versatile di Riccardo si confermò anche in quel frangente: «Di notte si lavorava, ma durante il giorno e fino a sera la “Arcalina” diventava punto di riferimento per gli amici. Organizzavo feste, cene, si suonava e si cantava. Un altro mondo rispetto a oggi. Ricordo che sulla “Arcalina” salirono anche Al Bano e Romina Power, che erano venuti a Trieste per un’esibizione». La serietà professionale, tuttavia, rimaneva intatta: «In quegli anni stabilimmo un record: ben 2.765 casse di cefali pescati in una sola notte con la saccaleva. La “Arcalina” non le poteva contenere tutte e chiamammo un’altra imbarcazione in aiuto».

Fra le esperienze di un’attività lunga quasi come le sua vita non poteva mancarne una negativa, per fortuna conclusasi bene. «Era aprile, soffiava borino ma uscimmo lo stesso. Un refolo ci sorprese e le casse cominciarono a scivolare in coperta. Per non finire schiacciato, mi buttai in mare. L’acqua era fredda – rammenta - e fuori il vento aveva rinforzato. Mentre chi era a bordo completava la manovra per venirmi a prendere, ebbi l’accortezza di svuotare gli stivali che si stavano riempiendo d’acqua, trascinandomi giù. Mi salvai, ma il pericolo fu notevole, perché in quelle condizioni, rimanere in acqua anche per un solo minuto in più può essere letale. E riportai a bordo anche gli stivali - precisa con un sorriso -: erano nuovi».

Uomo versatile e sempre alla ricerca di nuove emozioni, Varisco trovava anche il tempo di dedicarsi ad altro: «Andavo spesso ad arrampicare in coppia con un mio grande amico, Vladimiro Mervic e anche là qualche rischio l’ho corso. In particolare in un’occasione, quando si staccò un masso al quale ci eravamo agganciati, ma il pericolo fa parte della vita». Fra le avventure in mare ce n’è una da incorniciare: «Fui ingaggiato da Valerio Zurlini, il regista de “Il deserto dei Tartari”, per fargli da pilota a bordo del suo gommone di tre metri per andare a tappe da Duino al Gargano. Una vera e propria impresa, ma lui era fatto così e voleva a tutti i costi fare quell’esperienza».

Con Riccardo la tradizione di famiglia, e con essa quella dei pescatori del porticciolo di Duino, sembra destinata a chiudersi per sempre. «Ho tre figli: due femmine, Isabella e Gaia, e Alberto, che però fa il cuoco. Quando smetterò, finirà anche la storia dei pescatori di Duino. In porticciolo rimarrà attraccata solo la mia barca, alla quale ho dato il nome “Iga”, che riprende le iniziali dei miei figli».

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