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Domande per le case Ater, a Trieste calo del 10% in cinque anni

Dalle 4.500 del 2013 sono scese alle 3.920 attuali. Pubblicate le graduatorie Il direttore Ius: «La pressione abitativa si è attenuata con le misure pubbliche»

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TRIESTE «Un mezzo sospiro di sollievo». Antonio Ius, direttore dell’Ater triestino, raffronta i numeri del 2013 con quelli del 2018: le domande, per ottenere un alloggio di edilizia sovvenzionata, sono scese da 4500 a 3920. Il 65% riguarda italiani, il 35% comunitari ed extra-comunitari. Il calo è misurabile in un abbondante 10%. Una pluralità di fattori ha consentito che nell’arco di un quinquennio «si sia allentata la pressione abitativa». Ater ha pubblicato ieri le graduatorie relative ai sei Comuni dell’ex provincia.



Si è allentata - puntualizza Ius - ma non si è esaurita, perchè le quasi 4 mila richieste attestano ancora un forte bisogno di appartamenti a buon mercato. Con il supporto degli interventi regionali in materia di prima casa e di affitti, con l’ausilio di altre pubbliche provvidenze, l’area triestina ha comunque reagito a una avvertita istanza sociale. E tra le principali pubbliche provvidenze va ricordato il lavoro svolto dall’Ater, che nel periodo 2013-17 ha rafforzato l’offerta con l’immissione di circa 1800 enti, sommando le nuove costruzioni (270 alloggi) alle realtà recuperate (non meno di 500). «Un buon ritmo», lo giudica Ius. Adesso Ater Trieste gestisce complessivamente 10.800 contratti di locazione attivi a un canone mensile medio pari a 130 euro.

Dunque, domande in discesa in tutti i municipi del territorio. La flessione in assoluto più significativa è naturalmente constatabile a Trieste, dove le richieste sono calate da 4127 a 3696. Ius sottolinea in particolare la contrazione delle istanze da parte dei cittadini italiani: rappresentavano il 75% cinque anni fa, ora si attestano al 65%. In cifra tonda erano 3422, oggi sono 2530. Il direttore dell’azienda ritiene che questo dato sia un utile indicatore dei buoni risultati ottenuti dalle politiche per la casa attuate in questi anni.

I cittadini Ue che cercano casa con affitti popolari sono cresciuti a quota 286, il 7% circa del totale. Salgono invece al 27-28% gli extra-Ue, in massima parte provenienti dai Paesi dell’ex Jugoslavia, che hanno presentato agli sportelli Ater 1104 “candidature” per entrare in graduatoria. I termini, per consegnare la documentazione, sono stati assai ampi e si sono chiusi il 15 gennaio scorso, per cui Ius ritiene che la statistica emersa rappresenti in modo probante la “fame” di abitazioni popolari.

La ricerca della casa diventa indirettamente un’occasione per conoscere aspetti critici della realtà sociale. A questo proposito Ius evidenzia come un terzo delle domande, quasi 1200 istruttorie, è stato presentato da giovani e da persone sole con figli minori. Le separazioni determinano sovente radicali cambiamenti dello stile di vita, i redditi non sono sempre sufficienti per ottenere mutui bancari, bisogna così cercare altre soluzioni: i bandi Ater, con riferimento alle recenti normative regionali, tengono in considerazione queste difficoltà.

E tengono in considerazione anche un’altra emergenza, di estrema delicatezza: le 89 domande preparate da donne vittime di violenze. Rappresentano il 2% del totale, ma si tratta di una triste novità, di cui in passato non esisteva riscontro.

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