Atene, i 140 mila in piazza: «La Macedonia è Grecia»

Nuova protesta di massa contro l’accordo sul nome dell’ex repubblica jugoslava. Ma il governo tira dritto: «Avanti con i negoziati per il bene del Paese»

ZAGABRIA Più di 100mila persone sono scese ieri in piazza ad Atene per protestare contro un eventuale compromesso tra Grecia e Macedonia nella definizione del nuovo nome dell’ex Repubblica jugoslava. La protesta - che fa seguito a una prima manifestazione tenutasi a Salonicco lo scorso 21 gennaio - aveva l’ambizione di radunare la cifra simbolica di un milione di manifestanti: si è invece arrivati alla quota di 140mila, secondo le stime della polizia e dei principali organi di informazione; secondo gli organizzatori invece l’obiettivo del milione sarebbe stato raggiunto. Scopo della contestazione - comunque di dimensione ragguardevole - era fermare l’azione dell’esecutivo greco che da mesi discute con le autorità di Skopje per arrivare a un compromesso sull’annosa «questione del nome», che dal 1991 divide la Grecia e la Macedonia.

La disputa può essere riassunta in questo modo: come deve essere battezzato lo Stato balcanico perché la Grecia non si senta derubata di una parte della propria identità? Fino ad oggi, l’opposizione di Atene sull’uso del termine “Macedonia” (che indica già una delle regioni della Grecia, con capitale Salonicco) ha costretto l’ex repubblica jugoslava ad aderire all’Onu nel 1993 con la dicitura temporanea di “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia”, o Fyrom nella sua versione abbreviata. Allo stesso modo, l’intransigenza greca ha congelato il processo di integrazione euro-atlantica di Skopje, che non può entrare né nella Nato né nell’Unione europea senza un accordo con la Grecia, avendo quest’ultima l’arma del veto dalla sua parte. Nella primavera del 2017, con la fine di una lunga parentesi nazionalista a Skopje e con l’arrivo al potere di un governo progressista, sono riprese le trattative tra i due vicini dei Balcani meridionali, facendo sperare in un compromesso che finalmente sblocchi la situazione.


Ma in entrambi gli Stati il dialogo diplomatico alimenta più di qualche resistenza, e in Grecia ha già portato in piazza - e per due volte - decine di migliaia di oppositori. «Giù le mani dalla Macedonia» e «La Macedonia appartiene alla Grecia», hanno scandito ieri gli oltre 100mila manifestanti di piazza Syntagma, dopo aver issato con una gru una gigantesca bandiera greca. Sostenuta dai movimenti conservatori e dalla Chiesa ortodossa greca e alimentata da 1500 pullman provenienti da tutto il paese, la manifestazione ha visto anche alcuni partecipanti di eccezione, come l’ex premier Antonis Samaras e il grande compositore Mikis Theodorakis, che ha chiesto di indire un referendum sulla questione. «Loro (i macedoni, nda) cercano di espandere i propri confini a nostre spese, usando il nome della Macedonia come un mezzo e distorcendo i fatti storici fino al limite del ridicolo», ha dichiarato il 92enne Theodorakis dal palco di piazza Syntagma. Il timore dei manifestanti è che Skopje sottragga alla Grecia una parte di quella che Atene considera la «sua» storia, ovvero l’epopea di Alessandro Magno e del regno dell’Antica Macedonia, e che avanzi in seguito pretese territoriali sulle regioni settentrionali della repubblica ellenica. Appena la polizia ha reso note le dimensioni della protesta, il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias ha dichiarato su Twitter: «Continuerò i negoziati con la coscienza tranquilla e con responsabilità, per il bene del paese».

Il governo greco assicura dunque che tirerà dritto per la sua strada, anche se la manifestazione di ieri resta a dimostare la tensione che nelle ultime settimane è lievitata in Grecia. Nel corso della giornata la casa di Theodorakis ad Atene è stata imbrattata da ignoti, mentre un cordone di polizia si è rivelato necessario per tenere a debita distanza il corteo principale dalla contro-protesta organizzata da alcuni gruppi anarchici e di sinistra. Nei giorni scorsi, infatti, un gruppo anarchico aveva assicurato online che ci sarebbe stato «spargimento di sangue» durante la manifestazione, mentre il quotidiano Kathimerini aveva fatto sapere che una lettera minatoria era stata recapitata al ministro degli Esteri greco, contenente la frase: «Abbiamo tre proiettili in serbo per te».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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