Trieste, ex Coop di Altura. Prove di dialogo residenti-proprietà

Tre i punti della “trattativa”: un minimarket, i parcheggi ma soprattutto una sede per il quarantennale Club

TRIESTE Prove tecniche di dialogo. I residenti di Altura, dopo la vendita in novembre dell’ex centro commerciale Coop Operaie all’immobiliare Flora che lo trasformerà in una casa di riposo, hanno contattato l’acquirente, l’imprenditore Mario Saliasi, per verificare quali possibilità di serena “convivenza” vi potranno essere tra gli abitanti e la futura struttura protetta.



Il primo approccio sembra essersi rivelato promettente: l’altra sera Angelo Ferri, portavoce dei 1200 firmatari che avevano chiesto l’intervento del Comune per tentare una destinazione alternativa alla casa di riposo, si è incontrato con Saliasi nello studio legale Gabrielli. In agenda c’erano i tre possibili punti di incontro, che riguardano il supermercato, i parcheggi, la sede del Club Altura.

Secondo quanto ha riferito Ferri, l’acquirente è disponibile a ricavare un minimarket da 140 metri al pianoterra dello stabile, dove adesso funziona l’edicola che verrebbe spostata in un chiosco esterno. Sullo stesso pianoterra dovrebbe essere trasferita la farmacia. I parcheggi esterni saranno al servizio della casa di riposo, comunque Saliasi è disposto ad affittare mese-per-mese una ventina di stalli. I residenti temono il rarefarsi del parking, perché paventano l’invasione degli spazi condominiali soprattutto da parte dei frequentatori della piscina: al Comune chiedono lo spostamento del campo di basket “open” in modo tale da strappare un’ulteriore disponibilità di posti-auto.



Infine la questione-Club, perché la quarantennale sede della socialità rionale diverrà parte integrante della struttura protetta e quindi se ne deve andare. Allora dove risistemare l’associazione? L’imprenditore ha prospettato la possibilità che il Club venga riallestito in una delle due palestre, la cui costruzione è prevista dal progetto di trasformazione: 100 metri quadrati per ritessere un po’ di vita sociale. Ma la soluzione non è così scontata: trovandosi le palestre all’interno della casa di riposo senza accessi esterni, la fruizione del Club da parte dei soci non sarà più libera come una volta. Il caso finisce sul tavolo dell’Azienda sanitaria, cui spetta il nulla osta alla realizzazione della struttura assistenziale.

Il dossier Altura aveva ottenuto un ampio risalto nei mesi estivi e autunnali dello scorso anno. Cioè, quando i 686 proprietari “originari” del rione avevano compreso che l’edificio ex Coop Operaie stava per essere venduto a un prezzo decisamente inferiore alla stima peritale: un’offerta da 1 milione di euro contro un valore “di libro” da 2,5 milioni. Era scattata una doppia protesta. Contro il progressivo degrado di uno stabile che aveva visto chiudere tutte le attività commerciali eccezion fatta per l’edicola, il bar, la farmacia. Contro la concreta possibilità che il cadente centro commerciale lasciasse il posto - come poi è avvenuto - a un’altra destinazione: a tale riguardo i residenti contestavano che nel prezzo d’acquisto dei loro appartamenti fosse compresa la costruzione di detto centro e che questa previsione era stata inserita in una delibera consiliare risalente al 1968.

Queste obiezioni, firmate da 1200 residenti, sono state portate il 27 novembre scorso davanti alla commissione trasparenza del Consiglio comunale, presieduta da Laura Famulari (Pd), che decise di chiedere un parere all’avvocatura comunale.

 

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