C’è un goriziano nel team del nuovo test anti-tumori

Cristian Tomasetti, goriziano, è professore associato alla “John Hopkins University” di Baltimora

Cristian Tomasetti ha sviluppato a Baltimora l’algoritmo matematico utile a individuare i pazienti malati: «Un grande passo avanti nella prevenzione»

GORIZIA. È uno studio che ha avuto grande risonanza in tutto il mondo. Prevede un test del sangue per diagnosticare precocemente otto tipi di tumore. Una rivoluzione copernicana che potrebbe avere un impatto enorme sulla mortalità per cancro, abbattendola notevolmente.

E uno dei fautori è un goriziano. Il compito di distinguere i pazienti sani da quelli malati di cancro dopo aver effettuato il “CancerSeek” (questo il nome del test allo studio) sarà affidato infatti a un algoritmo matematico. E il “papà”, colui che l’ha sviluppato grazie alle sue doti matematiche assolutamente non comuni, è Cristian Tomasetti, professore associato della “John Hopkins University” di Baltimora, insieme al suo gruppo di lavoro. «Si tratta - dichiara - di un grande passo avanti nel campo della prevenzione. Il test del sangue è un vero e proprio screening che, se effettuato con una cadenza annuale, potrà diminuire sensibilmente la mortalità».


Tomasetti è uno degli scienziati di punta della “John Hopkins University”, dove è stato realizzato lo studio sulla diagnosi precoce di otto tipi di tumore attraverso un test del sangue, pubblicato sulla rivista “Science” e che si è guadagnato in queste ore la ribalta internazionale.

Kira Tomasetti


Il goriziano, classe 1970, ha vissuto nel capoluogo isontino fino alla laurea. Poi si è trasferito negli Stati Uniti dove, sin dall’inizio, è stato “conteso” da diverse Università per la sua attività scientifica. Oggi vive e lavora a Baltimora e ha partecipato allo studio che potrebbe far compiere un fondamentale passo avanti nella diagnosi precoce dei tumori.

La sua “genialità”, Cristian Tomasetti l’ha dimostrata fin dall’infanzia. «È sempre stato bravissimo in matematica – conferma la madre Kira, molto conosciuta in regione per aver condotto diverse trasmissioni su emittenti televisive locali -. E non ha mai avuto alcun problema a scuola. A Gorizia ha frequentato il liceo scientifico Duca d’Aosta e, poi si è laureato in Economia e Commercio all’Università di Trieste, facoltà scelta proprio per la sua sconfinata passione verso la matematica. Aveva anche degli hobby, ha imparato a suonare il flauto e il sax all’Istituto di musica di via Oberdan e con fratelli e amici si dilettava anche a giocare a calcio o a tennis».

Insomma, un normale ragazzo goriziano che però, ben presto, ha intrapreso una strada che lo avrebbe portato molto lontano. In tutti i sensi. «Dopo la laurea ha raggiunto uno zio negli Stati Uniti per un master – racconta ancora la madre - dove è rimasto per qualche mese e ha conosciuto sua moglie, Susanne, sposata poi tredici anni fa in California, dove aveva vinto il concorso per un incarico da professore».

Il sindaco Rodolfo Ziberna


Nel mezzo c’è stato il periodo svizzero per un altro master. Ha iniziato a pubblicare studi e, ad un certo punto, è stato chiamato a Washington per un prestigioso dottorato: pur che accettasse, hanno offerto ospitalità a tutta la sua famiglia. Si stava realizzando un sogno visto che, in quella Università, avrebbe trovato gli autori di libri sui quali aveva studiato e su cui si stava formando.

«È stato anche ad Harvard, poi a Boston, e sempre più spesso veniva chiamato a conferenze internazionali - spiega con grande orgoglio la madre -. Quindi, c’è stato l’incontro della svolta, quello con lo scienziato Bert Vogelstein della “John Hopkins University” di Baltimora, cui lo lega un rapporto di grande stima reciproca e con il quale condivide gli studi sui tumori».

La fama crescente non gli ha però fatto dimenticare Gorizia «che rimane la sua città, che ama ancora moltissimo e alla quale è molto legato». Telefona alla madre ogni giorno. «Lo fa in auto quando rientra a casa dal lavoro», precisa, e i contatti sono praticamente quotidiani anche con il resto della famiglia, il papà Renzo, che lavorava nell’Azienda sanitaria e i tre fratelli Barbara, maestra a san Giorgio di Nogaro, Fabio, architetto, che ha collaborato alla rielaborazione del Museo egizio di Torino e di altri musei europei e Mattia, avvocato a Udine.

«A Gorizia ritorna appena può – spiega ancora la mamma – prevalentemente in estate, a volte basta un viaggio in qualche Paese d’Europa per fare una “deviazione” fino a casa».

Peraltro, a Gorizia ha ancora diversi amici, con alcuni dei quali non ha mai perso i contatti. Nonostante le distanze. Quando tornerà, la prossima volta troverà simbolicamente tutta la città ad accoglierlo. «Appena abbiamo saputo di questo studio e abbiamo capito chi era uno dei protagonisti, ci siamo messi in contratto con lui e la famiglia – dichiara il sindaco Rodolfo Ziberna –. Non possiamo che essere molto orgogliosi per aver portato il nome della città alla ribalta internazionale, peraltro su un tema di così grande importanza per l’umanità intera. È mia intenzione consegnargli un riconoscimento per ciò che sta facendo a nome di tutta la città. Adesso cercheremo di capire quando potrà tornare a Gorizia per realizzare un’iniziativa alla presenza dei cittadini. Intanto un grazie, davvero, per questi studi che, ci auguriamo, possano riuscire a salvare molte vite».
 

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