Oleodotto Siot da record: Trieste capitale del greggio

L’oleodotto della Siot

Lo scorso anno sbarcate nelle pipeline del terminal 42,4 milioni di tonnellate. Trasportate 502 petroliere. L’ad Alessio Lilli: investiamo sull’ambiente 

TRIESTE. L’area produttiva dell’Europa centrale attraversa una buona stagione e il sistema Tal, conprendente il terminal triestino Siot e l’oleodotto diretto a Germania meridionale-Austria-Cechia, ne beneficia. Tant’è che il 2017 archivia un’annata record con 42,4 milioni di tonnellate di greggio, sbarcate nelle pipeline triestine e avviate per il 75% nelle raffinerie tedesche di Ingolstadt e di Karlsruhe, per il 25% restante distribuite tra l’austriaca Schwechat e la ceca Litvinov. L’aumento percentuale è stato del 2,5% e conferma il primato di Trieste come scalo petrolifero mediterraneo. In cifra tonda si è trattato di quasi un milione di tonnellate in più rispetto alla movimentazione del 2016. Trasportate 502 petroliere.

Senza contare, naturalmente, la fortissima incidenza del greggio sulle statistiche del traffico portuale triestino, nel quale rappresenta una quota superiore ai due terzi.


Alessio Lilli, reduce da una fresca riconferma fino al termine del 2020 alla guida della Siot, ha illustrato ieri mattina i principali numeri dello scalo petrolifero. Che a Trieste occupa 119 addetti, ma che soprattutto - secondo le stime aziendali - rappresenta e distribuisce un «valore per il territorio pari a 120 milioni di euro». Un valore onnicomprensivo, che raccoglie il gettito fiscale e gli stipendi, le attività indotte e gli importi del combinato investimenti-manutenzioni (20 più 30 milioni). Le sole tasse portuali ammontano a 7 milioni. A Trieste il volano Siot muove circa settecento posti di lavoro.

Grande attenzione al dato ambientale, perchè la rilevanza degli azionisti (tra le maggiori griffe dell’industria petrolifera internazionale) e l’ampiezza degli interessi non consente di sgarrare. Lilli ha ricordato alcune recenti opere realizzate proprio nell’ambito della tutela ecologica: il sollevamento a sette metri da terra delle quattro linee in uscita dal terminale, il parco valvole nella tank farm di San Dorligo, la protezione dell’infrastruttura messa a punto vicino a un fiume riottoso come il Tagliamento, non lontano da Tolmezzo.

Certo, non c’è ancora l’en plein del benessere. Il sindaco di San Dorligo, Sandy Klun, ha rievocato con aperta nostalgia «il petrolio di quindici anni fa», che puzzava di meno. Lilli gliene ha dato parzialmente atto: sono cambiate qualità e quantità del prodotto, la società sta lavorando per mitigare il problema olfattivo, che affligge i residenti di San Dorligo. Ha commissionato uno studio, vorrebbe brevettare un sistema innovativo che attenui l’effetto-odore.

Per il resto generale soddisfazione. A cominciare da quella del capitano di vascello Luca Sancilio, comandante della Capitaneria di porto: Trieste è il primo scalo petrolifero nazionale ed è di conseguenza «il porto più pericoloso d’Italia», quindi il tema della sicurezza assume un’importanza dirimente.

Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale triestina, ha sottolineato la notevole performance commerciale e operativa del terminal Siot, che, con i volumi di greggio movimentati, da solo rappresenta uno dei primi scali marittimi nazionali. Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia, ha inteso evidenziare il contributo della Siot al sistema produttivo-energetico-logistico del territorio.

Infine, nessun commento dal numero uno del terminal Lilli sul progetto relativo al metanodotto Snam, in origine collegato al rigassificatore Gas Natural, impianto sul quale Siot si era espressa negativamente.

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