Delitto Carli, soldi in cambio del silenzio

La polizia sul luogo del delitto

La donna arrestata aveva ricevuto 2.500 euro dagli assassini per non parlare. Ancora caccia aperta alla banda di criminal

TRIESTE. Soldi in cambio di silenzio. Ljubica Kostic, la quarantacinquenne serba incarcerata con l’accusa di concorso in omicidio per la morte dell’ex gioielliere di settantacinque anni Aldo Carli, ha ricevuto 2.500 euro per non dire nulla di quanto ha visto e sentito la notte del blitz punitivo nella villa di via del Refosco a Opicina. Il denaro trovato in suo possesso dagli agenti al momento del fermo, le era stato dato dal resto della banda. Una ricompensa, insomma, per aver partecipato alla spedizione la notte tra il 19 e il 20 dicembre e per assicurarsi che non dicesse nulla dell’accaduto.



La presenza della quarantacinquenne nei paraggi della villa in cui si sono introdotti gli assassini è confermata da almeno due elementi: le verifiche sulle celle telefoniche e le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del condominio di Quarto d’Altino dove la donna risiede e da cui è partito il gruppo di criminali che lei stessa ospitava. Oltre alla sua ammissione agli inquirenti, seppur parziale.

Ljubica Kostic

Non è ancora chiaro, infatti, se la serba abbia avuto un ruolo attivo nell’aggressione poi sfociata nell’omicidio di Carli. La cui dinamica è nota: gli assassini arrivano a Opicina attorno alle quattro di notte; prima si appostano all’esterno dell’abitazione per osservare che l’uomo sia in casa, poi si introducono nel giardino. Probabilmente trovano il settantacinquenne davanti all’auto, mentre sta per mettersi in viaggio per raggiungere Villaco, dove avrebbe dovuto incontrare uno dei componenti della banda per concludere un affare o, da quanto si presume, per firmare un trasferimento di un conto corrente bancario. Carli viene picchiato, legato e seviziato. È morto strangolato, forse a causa della pressione delle mani di uno degli aguzzini o dalla stretta delle fascette di plastica usate per immobilizzarlo.

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Anche Ljubica Kostic è entrata nella villa? O ha atteso all’esterno, magari facendo da palo? O, addirittura, era ignara di quello che stava succedendo? Ma, se così fosse, perché era assieme alla banda di criminali? Kostic è sempre al Coroneo. Il suo legale, l’avvocato Paolo Codiglia, ha depositato la richiesta di riesame per scarcerare l’indagata.

La polizia, nel frattempo, continua a dare la caccia al resto della banda. Sono tre gli individui ricercati, tutti di nazionalità serba: due uomini e una donna. Con quest’ultima, come emerso nei giorni scorsi, Aldo Carli aveva un rapporto di conoscenza stretta.

Da anni. La donna gli domandava continuamente denaro: lo faceva dal 2011, con ripetute richieste di prestiti che l’uomo concedeva in contanti o con gioielli. La donna però non ha mai restituito alcunché, tanto che Carli nei mesi scorsi si era pure rivolto ai carabinieri di Opicina per fare denuncia. Ma in cambio di che cosa l’uomo cedeva soldi e gioielli alla cittadina serba se non riusciva mai a riavere indietro niente? Un interrogativo che si sono subito posti gli inquirenti quando hanno scavato nel passato della vittima. Dietro ai prestiti c’era certamente dell’altro: i gioielli erano forse destinati ad altri canali di vendita all’estero. Forse al mercato nero. Ma di mezzo ci sarebbero pure favori sessuali: la serba si prostituiva. Un quadro, questo, venuto a galla anche dalla deposizione di una “squillo” che si incontrava con Aldo nell’ex gioielleria di via Donadoni. La donna, peraltro, aveva fatto pure da intermediaria nelle transazioni tra i due.

 

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