Trieste, un arresto per il delitto di Opicina: spuntano gioielli e sesso

La polizia scientifica durante i rilievi nella villetta di Opicina

Svolta nelle indagini sull'omicidio del gioielliere Aldo Carli: ucciso da una banda con cui trafficava. Un giro di "squillo". In carcere la serba Ljubica Kostic, 45 anni. Gli inquirenti danno la caccia ad altri tre killer

Trieste: il delitto di Opicina, sequestrate le auto in giardino

TRIESTE Svolta a Trieste sul delitto di Aldo Carli. La polizia ha arrestato una quarantacinquenne serba, originaria di Belgrado. Si chiama Ljubica Kostic, residente a Quarto d’Altino. La donna, che al momento si trova in una cella del Coroneo, avrebbe un ruolo di rilievo nella morte dell’ex gioielliere di settantacinque anni trovato senza vita nella sua villa di Opicina in via del Refosco la mattina del 20 dicembre.

L’accusa è di concorso in omicidio. Il gip Giorgio Nicoli ha convalidato il fermo e ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere. La donna, rintracciata dagli investigatori anche grazie ai controlli sulle celle telefoniche, era presente nei pressi dell’abitazione in un orario compatibile con il decesso della vittima, avvenuto attorno alle quattro di notte. Era assieme ad altre tre persone, di cui gli inquirenti non conoscono l’identità.

Le indagini continuano anche a livello internazionale. Per l’inchiesta, coordinata dal pm Federico Frezza, la polizia ha messo in campo un pool di investigatori del Servizio centrale operativo del ministero dell’Interno, la Squadra mobile di Trieste e la scientifica. Kostic, difesa dall’avvocato Paolo Codiglia, nega di aver preso materialmente parte all’omicidio. Ma era lì. Forse in un’automobile parcheggiata all’esterno dell’abitazione - come sostiene la diretta interessata - o forse proprio dentro la casa assieme agli assassini. Man mano che passano le ore emergono i dettagli dell’inquietante vicenda.

È stato appurato che Aldo Carli gestiva da tempo un traffico di gioielli. Li vendeva all’estero, sembra in nero, e in Italia servendosi di intermediari stranieri. Ci sono altre circostanze oscure: l’uomo cedeva oggetti di valore e grosse somme di denaro ad alcune donne in cambio di prestazioni sessuali. Gli incontri si consumavano nell’ex gioielleria di via Donadoni 1. Tutto ciò si sarebbe protratto per diverso tempo. Nella casa di Opicina e sui conti correnti intestati alla vittima gli investigatori hanno trovato molti soldi. L’uomo possedeva inoltre una quantità non irrilevante di monili di un certo valore. Ma nella villa nulla è stato rubato. Forse solo il portafoglio che in effetti manca all’appello.

Tutto ciò dimostra che l’omicidio di Carli non ha un movente per furto. Ma, piuttosto, un regolamento di conti. O una spaventosa lite sfuggita di mano. E culminata in un vero e proprio massacro. Stando alle ricostruzioni, gli assassini hanno raggiunto la villa di via del Refosco attorno alle quattro di notte a bordo di un’auto. Da quanto risulta erano lì per accertarsi che il settantacinquenne stesse partendo per Villaco, dove avrebbero dovuto incontrarsi qualche ora dopo. Si pensa per chiudere un affare.

Ma perché lì? Forse Carli aveva un conto aperto all’estero e doveva consegnare dei soldi? Non si sa. L’arrivo, nel cuore della notte, sarebbe stato anticipato da un sms, come dimostrato dai controlli sulle utenze telefoniche. «Sei partito?». L’uomo stava per mettersi in macchina, con tanto di valigetta con dentro un pigiama e lo spazzolino. Ma si è ritrovato gli aguzzini in giardino.

Prima si sono appostati per osservare la situazione. Quindi sono entrati in azione. Ci sarebbe stato un alterco con uno di questi personaggi, dovuto a debiti pregressi. Poi sono intervenuti gli altri complici. Carli è stato picchiato brutalmente, seviziato e immobilizzato con delle fascette di plastica. Alcuni denti sono stati rinvenuti in giardino. La vittima aveva un orecchio quasi staccato. Il decesso deve essere avvenuto per strangolamento: forse con le mani o con le stesse fascette di plastica. L’uomo, secondo quanto filtra dall’autopsia, è deceduto per “insufficienza vagale” causata da una forte stretta alla gola.

La relazione del medico di medicina legale, il professor Carlo Scorretti, parla di graffiature, unghiature, contusioni al volto, lesioni dentarie ed ematomi. Ma anche di cianosi al volto ed ecchimosi. Riferisce pure delle legature. Il cadavere è stato trascinato successivamente sul retro della villa. L’abitazione è stata messa a soqquadro forse per inscenare una rapina. I criminali volevano uccidere anche la madre di Aldo Carli, una novantaquattrenne disabile con cui condivideva l’alloggio del pianterreno. Hanno tentato di soffocarla con un cuscino. Al piano superiore dormiva la moglie. Che non ha sentito niente. I due vivevano da separati in casa.

Ljubica Kostic è in carcere perché il suo coinvolgimento nel delitto è stato in qualche modo appurato, anche se non si sa ancora in quale forma. La donna ha comunque tentato più volte di ingannare gli investigatori con dichiarazioni false. Ma gli elementi raccolti in queste settimane di indagine serrata sono schiaccianti. C’è peraltro il rischio che la serba possa fuggire. O che sia ricercata dai suoi complici per toglierla di mezzo. È una testimone scomoda. Il carcere serve anche a proteggerla.

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