Manager triestino annegato, è giallo

Lo specchio acqueo del marina di Ičići

Si infittisce il mistero attorno alla morte in Croazia di Zorzin scivolato in mare dalla sua barca ormeggiata ad Abbazia

TRIESTE. Riccardo Zorzin non è scivolato in mare da una nave della Princess Cruises attraccata a Fiume. Il corpo del 55enne triestino, che lavorava come procurerment specialist per la compagnia di navigazione americana, è stato trovato il 26 dicembre nello specchio acqueo del marina di Ičići, vicino ad Abbazia, perché si trovava sulla sua barca a vela ormeggiata proprio lì. Lo confermano il cognato Mauro Morucci, marito di una delle due sorelle della moglie Teresa D’Amico che è titolare di un parrucchiere a Trieste, e gli addetti del marina croato.



Come però sia caduto in acqua è ancora un mistero. Contrariamente a quanto riferito in un primo momento, infatti, non esiste alcun video con le riprese degli ultimi attimi di vita di Zorzin. E non ci sarebbero neppure testimoni che lo hanno visto scomparire dalla barca. La dinamica è oscura anche alla moglie. «Non lo so nemmeno io che cosa sia successo - si è limitata a dire ieri -. Non ci hanno detto nulla e in ogni caso non vogliamo parlare con la stampa».

Riccardo Zorzin con la moglie Teresa


La polizia croata non ha ancora rilasciato comunicazioni ufficiali sulle indagini neppure al consolato generale d’Italia a Fiume, che ieri ha nuovamente contattato gli inquirenti per avere notizie riguardo ad un caso che assume sempre più i contorni di un noir. «La polizia ci ha riferito che forse avremo delle novità la prossima settimana - fa sapere il console generale Paolo Palminteri -, per ora non abbiamo ricevuto nulla di ufficiale». Sulla possibilità che la morte di Zorzin non sia stata provocata da un semplice incidente, il funzionario quindi non si sbilancia. «Prima di vedere un rapporto della polizia - annota - non voglio dire nulla nè in un senso nè nell’altro».

Alcuni giornali croati hanno affermato che il ritrovamento del corpo è avvenuto il 26 dicembre alle 15.38, tra le cime di un’imbarcazione di nome Mochito e che Zorzin potrebbe essere caduto in mare a causa di un improvviso malore. Secondo fonti vicine alla famiglia, il manager sarebbe deceduto a causa di due edemi: cerebrale e polmonare. Saranno comunque gli esiti dell’autopsia, eseguita subito dopo il recupero del cadavere in mare, a far luce sulle cause della morte.

Resta poi da capire da quanto tempo Zorzin mancasse da casa e se fosse via per lavoro o semplicemente in vacanza. La famiglia, come ha spiegato il cognato Morucci, non si è insospettita nel momento in cui non è riuscita a contattare il parente, perché «lui stava via per lunghi periodi e se non rispondeva al telefono per un giorno era normale». Del rinvenimento del corpo però la famiglia è venuta a sapere solo il 29 dicembre attraverso il consolato generale d’Italia a Fiume. «Le notizie sono arrivate con qualche giorno di ritardo, perché la trafila burocratica di questo tipo di notizie - evidenzia Palminteri - è molto lunga. Questo accade sempre, noi generalmente in caso di decessi sappiamo la notizia dai famigliari prima che dalla comunicazione ufficiale dalla polizia». Nessuno comunque aveva dato allarme alla sede diplomatica per la scomparsa dell’uomo. Solo il 29 dicembre, quando la polizia ha avvertito il consolato, quest’ultimo ha a sua volta avvisato la famiglia Zorzin della tragica notizia.

Il personale del marina di Ičići ha affermato intanto che il fatto potrebbe essere avvenuto di notte. «Noi ci siamo accorti tardi che c’era un corpo che galleggiava», ha riferito ieri il direttore della struttura. In quella località Zorzin aveva da circa due anni ormeggiata una barca a vela di piccole dimensioni. «Veniva qui qualche volta, come gli altri diportisti, nel tempo libero», ha aggiunto il direttore. Tornava alle origini, alla vita di bordo, quella che ha vissuto fino al 2011. Zorzin infatti, come riportano alcuni suoi cari amici e colleghi, avrebbe smesso di lavorare come hotel general manager sulle navi della Princess Cruises sei anni fa. Dopo di che, sempre per la stessa compagnia crocieristica, aveva lavorato da terra e si era occupato della logistica delle provviste in Europa, era colui che teneva i rapporti con i fornitori per tutto il continente.

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