Lubiana “avverte” i pescatori croati

I premier Andrej Plenković e Miro Cerar (archivio)

Scortati dalle motovedette di Zagabria, sono stati avvisati di trovarsi in acque slovene. Tensioni ma nessun incidente

UMAGO. Le motovedette croate che si incrociano con quelle slovene, gli agenti di Lubiana che “avvertono” i pescatori croati di avere “sconfinato”. È stata una giornata di tensione, quella di ieri nel golfo di Pirano, alla vigilia dell’applicazione della sentenza internazionale sui confini fra Slovenia e Croazia. Tanta tensione, ma nessun incidente - che veniva dato per probabile - è stato registrato.



Ieri mattina, venerdì 29 dicembre, alle 6.30, i motopesca istriani del versante croato sono salpati scortati dalla polizia - come più volte già avvenuto in questi ultimi tempi - in direzione del punto in cui la sera precedente avevano calato le reti, per recuperare il pescato. E il punto in questione si trova nello specchio di mare conteso, quello che la Corte d’arbitrato ha assegnato alla Slovenia. Subito è arrivata una motovedetta della polizia slovena che ha avvertito i pescatori di trovarsi in acque territoriali slovene. E a sua volta ha fatto capolino poco dopo una motovedetta della polizia croata che ha avuto un breve colloquio con i colleghi sloveni. Nel frattempo i pescatori hanno issato le reti, facendo poi ritorno nel porticciolo di Salvore. Il tutto mentre nella zona sono accorsi numerosi giornalisti e troupe televisive, per riferire su quanto avvenuto e documentare eventuali incidenti che alla vigilia venivano dati per probabili.



Interpellati dai giornalisti, sia i pescatori croati sia quelli sloveni si sono detti d’accordo sulla volontà di continuare a lavorare in piena serenità, indipendentemente dal peggioramento dei rapporti tra Zagabria e Lubiana. Di situazione tranquilla e senza incidenti nel golfo ha parlato anche la portavoce della Questura istriana, Natasa Vitasović, sottolineando però che «una motovedetta slovena si è spinta oltre la linea di demarcazione che taglia in due parti uguali il golfo».

Del resto, come annotano sia la stampa croata che quella slovena, quella di ieri è stata una giornata preparatoria in vista dell’implementazione della sentenza che scatterà oggi, allo scadere dei sei mesi entro i quali la Slovenia è tenuta a mettere in atto la sentenza stessa. E proprio in quest’ottica il Parlamento di Lubiana di recente ha varato un pacchetto di leggi attuative.

Per la giornata di oggi, sabato 30 dicembre, il premier sloveno Miro Cerar ha affermato di non attendersi situazioni conflittuali se la Croazia rispetterà la linea di demarcazione definita dall’arbitrato. E il capo diplomazia di Lubiana, Karl Erjavec, ha ribadito che se la Croazia non farà marcia indietro, questo atteggiamento verrà considerato dalla Slovenia come una trasgressione del diritto europeo e internazionale. «Se la Commissione europea non adotterà provvedimenti energici contro la Croazia - ha ribadito - Lubiana potrebbe denunciare Zagabria alla Corte di giustizia europea».

Ma la tensione non si limita a crescere al largo di Pirano. Fra Zagabria e Croazia sta proseguendo infatti un serrato scambio di avvertimenti e note diplomatiche. L’altra sera era stata la Croazia ad aprire le danze, con una informativa attraverso la quale si invitavano i vicini sloveni a «evitare atti unilaterali» e a impegnarsi in un «dialogo costruttivo». La Croazia aveva inoltre auspicato che la Slovenia rimanesse fedele al principio di «risoluzione pacifica di questioni aperte», come si conviene a una disputa tra «membri e alleati in Ue e Nato». Infine, un ammonimento. «Misure unilaterali per modificare la situazione sul mare contro gli interessi della Croazia sarebbero inaccettabili».

E ieri la Slovenia ha risposto a tono, con ben due contro-note. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa croata, Hina, una nota invita la Croazia al dialogo sull’implementazione della sentenza di arbitrato, mentre la seconda è una risposta al messaggio diplomatico croato di giovedì. La prima, ha specificato Hina, segnala la necessità della formazione di una commissione per la demarcazione del confine. La seconda contiene invece una ferma protesta «contro violazioni della frontiera marittima» da parte della Croazia, con addirittura 1.400 "incursioni" registrate fino a oggi da giugno, mese in cui è stata pronunciata una sentenza d’arbitrato che continua a dividere.
 

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