Giallo di Opicina, sul corpo del gioielliere ucciso segni di incaprettamento

La scientifica davanti alla villa di Opicina

Trovati segni sui polsi e sul collo, probabilmente legati insieme. Vacilla l’ipotesi della rapina: dall’abitazione non manca nulla

TRIESTE. I segni sui polsi e sul collo: forse la pressione di una corda o del nastro usati per immobilizzare la vittima. Il rivolo di sangue sulla bocca. Un dente sul pavimento, scoperto in casa dalla polizia scientifica. Il cadavere riverso in giardino con un braccio allungato sopra la testa. Come se il corpo fosse stato trascinato.

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Ma a tre giorni dall’omicidio del settantacinquenne Aldo Carli nella sua villa di Opicina, in via del Refosco, non è ancora chiaro se i criminali abbiano rubato o meno. L’abitazione era sì a soqquadro, ma non sembra siano spariti oggetti di valore.

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I familiari, almeno, non sono in grado di confermare se ce ne fossero. Non si sa cioè se l’uomo custodiva qualcosa di particolare. Anche perché, curiosamente, i risparmi della madre di Carli, la novantaquattrenne che i criminali stavano per soffocare con un cuscino, risultano sempre al loro posto. I soldi, qualche migliaia di euro, non sono stati toccati. Possibile che i malviventi non se ne siano accorti? Forse non erano a caccia di quelli.

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Il quadro, se accertato nelle prossime ore, aprirebbe dunque un’ipotesi ancora più inquietante della rapina: chi si è introdotto nell’alloggio non voleva affatto rubare. Non si sarebbe trattato quindi di un “semplice” furto in villa, come i tanti avvenuti in passato sull’altipiano. Anche perchè quell’edificio non è di certo il più appetibile, in zona, per i ladri. I criminali, forse, puntavano proprio a quella casa, evidentemente con un motivo specifico. Un’estorsione? Una vendetta? O forse una spedizione punitiva sfuggita poi di mano. Magari per un debito.



Non è un caso che la polizia abbia deciso di estendere le indagini a tutta la rete di frequentazioni e amicizie della vittima. Compresi i familiari. Si scava pure nel passato di Carli, quando faceva il gioielliere in via Donadoni 1 . Il suo negozio, peraltro, era stato saccheggiato nel 2001.



Ma adesso potrebbe farsi largo una pista investigativa più precisa. Alcuni vicini, nelle ultime settimane, avrebbero notato in zona la presenza di due o tre individui a bordo di un’automobile. Gente mai vista prima dai residenti della zona. Sempre gli uomini, notati in più di un’occasione. E sarebbero entrati nella casa della vittima. Difficile far emergere qualcosa di significativo dalle telecamere del circondario: gli impianti di video sorveglianza dei gruppetti di ville sono tutte collegate all’accensione del citofono.

La polizia scientifica ieri ha transennato anche la parte del sentiero che costeggia la casa dell’omicidio. Durante i rilievi delle ultime ore sarebbero stati rinvenuti i pezzi dei legacci utilizzati sulla vittima. Il materiale compatibile con le tracce «di ritenzione» sulla pelle del cadavere. Non si esclude che il settantacinquenne sia stato addirittura incaprettato, almeno parzialmente, con le mani e il collo legati assieme. Circostanza che potrebbe aver determinato il decesso dell’uomo: svenendo, il peso del corpo avrebbe stretto la gola. Sarà l’autopsia ad accertare esattamente la dinamica che ha provocato la morte. La polizia scientifica di Trieste e di Padova, sul posto ieri per buona parte della giornata, ha setacciato nuovamente l’intera abitazione, comprese le due automobili di proprietà di Carli: la Fiat Croma e la Punto, entrambe sotto sequestro.



È nella Croma che potrebbero emergere indizi utili all’inchiesta: l’auto era aperta con lo sportellino del cruscotto spalancato e i documenti sparsi su un sedile. I criminali hanno messo le mani lì? Un altro dettaglio di non poco conto è il bastone del settantacinquenne sotto l’automobile. I malviventi potrebbero aver portato Aldo Carli fino alla macchina a caccia di qualcosa. Oppure averlo sorpreso in giardino. Il resto è successo al pian terreno, dove alloggiava la novantenne, la madre di Carli, che i criminali volevano soffocare con un cuscino. Tutto ciò, senza che la moglie, la sessantaduenne Zdenka Poh, sentisse alcunché. La donna era al piano sopra con il suo cagnolino. Dormiva.

È lei ad essersi imbattuta sul cadavere del marito, riverso in giardino. Poco dopo il corpo è stato notato pure da due operai che lavorano in un cantiere accanto: erano circa le otto del mattino. I due hanno soccorso l’uomo, ma ormai non c’era niente da fare.

Hanno chiamato loro l’ambulanza e la polizia. «La signora (la moglie, ndr) era sotto choc e non riusciva nemmeno a comporre i numeri sul cellulare», ha raccontato uno dei due. Il cancello, comunque, era aperto. Chi ha fatto irruzione nell’abitazione non deve aver incontrato difficoltà.


Il giallo è fitto. Ma con molta probabilità Aldo aveva davanti qualcuno che conosceva. E che aveva i suoi motivi per entrare in quella villa.

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