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Scontro tra sacerdoti sulla chiusura dell’asilo a Monfalcone

L’appello di don Zaina all’arcivescovo Redaelli letta ai fedeli durante la messa. Il sacerdote: «Proroga di un anno per dare una risposta cattolica alle famiglie»

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MONFALCONE La decisione di chiudere la scuola dell’infanzia paritaria di via Roma non mette d’accordo tutti i sacerdoti della parrocchia di Sant’Ambrogio, che dal 2002 gestisce l’attività. Contro la scelta del parroco don Fulvio Ostroman, del Consiglio pastorale e della Curia si è levata, anche durante la messa di sabato delle 18 in duomo, la voce, seppur rispettosa, di don Marco Zaina, divenuto il responsabile spirituale della scuola, dopo il pensionamento di don Romano Valle, e coordinatore delle attività dell’oratorio San Michele.



Don Marco ai fedeli presenti nella chiesa, tra i quali un gruppo di genitori dei bambini che stanno frequentando la materna di via Roma, ha letto la lunga lettera inviata nella stessa mattinata all’arcivescovo di Gorizia, monsignor Roberto Redaelli. In sostanza all’arcivescovo è stato chiesto di prorogare di un anno l’attività, dando fiducia al lavoro del comitato dei genitori sorto negli scorsi mesi proprio per tentare il salvataggio dell’istituto, richiamandosi al Vangelo di Luca. In particolare alla parabola dell’albero di fichi che, improduttivo da tre anni, il proprietario del terreno vorrebbe tagliare, ma che il contadino che se ne occupa chiede di poter curare ancora per un anno, al termine del quale la pianta dà frutti.

Don Marco non appena assunto l’incarico, a fronte delle difficoltà finanziarie dell’istituto e nonostante qualcuno gli avesse detto che si trattava di un’operazione senza speranza, aveva lanciato l’iniziativa “Un caffé per la scuola di via Roma”, che, invitando alla donazione di un solo euro, in questi anni ha permesso di raccogliere anche quasi 50mila euro in un anno da destinare all’attività educativa. All’arcivescovo don Marco ha quindi chiesto se non si possa alimentare la speranza che una realtà cattolica in centro città continui a essere un segno «semplice, umile, ma forte di fede, speranza, carità». «Mi sono sempre tenuto sullo sfondo da giugno – ha aggiunto –, ad ascoltare e riflettere su quanto stava succedendo, con il rischio di passare per uno che si tira indietro. C’era qualcosa che non riuscivo a capire e forse solo ora qualcosa inizia a essere più chiara».



Per i genitori dei bambini continuano, però, a essere poco comprensibili i termini del dissesto finanziario della gestione della scuola dell’infanzia, che, stando ai resoconti della parrocchia, ammonta a 404mila euro. Il Comitato dei genitori che sabato pomeriggio davanti al duomo ha realizzato, come programmato da tempo, un laboratorio con le maestre e i bambini per promuovere la scuola in vista delle iscrizioni al nuovo anno scolastico, non ha quindi intenzione di abbandonare la battaglia per tentare di mantenere viva la materna di via Roma. Dopo aver richiesto, senza alcun esito, per ora, un incontro con l’arcivescovo, i genitori sono intenzionati a confrontarsi con il sindaco Anna Cisint dopo Natale. E la prossima settimana con tutta probabilità i genitori scriveranno anche a Papa Francesco.

Nel volantino realizzato in occasione dell’appuntamento di sabato davanti al duomo il comitato sottolinea come la scelta operata dalla parrocchia strapperà «i bambini piccoli e medi di 47 famiglie da un progetto educativo di orientamento cristiano valido e dal cammino di crescita ormai avviato insieme alle sei maestre, che saranno licenziate, e al personale non docente».

Rispetto alle importanti difficoltà finanziarie della scuola, i genitori rilevano in sostanza come le persone preposte all’amministrazione della scuola non abbiano saputo provvedervi in modo adeguato. «Diciotto anni annullati con una decisione drastica che ci addolora – prosegue il volantino –, soprattutto perché non hanno ascoltato il Comitato di noi genitori, espressione di diverse professionalità, che ha iniziato ad avanzare comunque delle proposte concrete per l’assestamento delle finanze».

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