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CORMONS. «Non avrei mai immaginato che mio figlio potesse diventare sindaco: il giorno in cui è accaduto, io e mia moglie abbiamo pianto dalla commozione».

Gianni Felcaro, oltre a essere il decano degli albergatori e dei ristoratori cormonesi e a ricoprire il ruolo di presidente dell'associazione Fulcherio Ungrispach, da sei mesi è anche il padre di Roberto, professione avvocato, primo cittadino di Cormons. «In famiglia abbiamo sempre parlato di politica, c'è sempre stata molta discussione. Nel tempo il rapporto con Roberto è diventato, più che tra padre e figlio, tra amico e amico. Io e mia moglie ci confrontiamo spesso con lui sui vari temi, ma ovviamente poi è sempre lui che prende le sue decisioni finali. È sempre stato così».

Se l'aspettava, un giorno, di diventare il papà del sindaco?

Giuro: non avrei mai immaginato che potesse riuscire a vincere le elezioni perché contro c'erano avversari molto forti e che stimo, che erano e sono tuttora degli amici, con cui ho collaborato in passato quando al governo della città non c'era ancora l'amministrazione guidata da mio figlio. A prescindere da ogni idea politica, l'unico obiettivo a cui ho sempre lavorato è stato il bene di Cormons, e per arrivare a questo ho collaborato con piacere a fianco di chiunque volesse la stessa cosa. Certo, il giorno in cui Roberto è stato eletto è stata un'emozione fortissima: io e mia moglie abbiamo pianto dalla commozione, ci siamo sentiti molto onorati.

Può aver influito secondo lei nel successo di Roberto anche la credibilità del nome della sua famiglia?

Il cognome Felcaro può aver aiutato: abbiamo sempre cercato di lavorare bene e con onestà, e abbiamo sempre voluto essere parte integrante del tessuto sociale della nostra città. Certo, molto merito è stato di Roberto stesso, questo è indubbio: è riuscito a creare una proposta convincente e concreta. Pochi se lo aspettavano per come erano andate le cose cinque anni prima alle elezioni: ma stavolta la parte politica che mio figlio rappresentava è riuscita a manifestarsi in modo compatto, e i risultati si sono visti.

L'elezione di suo figlio ha portato a un cambiamento storico alla guida della città: e lei cosa farà, resterà alla presidenza dell'Ungrispach?

La nostra associazione è composta da circa 200 soci la cui età media è piuttosto avanzata: non ci sono giovani all'orizzonte che, almeno per ora, vogliano darmi il cambio. E poi sono fortemente motivato a lavorare ancora a favore della valorizzazione dell'area del castello, una zona unica per bellezza paesaggistica e storica, che in tanti ci invidiano. Dobbiamo cercare di difendere ciò che abbiamo e promuoverlo: credo ad esempio che sia stato ingiusto non inserire Cormons nei percorsi della Grande Guerra, visto che qui erano acquartierate le truppe.

Un consiglio a suo figlio?

L'ex caserma Amadio ha visto il passaggio di più di 30mila soldati nella sua lunga storia. Può diventare un'area museale capace di attirare turisticamente da tutta Italia chi qui ha svolto la naia. (m.f.)

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