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Reportage: Viaggio "dietro le quinte" della Trieste Trasporti

Ogni giorno i dipendenti di Trieste trasporti si mettono al lavoro, chi nelle officine, chi al volante di un bus, chi tra i passeggeri, per consentire il funzionamento dei uno dei servizi più apprezzati di Trieste. Fra viottole che si inerpicano sull'altipiano, passeggeri attenti a ogni disservizio e bora a 130, la loro è una vita impegnativa di cui spesso non ci accorgiamo. Il Piccolo è andato a scoprire la vita di Trieste trasporti "dietro le quinte" (video di Simone Modugno e testi di Giovanni Tomasin, fotoservizio di Francesco Bruni - a cura di Elisa Lenarduzzi)

La lunga giornata degli autisti tra soddistazioni e imprevisti

 

Sono le 4.30 del mattino quando gli autisti di Trieste trasporti vanno al lavoro. Centinaia di autobus sono disposti a incastro negli spiazzi della sede centrale, in via dei Lavoratori. Decidere la disposizione dei parcheggi è un compito certosino cui la società provvede durante la notte. A seconda del percorso che dovranno prendere durante il giorno, alcuni escono prima, altri dopo. E vanno inseriti al posto giusto come in un Te ...

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La lunga giornata degli autisti tra soddistazioni e imprevisti

 

Sono le 4.30 del mattino quando gli autisti di Trieste trasporti vanno al lavoro. Centinaia di autobus sono disposti a incastro negli spiazzi della sede centrale, in via dei Lavoratori. Decidere la disposizione dei parcheggi è un compito certosino cui la società provvede durante la notte. A seconda del percorso che dovranno prendere durante il giorno, alcuni escono prima, altri dopo. E vanno inseriti al posto giusto come in un Tetris gigantesco. Gli autisti della Trieste trasporti sono circa 600. Interfacciarsi ogni giorno con centinaia di persone non è un compito facile. Anzi, secondo Luigi Boscolo, conducente da oltre tre decadi, è diventato più complicato con gli anni: «Una volta gli autobus erano più pesanti da portare, non c’erano i cambi automatici. In compenso si parlava di più con la gente, non si era chiusi come oggi». Il lavoro in strada, insomma, è cambiato: «Oggi c’è più traffico di un tempo, e anche meno rispetto - riflette Boscolo -. Capita di trovare gente che parcheggia sulla fermata, una volta non succedeva mai. In generale c’era anche più solidarietà per il trasporto pubblico».

Trieste Trasporti: l'identikit dell'azienda

Trieste non è una città facile per chi guida un autobus. Strade strette, piene di curve, che si inerpicano su pendenze estreme, auto in doppia fila, traffico pesante, maltempo. Insomma, chi più ne ha più ne metta. Servono nervi d’acciaio e un sacco di pazienza per mettersi ogni giorno al volante di un bus e buttarsi sulla strada. «La stagione migliore per lavorare - racconta l’autista - è sicuramente l’estate: le giornate sono più lunghe e la gente è più rilassata. L’inverno è buio, c’è il maltempo e non è nemmeno periodo di ferie. Le persone sono più nervose». Alla fine o alla metà di un turno, però, l’autista può rifugiarsi in un apposito spazio di decompressione. È il cosiddetto «camerone autisti», una stanza con un tavolo, televisione e giornali. Spiega Boscolo: «Negli spezzati fra una linea e l’altra ci ritroviamo qui per riposare, parlare, leggere un libro o scambiarci opinioni sulle varie linee». Gli autisti si godono il momento di relax sorseggiando un caffè da macchinetta e, chi fuma, facendosi una sigaretta.

Viaggio nel cuore operativo della Trieste Trasporti

I controllori dei bus alle prese con i "portoghesi"

 

Come qualsiasi utente del trasporto pubblico sa, i conducenti non sono i soli lavoratori a bordo dei mezzi. Pietro Genna è siciliano, ma vive qui e lavora per Trieste trasporti ormai da 23 anni. Racconta: «Sono entrato come autista. Poi ho fatto anche il manovratore del tram. Da circa due anni faccio l’assistente alla clientela». Il suo incarico, insomma, è quello di dare una mano agli utenti, ma anche quello del classico controllore. Mentre Genna racconta le sue esperienze di lavoro, arriva il bus su cui lui e il suo collega devono salire. Il mezzo si avvia lungo viale Campi Elisi, passa sulle Rive e si addentra nel centro. Un signore con due grandi baffoni canuti, cliente abituale, si rivolge agli assistenti all’utenza invitandoli a intervenire nei confronti di chi porta il cane a bordo: «Fanno salire i cani senza museruola, e poi si lamentano pure se qualcuno dice qualcosa!». Commenta Genna: «Le segnalazioni sono frequentissime. I triestini amano i loro autobus e se qualcosa non va lo comunicano subito. Oggigiorno, con i cellulari, questo è ancora più frequente». Per i lavoratori può essere un problema: «Se un utente segnala un disservizio da parte degli operatori, la società approfondisce subito attraverso la commissione disciplina. Non c’è segnalazione che passi inosservata - conclude Genna -. Ed è giusto così». Quando il controllore si avvicina, una ragazza mora impegnata in una conversazione telefonica alza la mano e dice: «Scusi, ho dimenticato di timbrare il biglietto», e provvede. Un margine di buona fede esiste, ovviamente. Diciamo però che il fenomeno di chi dimentica di obliterare è quantomeno frequente. Così come i “portoghesi”. Il tasso d’evasione è stimato attorno al 10%, il danno per la società è di circa 2 milioni di euro l’anno.

II controllori del bus tra bigliietti e scuse assurde

Un altro fronte è il reparto operativo: ogni qual volta si verifichi un incidente o qualche evento eccezionale, gli uomini del reparto saltano sulle loro automobili bianche e vanno sul posto per favorire lo scorrimento del traffico. Capita che arrivino prima della polizia locale, e che siano i primi a intervenire in caso di blocco. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, i momenti più difficili per loro non sono i grandi incidenti ma i grandi eventi: raduni degli alpini, Giro d’Italia, cose così. Il cuore di tutto questo, il luogo da cui si gestiscono le centinaia di persone che ogni giorno lavorano sulle linee, è il centro radio dell’azienda. Qui si trova il terminale con cui gli autisti comunicano con il quartier generale. Uno schermo mostra una mappa di Trieste su cui si muovono delle piccole icone. Ognuna rappresenta la posizione di un bus in quel momento. Racconta il responsabile del reparto operativo Giuseppe Zottis: «Il centro radio è il cervellone dell’azienda. Qui si gestiscono le emergenze in tempo reale. Può trattarsi di modifiche alla viabilità, incidenti, guasti alle vetture, aggressioni a bordo. I problemi principali sono spesso incidenti di terzi, che determinano deviazioni temporanee». Capita anche l’utente in stato di ebbrezza, molesto: «Succede su alcune linee più e in altre meno, ma non è così frequente», rassicura Zottis. Tutto sommato, è una città civile.

 

Dietro le quinte dell'officina che "cura" i bus

 

«Quel che si muove si rompe», era solito dire un vecchio meccanico di Trieste trasporti, ora in pensione. La massima, quasi zen, non perde la sua attualità nei tempi degli autobus ad alta tecnologia. Il viaggio del Piccolo tra le persone che ogni giorno mantengono operativo il trasporto pubblico triestino continua proprio da lì. Dalle officine.

La flotta di Trieste trasporti comprende 271 mezzi. L’età media di ogni bus è di 4 anni e tre mesi: «La più bassa d’Italia - rivendica con orgoglio l’ingegner Roberto Gerin, direttore d’esercizio - e tra le più basse d’Europa». Una schiera di bestioni che ogni anno macina 12 milioni e mezzo di chilometri e trasporta 65 milioni di passeggeri: un triestino su due viaggia in bus ogni giorno. E poiché, appunto, quel che si muove si rompe, si richiede un lavoro continuo di manutenzione e verifica. C’è da tenere sotto controllo il funzionamento dei freni, sostituire le rampe per l’accesso dei disabili quando si rompono, lavorare sulle porte, sugli impianti di riscaldamento e aria condizionata. Il luogo in cui questo avviene opera quasi ininterrottamente lungo l’arco della giornata. Come sempre, quando un profano passa dietro le quinte del mondo della tecnica, la prima impressione è lo stupore: vista da fuori, l’officina di Trieste trasporti sembra un normale capannone. Ma una volta dentro l’impressione è più quella di una cattedrale.

Trieste Trasporti: viaggio nelle officine e in sala radio

Gli autobus sono schierati in file sotto la luce fredda dei neon, molti sono tenuti a mezz’aria dai ponti sollevatori. Gli operai in tuta arancio si industriano attorno ai mezzi, come uccelli sulla groppa di un pachiderma africano. Per l’uomo della strada è normale vedere decine di autobus circolare sulle strade ogni giorno, ma vedere all’opera la macchina che lo rende possibile ha un che di magico.

 

Una vita da meccanico tra tecnologie e manualità

 

Degli ottocento dipendenti di Trieste trasporti, circa duecento sono i meccanici e gli amministrativi che lavorano nella sede centrale di via dei Lavoratori. Alessandro Buonocore è un tipo scattante di 43 anni e lavora nell’officina dal 2007: «Sono arrivato come operaio e nel corso del tempo sono diventato caposquadra», racconta. Il suo compito è coordinare i motoristi: «Lavoriamo su motori, freni, ma anche su tutta la parte elettrica, che oggi è sempre più importante. Servono persone con competenze specifiche». Il servizio opera 24 ore su 24. Qui arrivano tutte le segnalazioni degli autisti ma anche degli utenti. Non possono essere trascurate: «Magari una persona sente una vibrazione in un certo punto dell’autobus - spiega Buonocore -, sembra una cosa banale ma può rivelarsi importante». La sicurezza è il primo requisito da rispettare quando si lavora nel trasporto pubblico. «Ci vuole tanta professionalità - prosegue il caposquadra -. Il nostro parco mezzi è all’avanguardia nella tecnologia, ad esempio negli impianti frenanti». Anche per questo, aggiunge, l’ambiente di lavoro è stimolante: «Ci sono tipi, età e provenienze lavorative diverse. Il clima generale è di collaborazione».

I volti della Trieste Trasporti

Aver a che fare ogni giorno con mezzi così ingombranti si rivela un asso nella manica anche nella vita al di fuori dell’officina. Lo sa bene Massimiliano Rossin, eroe per un giorno di qualche anno fa. Un articolato turco si era incastrato in strada del Friuli, un gigante da 18 metri. «Passavo di lì e trovai questo tir turco incastrato. Chiesi se c’era bisogno d’aiuto». L’aiuto serviva eccome: Rossin saltò al volante e sbloccò la strada portando il tir in retromarcia per due chilometri. «Ci vollero tre ore e mezza», commenta come se fosse la cosa più normale del mondo. Per quell’impresa ha avuto anche un riconoscimento dalla polizia locale.

 

Al passo con i tempi: un lavoro che cambia

 

Nel corso del tempo il lavoro d’officina è cambiato molto. Il magazzino dei pezzi di ricambio è pieno di scaffali altissimi, ma occupati soltanto a metà: «Una volta bisognava avere in riserva un sacco di pezzi perché ci voleva tempo a recuperarli - racconta l’ingegner Gerin -. Oggi invece si ordina un pezzo e arriva, quindi in magazzino teniamo il meno possibile». Non è nemmeno il cambiamento più macroscopico. In passato Trieste trasporti aveva in forza un intero reparto di falegnami che oggigiorno non esiste più. Sono anni che i bus non hanno più componenti in legno, sostituito interamente da plastica e metallo. Un tempo, poi, non esistevano i ponti sollevatori che servono ad alzare i mezzi in aria, e per lavorare sotto al mezzo bisognava infilarsi nelle trincee che segnavano tutta l’officina. Oggi ne è rimasta soltanto una, da utilizzare in caso di necessità.

Dalle officine alla strada: come funziona la Trieste Trasporti

Ciò non significa che ci sia meno lavoro. Il controllo ai freni, ad esempio, viene ripetuto ogni volta che un mezzo passa dall’officina, anche per un problema di altro genere. Inoltre avere mezzi molto nuovi significa anche molto lavoro di rodaggio: «Quando un autobus è appena arrivato - racconta Gerin -, di solito soffre di guasti più frequenti rispetto a quelli che sono in giro da più tempo». Ma una flotta giovane è anche un investimento per la società: «Oggi vengono da Verona e Vicenza, realtà grosse, per acquistare i nostri bus di seconda mano. Una bella differenza, se si pensa che negli anni Ottanta li regalavano in Serbia».