Trieste, scuola negata alla figlia contesa dai genitori

La facciata principale del tribunale di Trieste

Il caso esplode in un liceo triestino. Manca il consenso della madre dopo che la ragazza si è trasferita a Trieste dal padre

I genitori che litigano a colpi di esposti in tribunale. La mamma da Roma e il papà da Trieste, in perenne bisticcio su chi ha il diritto di tenersi la figlia quindicenne, come e quando. E lei, la ragazza, che nel mezzo della contesa scopre di non poter più entrare a scuola. Da ben due mesi. Il caso esplode in un noto liceo triestino (non specifichiamo quale per non rendere riconoscibile l’adolescente) e non ha soluzione alcuna. Non ancora, almeno. Con il rischio che la giovane perda l’anno scolastico.


Tutto comincia una decina di anni fa, nel 2007, quando la coppia interrompe la relazione. Si lasciano, pur mantenendo entrambi la genitorialità. La figlia, che all’epoca aveva cinque anni, segue comunque la madre a Roma. Vede il padre solo durante l’estate e a Natale. Così prevede l’accordo tra le parti, nonostante i veleni tra i due. Lui, nel frattempo, conosce un’altra donna con cui ha un figlio, che però rifiuta di riconoscere legalmente «per non rischiare che gli assistenti sociali si infilino dappertutto», dice.

I due ex vanno avanti così per tanto tempo, in un tira e molla tra Roma e Trieste fatto di avvocati, carte e assegni per il mantenimento. Soldi che il padre, di professione architetto, a un certo punto non riesce più ad assicurare mensilmente. C’è la crisi che ha colpito il settore immobiliare in modo devastante e ci sono le parcelle dei legali. La ex convivente, intanto, ottiene l’affido esclusivo della figlia, stabilito dal Tribunale dei Minori di Roma.



La vicenda, già difficile, prende un’altra piega il mese scorso, quando la bambina, ormai cresciuta, decide che non vuole più stare con la mamma e il suo nuovo compagno. Si sente maltrattata, «mi minacciano e mi picchiano» annota in uno scritto. Chissà se spontaneo o suggerito da chi, come il padre, cerca elementi buoni per la propria causa.

Parole che comunque paiono lucide, quasi un diario, in cui la quindicenne racconta delle urla e degli schiaffi della mamma. Di un’incomprensione quasi incolmabile con chi l’ha messa al mondo. Adolescenza, si direbbe. Ma con alle spalle il macigno di due genitori che si odiano.

Sta di fatto che la ragazzina non sopporta più di vivere in quella casa a Roma. Non sopporta nemmeno quell’uomo - il fidanzato della mamma - che «troppo spesso» entra nella sua cameretta «mentre mi cambio».


Senza dire niente a nessuno, dopo l’ennesimo litigio, il 6 ottobre la quindicenne prende il treno e scappa a Trieste. Il papà la va a prendere e la prima cosa che fa è correre in Questura per chiarire che la figlia è arrivata autonomamente. Ha scelto lei, non è lui ad averla costretta: meglio puntualizzare, visto che il Tribunale della capitale ha affidato all’ex compagna la giovane. E lei avrebbe insistito per rimanere qui.

Il papà la iscrive a scuola, in un liceo cittadino. Ma dopo cinque giorni il preside si accorge che la ragazzina risulta negli elenchi di un altro istituto romano. Per l’adolescente non è quindi possibile continuare a frequentare le lezioni a Trieste. Il padre ingaggia un’altra battaglia: prima domanda al Tribunale civile, con un ricorso urgente, che la ragazza gli venga affidata; ma il giudice solleva un problema di competenza territoriale e non prende provvedimenti. Poi si rivolge al Tribunale dei minori con un doppio esposto segnalando, il 16 novembre scorso, «la lesione del diritto allo studio» della quindicenne. Nel frattempo le sposta la residenza a Trieste. Ma da Roma la mamma si oppone all’iscrizione nel liceo triestino e contrattacca con un ricorso al Tribunale per i minorenni. L’ex compagno non si dà per vinto e risponde con un altro plico di carte e documenti preparati dall’avvocato.

Ma lei, la ragazza, non può ancora mettere piede in classe. Studia da sola, come può. «Non vedo l’ora di tornare a scuola - scrive nel diario - e rivedere i miei nuovi compagni».
 

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