Ronchi, il sindaco silura l'assessore. Resa dei conti ad alta tensione

Vecchiet spiega in aula la decisione di revocare tutte le deleghe a Giovanna Baldo: «Qui si lavora in gruppo, non si deve andare in tv a tutte le ore»

Ronchi, il sindaco silura l'assessora: tutti i perché

RONCHI DEI LEGIONARI. Ventotto minuti di tensione, di rimandi al regolamento, di un pubblico numeroso che ha fatto sentire rumorosamente il suo dissenso, di applausi ironici, di schermaglie all’interno dell’aula, ieri sera, mercoledì 22 novembre, in occasione della seduta del Consiglio comunale di Ronchi dei Legionari che, in apertura, prevedeva le attese comunicazioni del sindaco riguardanti la sua decisione di revocare tutte le deleghe all’assessore Giovanna Baldo. Comunicazioni, seguite da un’interpellanza elaborata dal Movimento 5 Stelle, che hanno acceso il dibattito e che, tra il pubblico, ha visto sedersi anche lei, la più votata nella lista Insieme per Ronchi, vicesindaco per poco più di sette mesi ed assessore per poco più di un anno.

«È venuta meno la fiducia nell’incarico che avevo affidato un anno fa – ha detto Livio Vecchiet – e le motivazioni sono e riguardano modalità ed opininioni diverse nella gestione della macchina comunale, che quando si amministra devono, ripeto devono, invece assolutamente coincidere. Ricordo che quando si amministra un ente locale, in realtà si amministra un’azienda, della quale il sindaco deve darne conto. Qui dentro non si fa filosofia e neppure demagogia, bisogna rispettare la sostenibilità economico-finanziaria degli interventi e le tempistiche di programmazione. Bisogna essere realisti e pragmatici, altrimenti i documenti contabili non vengono sottoscritti nè dal ragioniere capo e neppure dal revisore dei conti e si va davanti alla Corte dei conti».

Giovanna Baldo in Consiglio comunale in occasione della seduta incentrata sulle comunicazioni del sindaco sul suo caso (Fotoservizio di Katia Bonaventura)


Nel successivo passo si è evidentemente rivolto alla Baldo. «Credo – ha proseguito – che un amministratore non debba essere autoreferenziale, non debba essere supponente, perché qui non siamo al Parlamento e non dobbiamo andare in televisione a tutte le ore, ma debba accettare di lavorare in gruppo. Qui si lavora all’interno di organi collegiali e non individuali. Un’amministrazione comunale non può permettersi di lavorare per compartimenti stagni, ma deve essere capace di guardare a 360°, con gli occhi sempre puntati sulla disponibilità delle risorse di bilancio. La fiducia che ottiene un assessore è un atto discrezionale che non è mai subordinato dal risultato elettorale ottenuto dai candidati, un atto che spetta al sindaco e non è detto che sia una delega all’infinito. Nel caso che venga meno la fiducia, che non mi pare poca cosa – ha concluso –, con la medesima discrezionalità questa può essere tolta, lo prevede la legge».

Il dibattito si è aperto solo dopo la presentazione di un’interpellanza da parte del consigliere pentastellato Lorena Casasola che, oltre ad esprimere la sua «solidarietà all’ex assessore», ne ha chiesto il reintegro. E mentre il sindaco ha ovviamente respinto la proposta, Casasola ha replicato che, dovendo rispondere ai cittadini, il M5S si sarebbe mosso nei confronti di qualsiasi altro assessore. «Vogliamo solo sapere – ha ribadito – che cosa sia veramente successo e credo che i cittadini abbiano diritto di saperlo».

«Abbiamo assistito ad un teatrino grottesco e imbarazzante – sono state le parole del capogruppo del Pd, Monica Laurenti – messo in scena da una maggioranza che, fino ad oggi, ha tenuto ben nascoste le proprie lacerazioni interne. È l’evidente prova della confusione che regna sovrana in questa compagine di governo e del fatto che il sindaco abbia dimostrato di non avere capacità di gestione. Ora non ci resta che aspettare che cosa succederà al momento di nominare il nuovo assessore e se, ancora una volta, si dovrà cedere alle lusinghe ed alle disposizioni di un centrodestra che a Ronchi dei Legionari è imperante. Sarà targato Lega Nord. Forza Italia o Fratelli d’Italia. Certo è – ha concluso – che la credibilità di questa giunta, da oggi, esce palesemente ridimensionata».

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